Provinciali a Pescara, il Pd ha scelto Di Matteo

Alessandro Biancardi

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PESCARA. «Non accettiamo diktat, Donato Di Matteo è il nostro candidato». Il segretario provinciale Antonio Castricone mette la parola fine e ricorda quando «anche Costantini lo volle con sè in campagna elettorale».

Il nome di Di Matteo oggi non piace all'Idv e nemmeno ad una frangia del partito, capeggiata dal consigliere provinciale Aurelio Giammorretti.
Castricone dice basta ai comportamenti «arroganti» dell'Italia dei Valori. Il Partito Democratico di Pescara rivendica la candidatura alla presidenza della Provincia e l'Assemblea provinciale ha indicato Donato Di Matteo per ricoprire questo ruolo.
«Ricordo ad Alfonso Mascitelli e a Carlo Costantini», ha detto Castricone, «che è stato lo stesso Costantini, da candidato a presidente della Regione, a volersi affiancare a Di Matteo nei comizi e nelle assemblee in provincia di Pescara, annunciando pubblicamente e in più occasioni che in caso di vittoria lo avrebbe nominato assessore. Non capiamo dunque il perché oggi l'Italia dei Valori dica no a un uomo che il suo massimo esponente ha voluto affiancarsi quasi ogni giorno. Non è tollerabile che Di Matteo e il PD siano buoni solo per portare voti al candidato presidente dell'Italia dei Valori».
Questa volta il PD non accetterà «posizioni strumentali e di cattivo gusto».
«Siamo il primo partito della coalizione», ha sottolineato Castricone, «amministriamo bene decine di Comuni e abbiamo guidato l'amministrazione provinciale con ottimi risultati: non siamo disponibili a candidature improbabili e nelle quali neppure i dirigenti dell'IdV sembrano credere fino in fondo. Chi pensa di vincere le elezioni umiliando il PD commette due errori: il primo è che questo non sarà permesso, e il secondo è che questo atteggiamento porta dritto alla sconfitta».
Per Aurelio Giammoretti però «nel Pd comanda Di Matteo e non c'è spazio per il dissenso».
Nel partito non ci sarebbe «nessuna preoccupazione per l'isolamento, che rischia il Pd e nessun credito alle parole dello stesso Di Matteo, che dichiara, probabilmente con una buona carica d'ipocrisia, di essere disposto a fare qualsiasi cosa che il Partito dovesse chiedergli».
«L'opinione pubblica è scossa dal clientelismo», continua Giammoretti, «dalle inchieste penali in corso e dalla mancata tutela dell'ambiente e della salute per l'inquinamento di Bussi. Di Matteo, pur prosciolto in sede penale, non può essere l'interprete principale della voglia di riscatto del centrosinistra, che, pur avendo amministrato bene il Comune e la Provincia, sono stati scossi dalle vicende giudiziarie della Regione, del Comune e della stessa ACA».
31/03/2009 15.22