Coordinatore Pdl, il tempo lavora contro Piccone

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Ultima, disperata mossa della squadra che sostiene il senatore Filippo Piccone per la nomina a coordinatore regionale del Pdl.

I big che lo sostengono (ma c'era pure lui) si sono presentati al congresso per lo scioglimento di Alleanza Nazionale con la speranza di trovare un “aiutino” per il senatore di Celano.
Aggancio non riuscito e risultato boomerang per questa richiesta irrituale che ha mandato su tutte le furie i vertici di Forza Italia.
E mentre alla Fiera di Roma le telecamere e i taccuini erano tutti rivolti su Fini e sull'addio ad An, in sala si svolgeva un'altra partita.
La delegazione forzista era presente con il presidente del Senato Renato Schifani, fuori da questa guerra per il coordinatore, con Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello, di cui è stato notato l'attivismo nel marcare stretto Maurizio Gasparri, forse per sostenere Piccone, e con Denis Verdini, coordinatore nazionale, che si è limitato a leggere il messaggio di Berlusconi ed ha salutato il suo amico Ignazio La Russa, notoriamente non schierato con Gasparri.
Freddini i rapporti tra questi rappresentanti di F. I., soprattutto tra Quagliariello e lo stesso Verdini: molti ricordano che al Capranica, durante l'incontro dei parlamentari con Berlusconi, i due non si sono nemmeno stretti la mano.
Ma l'episodio che ha reso pubblico questo gelo (per usare un eufemismo) è stata la violenta telefonata tra i due per far rientrare la notizia precipitosamente diffusa di Piccone già nominato coordinatore.
E infatti subito dopo la lite telefonica con Verdini, è stato proprio Quagliariello a frenare il senatore di Celano e a determinare una precipitosa marcia indietro sull'annuncio della nomina.
Una designazione che ormai slitterà a dopo il 27 marzo, nascita del Pdl.
Il coordinatore sarà deciso da un Comitato di 22 persone, eletto dal Congresso e qui vincerà chi ha la maggioranza, non chi ha più appoggi.
Un pericolo per il senatore Piccone, favorito fino ad oggi, nonostante l'errore di presentarsi come candidato della continuità.
Una scelta che ha evocato una nomenklatura e un tipo di gestione del partito che ha prodotto guai giudiziari a non finire e che non entusiasma gli elettori. Il riferimento è alla leadership di Sabatino Aracu, scomparso dalla scena abruzzese per scelta di Forza Italia, ed alle vicende giudiziarie di Vito Domenici, un leader quest'ultimo che è stato cancellato, anche se è stato il potentissimo vice presidente della Giunta Pace, l'inventore della legge sui capannoni indicata con il suo nome (che tanti danni ha fatto) e l'ideatore dell'operazione Fira servizi che con la sanità ha messo in ginocchio le casse della Regione.
Con An che sembra più sensibile al problema della legalità, l'immagine “continuista” di Piccone rischia di essere per lui un grave handicap.
Anche sul fronte giudiziario nella Marsica le inchieste sembrano allargarsi a macchia d'olio e potrebbero diventare un problema.
Insomma, il tempo sembra lavorare contro di lui.

Sebastiano Calella 25/03/2009 8.01