I tre fattori della vittoria del Pdl

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Il Pdl in Abruzzo ha arraffato tutto, ha divorato voracemente ogni singola portata e già nel tardo pomeriggio di ieri i nuovi amministratori di area centrodestra hanno potuto festeggiare allegramente senza dover aspettare notte fonda.
Per quasi tutti è stata una vittoria schiacciante ed è innegabile il traino di tre fattori che si sono dimostrati determinanti.
Fattore A: si chiama Silvio Berlusconi. Il premier (che in Abruzzo ha raccolto oltre 90 mila preferenze alle Europee) è stato probabilmente il vero vincitore.
Contestato, criticato, invischiato in affari pubblici travestiti da privati ha retto bene conquistando in regione ben oltre il 40%, impresa non riuscita altrove.
Quasi 15 volte in regione dallo scorso 6 aprile, il premier ha di sicuro quella personalità e quel carisma che manca a tutti i suoi vincitori di ieri. Si è mostrato pronto a fare promesse nel difficilissimo momento del post terremoto. Ora però sarà il caso di mantenerle quelle promesse per poter dare un senso al consenso.

Il fattore B: si chiama magistratura. La regione è tornata al voto due volte nell'ultimo anno dopo gli arresti di Del Turco e D'Alfonso, entrambi di casa Pd.
Sia la Regione che il Comune di Pescara sono state “punite” dagli elettori e i vecchi amministratori sono stati mandati a casa. Era pure già successo tutto nella vicina Montesilvano (seppure con enormi distinguo).
Risultato quasi scontato e lo sapevano anche i diretti interessati (Alessandrini in primis) che sarebbe stata una impresa anche arrivare al ballottaggio.
Qui è bastato rispolverare il già sconfitto Luigi Albore Mascia, che con ben poche difficoltà, è riuscito da solo a doppiare il suo risultato dell'anno precedente.
Ed è forse importante anche il dato sull'affluenza al voto nella città adriatica: 53,1% contro il 61,1% della primavera scorsa. Il partito dei non votanti è quello che con il passar del tempo aumenta i suoi consensi. Ci sarebbe da riflettere a fondo sull'operato della politica e dei politici che portano al progressivo allontanamento dei cittadini dalla gestione della cosa pubblica.

Il fattore C: si chiama, appunto, astensionismo. Il dramma dell'Aquila ha rischiato per un attimo di far saltare queste elezioni e c'era chi pensava che il rinvio del capoluogo dovesse riguardare tutte le province e i comuni. A qualcuno pareva non opportuno mettere in moto la macchina elettorale quando il capoluogo di regione era uscito trasformato dal sisma e la priorità era ed è impossessarsi nuovamente della quotidianità.
Ma la politica ha vinto ancora una volta su tutto e se il Ministero non ha fermato il voto è stata la gente a disertare le urne, complice anche quella disaffezione alla politica in aumento negli ultimi anni.
Se a Pescara si è registrato un calo di 8 punti non è andato meglio a Teramo (58,9% contro il 65,2% delle altre comunali) o a Chieti (46,8% contro il 51,3% della volta precedente).
Per non parlare dell'Aquila, dove si sono tenute solo le europee: lì ha votato il 27,9% degli elettori. Meno di 3 su 10.
Gli altri avevano decisamente altro a cui pensare.
Ora si volta pagina.
Sono lontanissimi quei tempi in cui il centrosinistra aveva occupato ogni casella del potere amministrativo e le vittorie sembravano passeggiate.
Ora tutto è cambiato, la ruota gira.
Occhio ai ricorsi storici.

09/06/2009 11.56