Giulianova. L'Idv promuove la delibera "comune denuclearizzato"

Alessandro Biancardi

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GIULIANOVA. Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nei mesi scorsi ha annunciato l'intesa raggiunta tra Italia e Francia per lo sviluppo congiunto delle centrali nucleari di nuova generazione.

Nelle intenzioni dell'attuale Governo, dunque, il ritorno alle centrali nucleari potrebbe contribuire a risolvere la difficile situazione energetica dell'Italia, costretta ad acquistare gran parte dell'energia utile per il proprio fabbisogno dai paesi limitrofi.
Se dovessero arrivare le autorizzazioni previste e richieste, i primi cantieri per la costruzione delle centrali nucleari nel nostro paese potrebbero partire nel 2013. Il nucleare vero e proprio, però, sarebbe operativo solo a partire dal 2018.
Il dibattito sul ritorno o meno all'energia atomica in Italia infiamma non soltanto la dialettica politica a livello nazionale. Anche a livello regionale e locale, infatti, si sono moltiplicate le iniziative contrarie al nucleare.
A Giulianova il capogruppo consiliare dell'Italia dei Valori, Vincenzo Santuomo, ha presentato al Consiglio Comunale una delibera con oggetto la dichiarazione di Giulianova come “territorio comunale denuclearizzato”, contrario alla produzione di energia nucleare. Tra le proposte dell'Idv di giuliese anche il divieto su tutto il territorio comunale dell'installazione di centrali che sfruttano l'energia dell'atomo e la mancata concessione di siti di stoccaggio, anche temporanei, per i rifiuti ed i sottoprodotti radioattivi derivanti dalla produzione delle centrali nucleari. Santuomo, inoltre, chiede l'impegno della giunta comunale per farsi promotrice di una proposta di legge d'iniziativa popolare per l'abrogazione della Legge Sviluppo, che pochi giorni fa ha sancito il ritorno all'atomica, favorendo lo sviluppo e la diffusione di fonti di energia rinnovabili.
A sostegno della sua idea, Vincenzo Santuomo cita alcuni svantaggi portati dall'utilizzo delle fonti nucleari, che ovviamente si aggiungono alle note questioni su sicurezza e smaltimento delle scorie radioattive: «l'energia atomica è di scarso valore perché priva di flessibilità essendo vincolata allo stesso livello di produzione indipendentemente dalla domanda. La disponibilità dell'Uranio 235 inoltre, agli attuali livello di consumo, è stimata solo per altri 70 anni».
«Se l'Italia decidesse di puntare sul nucleare» – prosegue il capogruppo dell'Italia dei Valori – «dirotterebbe sulla ricerca dell'atomo le risorse finanziarie destinate allo sviluppo delle risorse rinnovabili e del miglioramento dell'efficienza energetica».
Il nucleare secondo Santuomo avrà anche ripercussioni sugli accordi ambientali sottoscritti dall'Italia: «l'atomica non ci farà recuperare i ritardi rispetto le scadenze internazionali per la lotta ai cambiamenti climatici. L'Italia infatti non riuscirebbe a rispettare l'accordo vincolante europeo che prevede la diminuzione, da parte di ogni paese membro, del 20% delle emissioni di Co2 e del consumo energetico a vantaggio del pari aumento del contributo delle risorse rinnovabili. Il nostro paese rischia ulteriori sanzioni da aggiungere a quelle inevitabili per il mancato rispetto del protocollo di Kyoto».

a.s. 16/07/2009 11.05