Servizio Idrico. D’Alessandro (Idv): «no alla proposta di legge di Chiodi»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Chiodi ha presentato al Consiglio regionale il progetto di legge sul Servizio Idrico Integrato nella Regione Abruzzo e lo ha illustrato in una conferenza stampa.


Duro il vice presidente del consiglio regionale, Cesare D'Alessandro (Idv), secondo il quale, «va detto con chiarezza ciò che vuol fare il presidente e ciò che noi tenteremo di impedire: con questo provvedimento il Governatore d'Abruzzo vuole privatizzare la gestione dell'acqua nella nostra regione. Vuole, in sostanza, che l'acqua – considerato un bene comune, di tutti – possa essere messa sul mercato come qualsiasi altra merce e possa arricchire l'imprenditore o l'impresa che si aggiudicherà la gara d'appalto».
L'acqua rappresenta per questo secolo ciò che il petrolio è stato per il secolo scorso. Da quindici anni si combatte una battaglia politica, in Europa e in Italia, tra i fautori della privatizzazione e quelli contrari.
Il Parlamento Italiano, in questi giorni, sta per approvare un provvedimento ulteriore a favore della gestione privata.
«Si dice e si scrive che così vuole l'Unione Europea: è una grande balla», tuona D'Alessandro. «Al contrario, il Parlamento Europeo ha sancito che l'acqua è un bene dell'umanità».
Si dice, si scrive che le privatizzazioni sono state fatte sia dai governi di destra che da quelli di sinistra. «E' vero», continua l'esponente dell'Italia dei Valori, «ma sul problema dell'acqua si è agli antipodi: per l'acqua il Governo Prodi - se fosse durato - aveva assunto impegni con gli italiani a riportare sotto il controllo pubblico la sua gestione».
Perché, domanda D'Alessandro, «Chiodi ha una voglia matta di approvare il progetto di legge? Perché anticipa persino il Parlamento che deve approvare, entro questo mese, il decreto di Berlusconi sulla privatizzazione? Perché indica un unico ambito territoriale? Chiodi vuole smantellare le gestioni pubbliche dell'acqua in Abruzzo. Sostanzialmente nella nostra regione operano aziende a controllo pubblico che captano, distribuiscono l'acqua, fanno funzionare le fognature e gli impianti di depurazione. Chiodi vuole affidare tutto ciò a un soggetto privato».
L'Italia dei Valori chiede di riformare prima il metodo tariffario in vigore: «ci vuole una legge apposita che tuteli i diritti degli utenti e che consenta la partecipazione dei cittadini negli organismi di controllo. Per fortuna in questa battaglia non siamo soli, si sta difatti affermando in tutta Europa un ripensamento nel settore dei cosiddetti beni comuni, dopo un decennio di privatizzazioni».

11/11/2009 8.57