Costantini (IdV):«Al Consiglio Regionale la Zona Franca Urbana per L’Aquila»

Alessandro Biancardi

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* LA RELAZIONE ALLEGATA ALLA RICHIESTA DELLA ZFU
ABRUZZO. «Da mesi il PdL e il Presidente Chiodi fuggono dalla responsabilità di individuare l'ambito di applicazione di una ‘zona franca urbana' (ZFU), di fatto bloccando o comunque rallentando l'iter stabilito dall'art. 10 del ‘Decreto Abruzzo', che prevede che il Ministro dello Sviluppo Economico proceda ‘sentita la Regione Abruzzo'».
«E in attesa che Chiodi e la sua maggioranza «risolvano le loro profonde divisioni interne e dicano se deve essere limitata alla Città de L'Aquila, estesa ai Comuni del cratere o addirittura – come sostiene qualcuno – all'intero territorio della Provincia, la crisi delle attività economiche aquilane continua a pregiudicare ogni giorno di più le prospettive di rinascita della Città».
E' quanto annuncia Carlo Costantini (Idv), capogruppo di minoranza, che precisa come la normativa nazionale e la necessità di acquisire la preventiva autorizzazione comunitaria sembrano fornire indicazioni sufficientemente chiare al riguardo: di regola le ZFU non devono avere un numero di abitanti superiore a 30.000 e la deroga prevista per l'Abruzzo non sembra comunque tale da consentire –secondo Costantini- di allontanarsi esageratamente da detto limite (ad esempio triplicandolo o quadruplicandolo), pena «il rischio di vanificare irresponsabilmente per sempre e per tutti l'introduzione di una agevolazione fondamentale per il rilancio dell'economia della Città capoluogo di Regione».
«Ma Chiodi continua a tacere», aggiunge Costantini, «addirittura spedendo a Roma alle riunioni presso il Ministero dello Sviluppo Economico il proprio direttore, senza considerare che un ‘direttore senza direttive' non può rappresentare la Regione e che addirittura, in questo caso, è previsto ‘per legge' che debba esprimersi il Consiglio Regionale. Un Consiglio Regionale che, già privato da Chiodi e dalla sua maggioranza di qualsiasi competenza sul terremoto, non può certamente pensare di rinunciare a esercitare anche le poche competenze che gli attribuisce il ‘Decreto Abruzzo'».
Per queste ragioni l'Italia dei Valori ha deciso di «assumersi la responsabilità di una iniziativa politica che , ovunque e soprattutto in situazioni drammatiche come la nostra, avrebbe dovuto da tempo assumersi il Presidente della Regione e la sua maggioranza, predisponendo la richiesta di convocazione di un Consiglio Regionale straordinario da tenersi già nella prossima seduta, per definire la posizione ufficiale della Regione Abruzzo sulla istituzione di una “zona franca urbana - ZFU” da rappresentare nel più breve tempo possibile al Ministro Scajola, ai fini della sollecita e – si auspica – positiva conclusione del previsto iter procedimentale».

04/09/2009 11.38

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RELAZIONE ALLEGATA ALLA RICHIESTA DI CONVOCAZIONE DI UN CONSIGLIO REGIONALE STRAORDINARIO PER LA DEFINIZIONE DELL'AMBITO TERRITORIALE DELLA ISTITUENDA ZONA FRANCA URBANA.

A distanza di cinque mesi dall'evento sismico del 6 aprile 2009, la Regione Abruzzo non ha ancora promosso alcuna realistica ipotesi di istituzione e delimitazione della “zona franca urbana” nel territorio devastato dal terremoto. I ritardi e le omissioni nell'implementazione delle procedure, in particolar modo riferite all'ambito territoriale di applicazione della “zona franca urbana” (ZFU), di fatto bloccano, o comunque rallentano, l'iter stabilito dall'art. 10 del “Decreto Abruzzo”, che testualmente recita: “Il CIPE, su proposta del Ministro dello sviluppo economico e sentita la Regione Abruzzo, provvede all'individuazione ed alla perimetrazione, nell'ambito dei territori comunali della provincia di L'Aquila e di quelli di cui all'articolo 1 del presente decreto, di zone franche urbane”.
In attesa che l'istituzione regionale, dissipati dubbi e incertezze, renda noto se la “zona franca urbana” deve essere limitata alla Città dell'Aquila, estesa ai Comuni del cratere o addirittura – come sostiene qualcuno – all'intero territorio della Provincia, la crisi delle attività economiche aquilane, peraltro già fortemente presente prima del sisma, continua a pregiudicare ogni giorno di più le prospettive di rinascita della Città e del suo comprensorio.
In verità, la normativa nazionale e la necessità di acquisire la preventiva autorizzazione comunitaria sembrano fornire indicazioni sufficientemente chiare al riguardo: di regola le “zone franche urbane” non devono avere un numero di abitanti superiore a 30.000 e la deroga prevista per l'Abruzzo non sembra comunque tale da consentire di allontanarsi esageratamente da detto limite (ad es. triplicandolo o quadruplicandolo), pena il rischio di vanificare irresponsabilmente per sempre e per tutti l'introduzione di agevolazioni fondamentali per il rilancio dell'economia della Città capoluogo di Regione.
Peraltro, è il caso di considerare che a tutt'oggi, pur in presenza di numerose richieste in tal senso, non risulta nessuna zona franca urbana istituita sul territorio nazionale ai sensi della normativa vigente, dal che è facile desumere una certa rigidità e riluttanza nella concessione dei benefici in oggetto. Ciò che impone a tutti una serena riflessione, un confronto maturo prima dell'assunzione di scelte che potrebbero rivelarsi anche impopolari, ma che responsabilmente l'intero Consiglio regionale è chiamato a condividere.
In questo quadro di oggettive difficoltà e resistenze, l'iniziativa del Governo regionale parrebbe limitarsi – ma non è dato saperlo per le vie ufficiali – alla presenza di un direttore regionale, seppur autorevole, a Roma, presso il Ministero dello Sviluppo Economico.
Tuttavia, in questo caso, è previsto “per legge” che debba esprimersi il Consiglio regionale. Il riconoscimento di un forte ruolo del Consiglio appare, inoltre, auspicabile e necessario anche in ragione dell'evidenza che la condivisione di tale decisione, di per sé oggettivamente difficile, darebbe forza politica e rappresentanza democratica a una posizione ufficiale della regione Abruzzo. Una posizione possibilmente unitaria, sulla istituzione della “zona franca urbana”, da rappresentare nel più breve tempo possibile al Ministro competente, ai fini della sollecita e – si auspica – positiva conclusione del previsto iter procedimentale.
Il confronto dovrà riguardare anche il tipo di agevolazioni, ovvero quale fiscalità di vantaggio si ritiene indispensabile ottenere per un rilancio dell'economia nelle zone terremotate.
Un dibattito serio e proficuo costituirà anche l'occasione per delineare, da subito, le possibili azioni di natura regionale, provinciale e locale, in grado di dare sostegno e alimentare un processo di crescita e rivitalizzazione che, attraverso l'istituzione della ZFU, tutti indistintamente vogliamo riservare ai territori del sisma.

Ciascuno per la propria parte, dal mondo delle politica e delle istituzioni a quello dell'economia e dell'impresa, dell'associazionismo e del lavoro, deve svolgere fino in fondo il proprio ruolo. L'obiettivo di tutti è quello di dare concretezza alle prospettive di rilancio associate alla ZFU, per consentire l'avvio di una nuova stagione di speranze e sviluppo.
E' per questo che il Consiglio Regionale non può certamente pensare di rinunciare a esercitare anche le poche competenze che gli attribuisce il “Decreto Abruzzo”.
Tutto questo affinché l'intera Regione possa parlare con una sola voce, nel più breve tempo possibile e senza ripensamenti o indecisioni di sorta.
Né vale la tesi, sostenuta da alcuni, che riterrebbe ininfluente il maggior tempo impiegato nell'assunzione delle decisioni poiché, si dice, “i benefici decorreranno eventualmente dal giorno del riconoscimento di ZFU”. Ogni giorno trascorso infruttuosamente oltre il dovuto, infatti, comporta un'emorragia di aziende, associazioni, professionisti, artigiani, commercianti e forze lavoro in genere, che in mancanza di prospettive certe vorranno determinare altrove il proprio futuro.
La convocazione straordinaria del Consiglio regionale ha, appunto, lo scopo di definire una posizione ufficiale sulla delimitazione della ZFU, ma anche sul carattere delle agevolazioni richieste, evitando polemiche e incertezze che potrebbero rivelarsi estremamente dannose per l'interesse di tutti. Il Consiglio regionale potrà assumere la sua decisione al riguardo, senza indugi e rinvii, deliberando infine un documento di indirizzo vincolante per l'azione del Governo regionale e del suo Presidente.


Carlo Costantini

07/09/2009 14.56