Giulianova, Mastromauro revoca l'incarico all’assessore Trifoni

Alessandro Biancardi

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GIULIANOVA. «Cessazione del rapporto fiduciario e di un corretto rapporto collaborativo».

E' questa, in sostanza, la motivazione con cui il sindaco Francesco Mastromauro oggi ha revocato l'incarico all'avvocato Margherita Trifoni (Italia dei Valori).
Nel documento fatto notificare stamane alla Trifoni, cui il sindaco aveva conferito il 4 luglio la delega in materia di Pianificazione urbanistica ed Edilizia privata, si fa infatti riferimento ai «comportamenti lesivi della lealtà nei confronti del sindaco e della Giunta» tenuti dalla stessa Trifoni «in varie occasioni», così da incidere «negativamente sull'immagine e l'attività di tali organi e creando un clima di tensione interno alla maggioranza politica».
Dal Comune ricordano che «la revoca dell'incarico, dovuta appunto al venir meno del rapporto fiduciario, viene pacificamente ritenuta dalla giurisprudenza difficilmente sindacabile in sede di legittimità in relazione all'ampia discrezionalità spettante al capo dell'amministrazione locale».
«Non facciamo commenti tranne uno», commenta Vincenzo Santuomo (Idv), «il sindaco ha messo fuori dalla maggioranza l'Italia Dei Valori senza che ci sia stato un incontro tra il partito in questione e le altre forze politiche con cui stava in maggioranza così come era stato richiesto dal nostro partito».
Santuomo assicura che in più occasioni aveva espresso stima e fiducia a Trifoni e l'aveva ringraziata per il lavoro svolto in più occasioni pubbliche.

RIFONDAZIONE: «RISCHIOSA LA LIBERTA' DI PENSIERO»

«Mastromauro, ha immolato, sull'altare della lottizzazione “Lido delle Palme”, l'ormai ex assessore Margherita Trifoni, incautamente macchiatasi dell'inammissibile reato di “manifesta libertà di pensiero”», commentano gli esponenti di Rifondazione Comunista.
«In poco più di cento giorni, scadenza non rispettata  per la promessa approvazione delle osservazioni alla variante di piano, il nuovo podestà di Giulianova è stato al contrario capace di disintegrare la propria coalizione, dando vita al primo monocolore  nella storia della politica giuliese. Monocolore non di sigle», continua Ruifondazione, «o di partiti, ma monocolore di identità, dove l'unica iniziativa concessa è la sottomissione, muta e totale, alla volontà  del feudatario. Appiattita sulle sue posizioni, la maggioranza ingoia e digerisce qualunque pretesa, bene attenta solo ed esclusivamente a salvaguardare poltrone, poltroncine, sgabelli e strapuntini. In questo panorama, avere idee proprie e addirittura manifestarle non solo non è ammesso, ma risulta manifestamente “sleale”».

29/10/2009 17.02