Quarta: «il mio compenso non era di 6.000 euro»

Alessandro Biancardi

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Dopo le accuse di Giovanni Pace Quarta risponde a tono.
«Mi sono autosospeso. E i 6.000 non li prendo più».
Nei giorni scorsi Pace era stato ironico quanto allusivo e alla notizia di una autosospensione di Quarta dal suo incarico di Responsabile dell'attuazione del programma aveva detto: «Ha un contratto Co.co.pro. Non può andare via così».
Oggi il segretario dello Sdi risponde a quelle affermazioni.
«Considerato il garbo con il quale Pace, per curiosità, ha chiesto notizie sul mio incarico, voglio chiarire che è depositata agli atti, una richiesta di auto sospensione del mio incarico di collaborazione con il Gabinetto della Presidenza della Giunta Regionale». Quindi ora abbiamo una certezza: Quarta ha veramente intenzione di autosospendersi per correre alle prossime politiche.
«Pertanto», sottolinea il segretario, «dal primo marzo non percepisco nessun compenso che peraltro continua ad essere pubblicizzato come se fosse di sei mila euro al mese».
Questo punto non sarebbe del tutto esatto: «in realtà i sei mila euro, rappresentano il costo onnicomprensivo e non il compenso da me percepito che è pari a circa la metà. Vale a dire l'equivalente della paga che spetta al dirigente della segreteria del Presidente, che, come noto, non è stato mai nominato».
Soddisfatte le curiosità, Quarta incalza e questa volta è lui che vuole spiegazioni: «Vorrei anche io soddisfare qualche mia curiosità, come ad esempio quella strana consulenza affidata dall'allora presidente Pace, tramite il suo capo di gabinetto, ad un “esperto” per una non meglio precisata riorganizzazione dell'ufficio di Gabinetto, il tutto per la rilevante somma di circa 50 milioni delle vecchie lire per una durata di 10 mesi».
Attendiamo fiduciosi la prossima puntata.

03/03/2006 10.45