Il "giovane" Paolucci (Pd) ora ha fiducia nei magistrati… che indagano su Fi

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Non si può ancora parlare di fiducia piena nei giudici pescaresi ma rispetto alle dure prese di posizioni appena dopo l’arresto dell’ex presidente Del Turco, e dopo i sequestri dei beni, il giovane neo segretario del Pd Silvio Paolucci sembra aver mitigato le sue ire.



Paolucci si era scagliato contro i provvedimenti della magistratura pescarese nei confronti dell'ex presidente della Regione accusato di aver intascato mazzette per oltre 5 milioni di euro
Per il segretario del Pd, subentrato all'ex sindaco Luciano D'Alfonso, allontanato per le medesime ragioni, l'arresto ed il sequestro erano provvedimenti «dubbi» e lasciò intendere un certo accanimento della procura per ragioni non meglio precisate.
«I procuratori non sono una casta intoccabile del nostro paese» disse a luglio 2009. «Quando svolgono male il loro lavoro si può dire»
Oggi le cose sembrano cambiate.
Chissà quanto conta il fatto che oggi quegli stessi pubblici ministeri (Trifuoggi, Bellelli, Di Florio) indagano anche sulle presunte malefatte di Forza Italia, in perfetto stile bipartisan.
«L'allargamento delle indagini sulla Sanità ad esponenti del Pdl», ha commentato Paolucci, «impone la necessità di una valutazione storica più attenta. Partendo innanzitutto dall'enorme debito sanitario prodotto nel quinquennio 2000-2005, gli anni del governo della destra, nei quali il debito è passato da 300 milioni a 1700 milioni di euro. Anni di regole calpestate e regalie ad alcune cliniche private, anni del partito dei soldi e delle discusse cartolarizzazioni. La magistratura accerti in fretta la responsabilità individuali di tutti».
Insomma la visione del Pd è chiara: tutta colpa del centrodestra dall'aumento del debito pubblico alle cartolarizzazioni quasi dimenticando che quel sistema è traghettato quasi immutato con il governo di centrosinistra insediatosi nel 2005 che ha persino organizzato una seconda cartolarizzazione ed è stato bloccato in tempo per la terza.
Insomma una posizione molto più "cauta" su quei magistrati che non godono di sufficiente credito quando indagano sul centrosinistra ma che invece se spostano il tiro sul centrodestra...
E sono giorni importanti questi anche per il Pd abruzzese per le primarie che si svolgeranno anche nella nostra regione.
Così il cavallo di battaglia agitato è quello del “rinnovamento”, via le vecchie facce e dentro facce pulite ed anonime di giovani che si dicono pronti a cambiare le logiche.
«E' il più consistente ricambio generazionale degli ultimi venti anni», ha spiegato Paolucci presentando la sua lista, “Democratici per l'Abruzzo con Silvio Paolucci Segretario”, che sostiene la ricandidatura di Silvio Paolucci alla guida del Partito Democratico abruzzese. Dei 120 candidati all'Assemblea regionale nei quattro collegi provinciali, 56 sono infatti nati dopo il 1970, oltre il 46 per cento del totale.
«Un grande e massiccio rinnovamento di cui il nostro partito sente il bisogno», spiega ancora, «perché alla base della mia candidatura, che ha incontrato il sostegno di circa quattro quinti degli iscritti al PD, c'è la necessità di costruire un grande partito del cambiamento».
Un partito, spiega Paolucci, «che si mobiliterà perché l'Abruzzo possa voltare pagina. Si mobiliterà perché la ricostruzione all'Aquila sia partecipata, trasparente, efficiente e soprattutto rapida, senza le nubi che si stanno addensando in queste ore. Si mobiliterà affinché la sanità sia cambiata nel profondo, migliorando la copertura e l'efficienza dei servizi, mentre oggi i cittadini continuano a dover aspettare tempi d'attesa indegni e la destra è preoccupata solo delle poltrone da occupare. Il PD sarà mobilitato perché ai 32 mila disoccupati abruzzesi non vengano date risposte monche, ma si diano soluzioni concrete e reali, e lavoreremo ad un grande programma di occupazione dei giovani laureati, ai quali la Regione non dà altre risposte se non l'implicito invito ad abbandonare l'Abruzzo».

19/10/2009 8.15