Provincia Teramo, Catarra:, dopo 6 mesi bilancio positivo

Alessandro Biancardi

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TERAMO. La riorganizzazione dell'ente Provincia, la messa in moto delle grandi e piccole opere pubbliche, il sostegno al lavoro, ma anche la sostenibilità ambientale e le politiche di integrazione dei cittadini sono state le leve sui quali si è mossa l'azione di governo del presidente Valter Catarra e della sua Giunta.
A sei mesi dal suo insediamento, Catarra si produce nel rituale bilancio di fine anno.
Il presidente ha posto l'accento sull'approvazione dei Pit per 2milioni e 800mila euro, e sul rilancio del protocollo Val Vibrata- Tronto per il sistema produttivo.
Particolarmente orgoglioso si è dichiarato anche per l'accordo siglato con la Regione per l'inserimento della Pedemontana tra le opere di interesse nazionale.
Per il sostegno al mondo del lavoro, la giunta si è soffermata sulle misure anticrisi che si articoleranno nella riqualificazione dei soggetti in cassa integrazione o in mobilità per agevolare il reinserimento lavorativo, ma anche nell'emanazione di bandi per tirocini formativi per giovani fino ai 35 anni.
E a proposito di lavoro, preoccupazione desta l'intensa attività dell'Ufficio relazioni industriali sulle vertenze: si è passati da 113 riunioni nel 2007 a 151 nel 2009.
Triplicato anche il ricorso alla cassa integrazione guadagni, strumento che tuttavia ha sottratto al licenziamento 2.546 lavoratori nel 2009 rispetto agli 866 dell'anno precedente.
Oltre ai progetti attivati in direzione dell'energia sostenibile e dell'accesso alle opportunità europee, grande attenzione è stata rivolta, in tema urbanistico, alla limitazione del consumo del suolo. Un tema che per Catarra impone una riflessione congiunta con i Comuni per concertare i piani regolatori con maggiore attenzione. Una riflessione va fatta infine per il presidente Catarra sulla Cultura e sulla concessione dei contributi, per la cui erogazione è necessario un nuovo regolamento e la Provincia «deve darsi un nuovo metodo» che preveda un collegamento più forte tra le istituzioni nell'erogazione della cultura. Infine il discorso precari.
«Preferirei che non fossero chiamati precari, ma lavoratori con contratti a termine - ha puntualizzato Catarra -. Non c'é alcun obbligo da parte dell'ente nei loro confronti anche se è chiaro che cercheremo di formulare proposte che siano il più indolore possibile per i lavoratori. E' necessario però che questo obiettivo deve tener conto però delle reali esigenze dell'ente e delle risorse a disposizione».
29/12/2009 10.15