Sanità e riforma. Il centrosinistra contro la maggioranza di Chiodi

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. E’ sempre la sanità a tenere banco. Dopo il contestatissimo consiglio regionale che ha approvato la riforma delle Asl con l’abolizione di due e l’istituzione di Asl “provinciali”.


Contemporaneamente sono stati nominati i commissari ed i sub commissari che dovranno traghettare le Asl in questo periodo di transizione che dovrebbe durare fino a dicembre. I vecchi manager sono andati via sbattendo la porta e promettendo una serie di ricorsi.
Intanto il centrosinistra insorge e parla di nomine politiche.
«Il centrodestra di Gianni Chiodi», dice per esempio Silvio Paolucci, segretario del Pd, «riporta la sanità abruzzese ai tempi della Prima Repubblica. In uno scenario pesantemente controllato dai partiti, tornati a comandare nelle corsie d'ospedale e negli uffici delle Asl, l'Abruzzo torna in un clima da regione del profondo sud».
«Come insegnano i manuali dei politicanti del passato, il primo vero atto di questa giunta che dopo dieci mesi non può più definirsi “nuova” è stato piazzare gli uomini fidati nelle stanze del potere» dice Paolucci, «rimandando alle classiche calende greche tutti gli impegni sul miglioramento dei servizi ai cittadini, e soprattutto tradendo le solenni promesse di radicale cambiamento. Con i dirigenti Asl e con Rocco Salini a Villa Pini, il cerchio si chiude: la spartizione delle poltrone fra Fabrizio Di Stefano e Filippo Piccone riporta l'Abruzzo ai pericolosi anni della Prima Repubblica. E apprendiamo dai giornali» conclude il segretario del PD «anche dei rapporti fra il senatore Di Stefano e i vertici dell'università di Chieti».
Non è meno duro il senatore Idv, Alfonso Mascitelli.
«Con la nomina dei subcommissari nelle Asl», ha detto, « il centro-destra abruzzese, a causa della confusione e dei contrasti malcelati al suo interno, ha creato un pericoloso e irresponsabile cortocircuito istituzionale tra le competenze della giunta regionale e quelle del commissario che rappresenta il Governo nazionale».
«Pericoloso – ha proseguito il senatore Mascitelli - perché vi è una chiara violazione delle leggi nazionali, in quanto la competenza della nomina dei subcommissari è in capo al Consiglio dei Ministri e in subordine al commissario ad acta, e non c'è nessuna legge regionale che può ignorare o scavalcare queste disposizioni. Pericoloso perché se il Governo nazionale, per compiacenza politica, facesse passare in silenzio questo atto, creerebbe un grave precedente e aprirebbe un fronte con le altre regioni commissariate, che metterebbe a rischio il risanamento della spesa pubblica sanitaria. Pericoloso perché, sciogliendo le ASL senza avere concordato un piano di riorganizzazione della rete ospedaliera che doveva essere elaborato secondo il piano sanitario con conferenze di area, stanno costruendo prima il tetto e poi le fondamenta della sanità abruzzese. Pericoloso perché si apriranno facili contenziosi giudiziari con gli ex direttori generali e ancora una volta saranno gli abruzzesi a pagare di tasca propria l'ansia del centro-destra di mettere mano a una gestione clientelare della sanità. Ci chiediamo che fine hanno fatto il recupero di 70 milioni di crediti non esigibili della sanità privata, i risultati dell'attività di controllo sull'appropriatezza delle prestazioni, la ricontrattazione dei budget, i cui sapienti ritardi continuano a far guadagnare il privato a danno del pubblico».

02/10/2009 10.42