Malati terminali, proposta di legge di Saia e Acerbo

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. I consiglieri regionali Acerbo (Rc) e Saia (Pci) hanno presentato una proposta di legge per l' “istituzione dei servizi preposti alla somministrazione domiciliare di cure palliative per i malati terminali”.


«C'è bisogno di un recupero, un cambio di tendenza, perché cresce sempre più il numero delle persone nell'area dei bisogni non riconosciuti», affermano i due consiglieri spiegando la loro proposta.
«Nella Regione Abruzzo ormai da circa dieci anni si verifica una totale mancanza di attenzione e di servizi dedicati ad attività di cure palliative per i Malati terminali», continuano i due.
«Viene solo offerto marginalmente ed in modo sporadico e non uniforme tra tutte le Asl, parte di assistenza nell'ambito dell'Adi, i cui fondi, come noto, sono limitati d insufficienti».
Inoltre, sottolineano ancora Saia e Acerbo, «la nostra Regione è certamente la più inadempiente per l'istituzione dei cosiddetti “Hospice” per i Malati terminali per cui da circa 10 anni le sono stati assegnati cospicui finanziamenti rimasti inutilizzati e parte dei quali potrebbero essere finalmente impiegati per le finalità di questa legge».
Oggi è noto che circa il 70% delle persone muore nelle istituzioni sanitarie, «il malato che muore è quindi isolato, in luogo estraneo, tra estranei; respinto da una società che nega la morte», sostengono i due esponenti di sinistra, «non considerato da una medicina tutta protesa nel progetto “della sconfitta della morte”».
«Tra queste persone un grande numero è costituito da malati di tumore in fase avanzata, per i quali non servono più cure attive contro il cancro, ma quelle necessarie a lenire il dolore, a ridurre il disagio dei tanti sintomi di una malattia avanzata, a dare gli indispensabili aiuti psicologici per affrontare il momento più drammatico della vita».
Su questo terreno sono sorte in Italia molte iniziative spontanee, attraverso fondazioni, associazioni volontarie, che hanno raggiunto ottimi livelli di organizzativi, adeguata preparazione, forte sviluppo di lavoro nell'assistenza e nella promozione di una diversa cultura della medicina nel campo dei Malati non più guaribili e prossimi alla morte.
Sono ormai 45 anni che in Inghilterra è sorto il primo centro al riguardo. Simili ce ne sono anche in Emilia Romagna e in Liguria.
«L'assistenza domiciliare», insistono Saia e Acerbo, «è comunque il punto più debole e carente del Servizio Sanitario Nazionale e proprio per questo le Regioni devono maggiormente impegnarsi per risollevarlo e adeguarlo il più possibile alle necessità».

29/01/2010 11.55