Provincia. Rifondazione «noi alternativa contro la deriva del Pd. No a Di Matteo

Alessandro Biancardi

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ELEZIONI PROVINCIALI. PESCARA. Ieri mattina il gruppo consigliare di Rifondazione Comunista ha fatto il punto sull’attività in consiglio provinciale e ha messo in chiaro i traballanti assetti elettorali.




Erano presenti il segretario regionale Marco Fars, il consigliere provinciale Sandro Di Minco e l'assessore all'Ambiente Sante Di Paolo.
Le coalizioni sono già delineate, domani alle 14 si consegnano le liste. Eppure Rifondazione vuole giocarsi l'ultima carta per non andare da sola ed è costretta a dover convincere il Partito dei Comunisti Italiani a lasciare l'alleanza con il Pd.
«Questa è una vera e propria anomalia- ha dichiarato Marco Fars- è l'unico caso in Italia in cui il PdC non è alleato con noi. Siamo alleati anche alle europee ed abbiamo segnalato la situazione anche ai dirigenti di partito».
In tutti i casi il Partito dei Comunisti Italiani, salvo colpi di scena in zona Cesarini, correrà con il Pd e con un simbolo unico con Verdi e Sinistra Democratica.
Però Rifondazione ci tiene a questa alleanza con il PdC perché il nome che meriterebbe la candidatura a presidente è quello di Antonio Saia, quindi del PdC.
Per quanto difficile, la trattativa su questa linea rimane aperta, mentre è stata definitivamente archiviata la strada di un eventuale alleanza con il Pd.
«Ci hanno fatto una buona offerta “commerciale”- ha detto Marco Fars- ovvero il 30% degli incarichi ma noi non accettiamo questo modo di fare politica incentrata sugli assetti e non sulle linee programmatiche».
L'idea di correre insieme al «partito dell'acqua» potrebbe essere rispolverata al ballottaggio ma la “conditio sine qua non” per Rifondazione sarà l'esclusione dalla vicepresidenza dell'ormai designato Donato Di Matteo.
«E' la deriva del partito democratico- ha commentato Sandro Di Minco- quasi come una mutazione genetica e noi siamo anti-ogm, quindi agli elettori che non condividono la linea del Pd offriamo un'alternativa».
Rifondazione punta al 5% e soprattutto già pensa a come usare a pieno la forza di questo presunto risultato.
«Se la forza della nostra lista- ha affermato Di Minco- sarà tale da determinare la vittoria della sinistra, imporremo le nostre condizioni al Pd».
Non è precisamente della stessa idea Marco Fars che ha detto di essere «stufo della solita solfa che bisogna allearsi con l'unico scopo di battere le destre senza avere un programma comune e condiviso per governare» .
Rifondazione ha deciso di dichiarare guerra a questo modo di fare politica ed ha motivato la decisione dell'alleanza alle scorse regionali con il Pd: «in quell'occasione c'era un programma, e non solo gli assetti, e poi accettarono le nostre condizioni».
L'attacco al Pd ha avuto il suo culmine quando si è parlato dei candidati Marco Alessandrini e Antonella Allegrino: «sono personaggi - ha osservato Marco Fars - da buttare in pasto agli elettori affinchè dietro non cambi nulla. E' un'operazione di facciata tipicamente italiana e gattopardesca per dare l'idea di rinnovamento ma di fatto non cambia nulla».

m.r. 08/05/2009 12.10