Coletti:«In provincia di Chieti non si può fare a meno dei piccoli ospedali»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2495

PATRIZIA BIANCHI (NURSING UP):«SBAGLIATO DECIDERE SOLO SUI DATI ECONOMICI»
CHIETI. «Il centrodestra vince le elezioni regionali nel Dicembre 2008 usando come strumento elettorale il coordinamento di comitati spontanei sorti per combattere l'ipotesi di ridimensionamento o addirittura chiusura dei piccoli ospedali della Regione».
L‘ex presidente della Provincia di Chieti, Tommaso Coletti, interviene nella polemica sempre verde della prossima chiusura dei piccoli ospedali.
Sabato un articolo di Pdn aveva fatto il punto sugli interessi che sono sottesi al problema e che investe il Pdl e le sue correnti.
«A distanza di pochissimi mesi, in questi ultimi giorni, l'assessore alla sanità Venturoni per conto della giunta regionale –ormai quasi totalmente paralizzata- annuncia la chiusura dei piccoli ospedali senza che nessuno dica nulla», ha fatto notare ancora Coletti, «l'unico a sollevare una seppur flebile voce –da Teramo- il senatore Tancredi che è stato immediatamente messo a tacere dal coordinatore regionale della PDL Fabrizio Di Stefano il quale ha addirittura tacciato il collega di essere un incompetente in materia sanitaria. È evidente, e tutti siamo d'accordo», ha precisato Coletti, «che sia necessario diminuire le spese nel settore sanitario e soprattutto che è sempre più necessario usare le risorse in maniera più razionalizzata; per raggiungere questo obiettivo in maniera efficace e senza traumi, però, è imprescindibile una proposta condivisa con gli utenti e con quanti operano nel settore che tenga conto della conformazione di tutto il territorio, delle distanze e non da ultimo dello stato relativo alla viabilità delle zone interessate».
Secondo l'ex presidente la provincia di Chieti con i suoi 104 comuni e i 2586 chilometri quadrati di superficie non potrebbe fare a meno di strutture di emergenza dislocate anche sul territorio montano e che siano dotate di attrezzature di soccorso all'avanguardia («motivo questo per cui la Provincia di Chieti nella scorsa legislatura ha contribuito attivamente all'acquisto di apparecchiature in dotazione oltreché ai mezzi della protezione civile anche alle ambulanze della croce Rossa o della Croce blu convenzionate con le ASL»).
Sarebbero proprio queste strutture all'avanguardia di pronto soccorso le più utili e necessarie ed in grado di far fronte alle necessità e anche a trasportare i pazienti nei centri maggiori più vicini.
Solo dopo la costituzione di una rete di emergenza efficiente, secondo Coletti, si potrà quindi discutere della destinazione dei plessi ospedalieri “minori”.
«Spero», concludere Tommaso Coletti- che il nuovo consiglio Provinciale voglia occuparsi al più presto del problema e che il Presidente neoeletto Di Giuseppantonio insieme ai colleghi Tavani, Cicchitti ed a quanti altri hanno coordinato i comitati di difesa dei piccoli ospedali vogliano condividere con il gruppo del PD e con le altre forze di minoranza presenti in consiglio azioni forti di difesa delle esigenze di un territorio provinciale complesso. Diversamente, prendere, o avallare con il silenzio, decisioni superficiali che non tengano in considerazione le reali necessità di una intera popolazione equivarrebbe a negare quel diritto alla salute costituzionalmente garantito a tutti che non fa certo distinzioni di residenza».

15/06/2009 13.27

PATRIZIA BIANCHI (NURSING UP):«SBAGLIATO DECIDERE SOLO SUI DATI ECONOMICI»

Con la proposta di chiudere i piccoli ospedali, il senatore Tancredi (Pdl) ha sollevato un polverone di polemiche che non accenna a placarsi. Da una parte le reazioni dei colleghi di partito, che lo invitano a non insistere e a parlarne nelle sedi opportune, dall'altra i sindacati e le opposizioni che con atteggiamenti diversi criticano questi progetti di chiusura e li bollano come inutili per risparmiare.
«Tagliare i piccoli ospedali: non si risparmia così in sanità. Allora basta con i trapianti di cuore, perché costano troppo? Non mi sembra il caso», dice Patrizia Bianchi, «I piccoli ospedali non vanno chiusi, ma trasformati da doppioni inutili di quelli più grandi a punti avanzati di assistenza sul territorio. E vanno potenziati per offrire risposte di primo livello ai malati. La popolazione invecchia? Apriamo un centro riabilitativo e geriatrico come filtro per i grandi ospedali che si possono finalmente occupare di malati acuti con maggiore qualità ed eliminando i ricoveri impropri. Il Pronto soccorso? Facciamolo diventare un punto di triage e di stabilizzazione delle patologie gravi. Le chirurgie? Lasciamone alcune per ridurre tutta la mobilità passiva che ci affligge».
Secondo il sindacato è opportuno potenziare le misure alternative alla degenza ordinaria, day service, day surgery, gli ambulatori.
Il sindacato poi propone di dedicare uno di questi piccoli ospedali all'Hospice ed alle cure palliative così da rendere decorosa l'assistenza ai malati terminali.
«Il senatore Tancredi», aggiunge Bianchi, «molto probabilmente non ha fatto i conti con la realtà delle cose e con ogni probabilità non ha avuto grosse esperienze sul campo sanitario per fare una dichiarazione del genere. E' per questo che lo invito a visitare i piccoli ospedali che rappresentano una grossa risorsa territoriale, umana e professionale.
Il dramma è che tagliando questi piccoli centri prestatori di cure, e comunque erogatori di salute, continuerà implacabile la mobilità passiva di persone che sul territorio non trovano risposte sanitarie adeguate e che hanno tutto il diritto di ritrovare al più presto il bene più prezioso: la salute. Altro che risparmio....».
«D'accordo, i conti debbono quadrare, ma non dimentichiamo che la mobilità passiva ci può costare molto di più di un piccolo ospedale. E se proprio dev'essere il ragioniere a decidere, facciamolo a carte scoperte e con i conti in chiaro. Ma decidere solo in base al dato economico», conclude la sindacalista, «potrebbe avere conseguenze assurde: conoscendo quanto costa tenere aperto un piccolo ospedale, si potrebbe arrivare a chiudere l'ospedale grande perché così risparmia di più. E se poi hai bisogno di una rianimazione, che nei piccoli ospedali non c'è?»
16/06/2009 8.00