Tavani (Pd): «con i nostri uomini non sconfiggeremo mai Berlusconi»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2461

PESCARA.«Le prossime elezioni amministrative a Pescara e Provincia possono essere il reale banco di prova dei due modi di costruire il nuovo Partito Democratico». La pensa così Pippo Tavani, uno dei fondatori del Pd pescarese.



Il partito, in un momento delicatissimo dopo le inchieste giudiziarie che hanno investito la regione e hanno spazzato via l'ex presidente della Regione Ottaviano Del Turco e il sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso, ha davanti a sé un grande punto interrogativo.
Non mancano fazioni e punti discordanti che fanno scricchiolare quanto è rimasto in piedi. Ci mette il carico da novanta Pippo Tavani che intravede poche speranze per il futuro. Soprattutto se non ci sarà un chiaro cambio di rotta.
Tavani denuncia «i silenzi degli apparati del partito» che lo avrebbero convinto che «il Partito Nuovo non potrà mai costruirsi con “uomini antichi”, vecchi o giovani che siano, che strutturalmente e culturalmente sono intrisi delle logiche distorte delle ultime esperienze dei gloriosi partiti di massa della metà del secolo scorso».
Per una svolta è necessario «partire dalla organizzazione territoriale di base, quale federazione di partiti territoriali che sappiano interpretare e dare prospettiva alle esigenze ed ai bisogni dei singoli territori all'interno di valori nazionali comuni».
Ben fa, secondo Tavani, il segretario nazionale Dario Franceschini che «richiama i valori della Costituzione o di Don Mazzolari ed, aggiungo, i valori del riformismo socialista, laico e cattolico quali valori fondativi a cui ancorarsi ed utilizzare per il presente e per il futuro con le dovute capacità di rielaborazione».
Ma per Tavani i gruppi dirigenti del Pd regionale e pescarese «sembrano oramai vivere di luce propria, disarticolati dalle problematiche reali delle popolazioni, interessati essenzialmente a garantirsi un proprio ruolo di esistenza politica da una elezione all'altra. L'interesse è tutto rivolto alla quantità di voti personali da racimolare alla prossima, annuale, campagna elettorale».
«Come possiamo pensare di sconfiggere non Berlusconi ma “il berlusconismo” con gli stessi nostri uomini, oramai inamovibili da oltre quindici anni, che hanno contribuito alla sua nascita e al suo consolidamento politico e soprattutto culturale?»
16/04/2009 13.57