Giustino Angeloni, candidato sindaco con i colori del Chieti calcio

Alessandro Biancardi

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Giustino Angeloni, candidato sindaco con i colori del Chieti calcio
CHIETI. Un candidato sindaco con i colori della Chieti calcio nel cuore, non solo nella sciarpa e nella cravatta con cui si presenta alla stampa.

«Io sono così, innamorato della mia città da sempre - ha spiegato Giustino Angeloni che ieri ha illustrato ai giornalisti le ragioni della sua candidatura – pensate che quando ho chiesto a mia moglie di sposarmi le ho detto che l'amavo quasi più del Chieti».
Sbaglierebbe però chi pensasse che il nuovo candidato sindaco è una macchietta folkloristica, l'ultras che si presenta per intercettare i voti dei tifosi o di chi è legato al campanile, quasi per trasformare Chieti in una riserva indiana: il progetto di Angeloni è molto più ambizioso ed articolato.
Secondo il suo programma e quello del due liste che lo sosterranno (Theate nova e La Teatinità) Chieti deve riscoprire il suo ruolo culturale ed economico trainante in tutta la Val Pescara, non dev'essere più solo un dormitorio o una succursale di Pescara.
«Vogliamo l'area metropolitana? Certo che la vogliamo – ha spiegato Angeloni – ma cominci Pescara a adeguarsi al livello di controllo ambientale del territorio, come ha fatto Chieti con la certificazione di qualità e poi ne riparliamo».
Insomma non solo il richiamo all'amore per la città a prescindere, cioè la traduzione in chiave amministrativa della passione ultras, ma un progetto politico di rilancio dell'economia teatina, fuori dagli scontri e dai rimproveri reciproci tra centrodestra («ma quale e quanta destra vera c'è ancora?» si è chiesto Angeloni, che negli anni 70-80 è stato consigliere comunale del Msi) e centrosinistra («ma quale sinistra...»).
«I cittadini si fanno fuorviare da queste accuse, tu sei bugiardo, no le bugìe le dici tu e non si accorgono che così i veri problemi rimangono irrisolti – ha continuato – così una volta vince uno, poi subentra l'altro e Chieti affonda. Noi chiediamo a chi crede in questa città, al di fuori degli schemi partitici, di rimboccarsi le maniche e di affrontare alle radici le criticità. Le industrie vanno via? Creiamo le condizioni per farle restare o tornare, magari con un grande progetto per l'energia a costo dimezzato da realizzare nella vallata. Abbiamo la possibilità e i “talenti” per far risorgere la città. Ma i partiti non ci pensano, guardano al loro tornaconto ed al loro successo. La nostra proposta è di guardare al bene della città. Perché i colori neroverdi sono un simbolo di identità culturale da riscoprire non solo allo stadio».

s. c. 11/02/2010 9.27