Del Corvo(Pdl):«No ad impianti fotovoltaici su terreni della Marsica»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. «Non si realizzeranno grandi impianti fotovoltaici sui terreni agricoli della Marsica».

Antonio Del Corvo, consigliere regionale del PdL e presidente della Commissione regionale Agricoltura, è categorico nell'affermare la volontà politica contraria della Regione Abruzzo.
«La Marsica è un territorio ad alto valore agricolo e la Regione», ha detto, «ha già investito con determinazione su tale vocazione destinando consistenti finanziamenti alla valorizzazione dell'attività agricola e, a tal proposito, il Piano di Sviluppo Rurale e i sistemi di irrigazione ne sono la dimostrazione più esemplare. Le osservazioni della Confagricoltura sono più che pertinenti e bene ha fatto la Commissione di Impatto Ambientale a sospendere tutti gli impianti chiedendo un parere all'Arssa e alla direzione regionale agricoltura. A questo punto, però, a sgombrare il campo da ogni diversa interpretazione, d'intesa con l'assessore regionale Mauro Febbo, mi farò promotore in consiglio regionale di una risoluzione urgente che ribadisca una volta per tutte la centralità che i terreni agricoli della Marsica rivestono nella politica agricola regionale. Approvare una legge in cui ci si limiti a dire no al fotovoltaico – spiega Del Corvo – ci trascinerebbe in un inutile contenzioso con la Corte Costituzionale, perché tali impianti sono ritenuti di interesse pubblico; una risoluzione votata dal consiglio regionale, invece, fornirà alla Commissione Via le argomentazioni tecniche e politiche per impedire che la Marsica diventi un terra di conquista per gli imprenditori dell'energia provenienti da tutti Italia. Dico questo – conclude Del Corvo – perché non siamo ideologicamente contrari al fotovoltaico, ben vengano i piccoli impianti funzionali alle aziende agricole locali, che anzi sono necessari a modernizzare e sostenerne le attività: quello che riteniamo inaccettabile, piuttosto, è che sul nostro territorio possano realizzarsi impianti spropositati che, oltre ad avere un forte impatto ambientale e rischiare così di comprometterne la vocazione, minino ulteriormente un'economia provinciale già in evidente difficoltà. Un lusso che proprio non possiamo permetterci».

19/02/2010 12.14