Il Pdl litiga, l'opposizione ringrazia. Il caso a Roma

Alessandro Biancardi

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Il Pdl litiga, l'opposizione ringrazia. Il caso a Roma
ABRUZZO. L'ha fatta grossa il coordinatore del Pdl, Filippo Piccone, o è stato più “bravo” il capogruppo alla Regione, Gianfranco Giuliante, a montare il caso politico su “L'Aquila non più capoluogo dell'Abruzzo”?



PDL SPACCATO: TUTTI CONTRO TUTTI

«Chi dovesse perseverare su questa strada devastante dimostrerebbe di non avere la maturità per guidare a qualsiasi livello un grande partito come il Pdl», dichiara ecumenicamente il consigliere Emilio Nasuti.
In effetti dal numero delle prese di posizione a favore o contro i due contendenti, si può solo capire che il Pdl è spaccato in modo trasversale e speculare: da una parte spezzoni di An e di Forza Italia, dall'altra spezzoni di Forza Italia e di An.
In filigrana non solo il contrasto territoriale tra la costa e le zone interne, ma la lotta intestina per posizionarsi negli incarichi di potere nelle due anime del Pdl e all'interno del centrodestra regionale.
Pur avendo vinto le elezioni regionali con il presidente Chiodi (mentre gli altri litigano lui piazza i suoi uomini in posti chiave) il Pdl da tempo soffre per una leadership indebolita dalle vicende giudiziarie che dall'onorevole Sabatino Aracu a cascata sono via via scese a contagiare parte della nomenklatura del partito ed il coordinatore regionale senatore Piccone.
E questi, quasi per reazione al suo indebolimento, ha dato un'impronta “familistica” alla gestione del Pdl, preparando il terreno alle contestazioni non solo di Giuliante, ma anche dell'assessore Daniela Stati.

REGALO AL CENTROSINISTRA?

Il tutto in forma di gigantesco regalo alle opposizioni e di formidabile assist al centrosinistra aquilano.
Come noto, l'episodio incriminato, cioè la promozione di Pescara, è avvenuto sabato mattina per le dichiarazioni del senatore Piccone al convegno Pdl nella città adriatica. Subito, in diretta, è partita la contestazione da parte del capogruppo Giuliante che ha sottolineato l'inopportunità di declassare l'Aquila a favore di Pescara, soprattutto in un periodo pre-elettorale (all'Aquila si vota a marzo per la Provincia).
Poi a ruota libera, botta e risposta anche pesanti (nemmeno il peggior Pd era sceso a questi livelli), dichiarazioni di solidarietà, più o meno equamente divise per l'uno o per l'altro, con ricostruzioni dell'episodio che confermano l'infortunio di Piccone (per tutti Maurizio Michillio, già esponente di spicco di Forza Italia all'Aquila) o lo negano (senatore Andrea Pastore, stesso partito), critiche a valanga del Pd aquilano. Ma restiamo ai fatti, depurati dalle strumentalizzazioni.

IL CASO SI POTEVA CHIUDERE SUBITO SENZA STRASCICHI

Può un'affermazione, anche se infelice, scatenare tutto questo scontro?
“Voce dal sen fuggita, poi richiamar non vale; non si trattien lo strale quando dall'arco uscì”: il coordinatore Piccone avrebbe dovuto conoscere le Arie di Metastasio, lui che è vicino all'on.le Fabrizio Cicchitto e al senatore Gaetano Quagliariello, uniti nella Fondazione “Magna Carta”, una confraternita di alta cultura.
Avrebbe così evitato di dare fiato alle polemiche mettendo una toppa che ha reso più evidente il buco ed imbarcando il Pdl in una guerra interna da cui non potrà uscire vincitore chi non ha i nervi saldi. Bastava dire: “è stato un lapsus” oppure “non mi sono spiegato bene” e il Pdl avrebbe evitato di mettere in piazza tutte queste lacerazioni interne.

SULLO SFONDO LA LOTTA PER CAMBIARE LA LEADERSHIP IN ABRUZZO

A meno che, ripercorrendo a ritroso il filo delle ultime vicende interne al Pdl, il tutto non sia la guerra preventiva contro le possibili decisioni romane favorevoli alla continuità nel partito abruzzese.
Un modo, dunque, di far capire ai vertici Pdl che il partito locale si sta logorando con le faide interne, le vicende giudiziarie e le nomine clientelari ed è in caduta libera nei consensi dei moderati.
Giuliante, che appare più lucido politicamente, ha chiesto infatti che delle elezioni aquilane si occupi la struttura nazionale.
Insomma una partita che si gioca tra Roma e Arcore, altro che le «ridotte del castello dove si dovrebbe ritirare il Bokassa di Celano».
Senza dire che le glorie calcistiche locali fanno gridare agli avversari dell'attuale gestione del Pdl lo slogan famoso: “forza Roma, forza Lupi”, dove ogni riferimento non è del tutto casuale.

Sebastiano Calella 03/11/2009 8.38

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