Dopo l’incidente diplomatico su "Pescara capoluogo" il Pdl si silenzia

Alessandro Biancardi

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Dopo l’incidente diplomatico su "Pescara capoluogo" il Pdl si silenzia
ABRUZZO. Ride di gusto il consigliere regionale Luca Ricciuti: «Io capogruppo del Pdl? Non ci penso nemmeno – risponde al telefono al termine dei lavori della Commissione che presiede – sto bene dove sto».
«Emiliano Di Matteo? Non mi risulta che abbia in progetto di sostituire Gianfranco Giuliante – spiega il presidente Chiodi, a margine della conferenza stampa per la presentazione del disegno di legge sull'Ato unico – spesso siete voi giornalisti che amplificate alcune situazioni, creando il caso. Se c'è una cosa che tutti ci riconoscono è la compattezza del gruppo di maggioranza. Il resto è gossip».
Bravo come sempre Gianni Chiodi a minimizzare e a stemperare le polemiche, ma stavolta il caso c'è e lo scontro interno al Pdl non è un'invenzione.
Piuttosto, dopo la fiammata iniziale, oggi è netta l'impressione di un intervento “silenziatore” da Roma, una specie di ordine di scuderia: i vertici del Pdl hanno deciso di mettere la sordina allo scontro Giuliante-Piccone sulla definizione di Pescara come nuovo capoluogo regionale.
Ha gettato acqua sul fuoco il senatore Fabrizio Di Stefano, vice di Filippo Piccone. Tace – sebbene sollecitato – il senatore Gaetano Quagliariello, che del coordinatore è il referente nazionale e che di solito una dichiarazione su questi argomenti non la nega mai: lui, tra l'altro, è stato “commissario” in Abruzzo prima delle elezioni e conosce nomi e personaggi per averli anche sponsorizzati.
E di colpo sono cessate anche le dichiarazioni a sostegno dei due contendenti. Armistizio, rinvio delle ostilità a dopo le elezioni, match sospeso per un “no contest” o rinvio del problema quando si saranno calmate le acque?
Qualcuno parla di vittoria ai punti per Gianfranco Giuliante, capogruppo in quota AN (ed in quota aquilana) che non può essere sostituito senza provocare una rivoluzione nel gruppo del Pdl e nella solidità della maggioranza.
In pratica l'errore di Piccone non è stato definire “Pescara capoluogo di regione” (bastava dire: sono stato frainteso, come spesso si fa anche a livelli molto più alti nel Pdl), ma aver replicato a Giuliante, lesto e furbo ad incunearsi al volo in un suo momento di incertezza.
E quando la frittata ormai era fatta, il secondo errore del senatore coordinatore è stato quello di far circolare dichiarazioni che invece di smorzare i toni, hanno ingigantito l'infortunio.
Eppure c'è stato un momento in cui qualcuno in quota Forza Italia ha sperato che quel posto di guida del gruppo – mai dire mai – potesse essere appannaggio dei forzisti.
Ipotesi del tutto peregrina per i bene informati, perché esiste un accordo scritto, firmato da tutti i consiglieri regionali, secondo il quale Giuliante – come An e come aquilano - risulta titolare di diritto di quel posto, visto che all'Aquila non è stato dato nemmeno un assessore e che la rappresentanza di An è squilibrata per difetto. Quindi non solo lui, ma nemmeno An accetterebbe la sostituzione che andrebbe a modificare rapporti di forza ormai consolidati ed accettati, senza dire che un cambiamento degli accordi metterebbe a rischio la solidità della maggioranza.
Basterebbe che due o tre consiglieri vicini a Giuliante lo seguissero in una scelta aventiniana per mettere Chiodi sotto scacco.
Ciò non toglie però che qualcuno per un momento (in politica significa per due o tre giorni) abbia pensato di fare lo sgambetto al capogruppo in carica.
E allora le fantasie si sono sbizzarrite in organigrammi più o meno plausibili.
Come quelle circolate due o tre giorni fa, dopo la riunione serale del gruppo.
In questa leggenda metropolitana, i tre congiurati sarebbero stati Ricardo Chiavaroli, fedelissimo di Piccone, appunto Luca Ricciuti (che nei giorni scorsi è stato in cronaca per la presa di distanza dalla Fondazione di Matteoli e Giuliante, per i contrasti con Daniela Stati e per la dichiarazione a favore di Piccone) e Emiliano Di Matteo, vicino al senatore Paolo Tancredi ed allo stesso Chiodi, il quale Di Matteo in effetti era l'unico ad avere titolo ad una successione più o meno traumatica di Giuliante, in quanto è attualmente vice capogruppo.

L'IPOTESI RICCIUTI

Il nuovo organigramma ipotizzato sarebbe stato questo: Luca Ricciuti al posto di Giuliante e Chiavaroli presidente della commissione, nel posto lasciato da Ricciuti.
In un colpo solo, due piccioni per il coordinatore che avrebbe piazzato due fedelissimi in posti di comando, un progetto fattibile però solo stracciando l'accordo con AN.
Addirittura qualcuno già ipotizzava una tinteggiatura in giallo canarino per il locali del gruppo, così, tanto per dargli una rinfrescatina e far notare che l'aria era cambiata. Sarà stato per il colore troppo originale, sarà stato perché Giuliante sogna poco e si muove molto, il panorama dei silenzi e delle dichiarazioni gli ha fatto balenare in mente che qualche carta da giocare ce l'aveva sicuramente.
Per esempio la simpatia mostratagli da Gianfranco Fini, quando in un incontro pubblico gli aveva ricordato di chiamarsi come lui e di essere nato lo stesso anno.
Ora avevano in comune lo stesso destino: qualcuno che li vuole cacciare dal posto che occupano.
Se lo avesse saputo – ha pensato Giuliante - forse la solidarietà sarebbe scattata immediatamente.
Unico ostacolo il fatto che come Presidente della Camera l'onorevole Fini non può essere coinvolto in queste beghe di periferia.
Tramontata l'ipotesi Fini, non restava che affidarsi agli ex di An, tutti schierati con lui: dal senatore De Angelis a Carla Castellani, senza passare per il senatore Di Stefano costretto per il ruolo che ha in Regione a essere pompiere piuttosto che incendiario.
Trovato il canale giusto per far arrivare un dossier a Roma e per trovare uno sponsor di peso, Giuliante da quel giorno ha dormito sonni tranquilli.
Sembra, scorrendo l'organigramma del Pdl a livello nazionale, che possa aver trovato una sponda in Marco Martinelli, onorevole ex An, vicinissimo a Fini e vice di Maurizio Lupi, il coordinatore nazionale del Pdl, cioè l' uomo di punta del gruppo emergente di Forza Italia che ha messo gli occhi sull'Abruzzo per sostituire la vecchia nomenklatura che ha eletto Piccone.
Insomma il progetto attribuito a Luca Ricciuti era proprio un sogno.
«Ma quale ufficio giallino – risponde divertito Ricciuti – io sto bene qui nella Commissione per il controllo sul terremoto. So bene che le scelte politiche non si improvvisano e sono solo nella responsabilità del partito. Quella di Giuliante è una carica politica, la mia è soprattutto tecnica. Sto qui perché è quello che so fare meglio, essendo stato per anni assessore all'urbanistica all'Aquila».
Non c'entra nulla l'onorevole Martinelli?
Tutto bloccato fino alle elezioni?
Per il momento nemmeno Chiavaroli e Di Matteo si muoveranno: diavolo di un Giuliante, lo volevano togliere di mezzo e – come diceva Petrolini - se lo ritrovano “più forte che pria”.

Sebastiano Calella 06/11/2009 10.02

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