Gran fermento nel Pdl per la nomina di coordinatore: le guerre delle fazioni

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «Ufficialmente non so niente. Nessuno mi ha comunicato se sono stato indicato come coordinatore regionale del Pdl. Poi ieri non sono andato nemmeno a Roma e quindi debbo ancora contattare i miei amici. Mi richiami più tardi».
Il senatore Filippo Piccone non sembra molto contento di parlare con PrimaDaNoi.it («tutti i giorni scrivete male di me, ma io non sono come mi dipingete»).
Però, da politico navigato, supera rapidamente il fastidio iniziale.
Alla seconda telefonata è ancora più cortese:«Guardi, non riesco a contattare chi mi può dire tutto – spiega – la risposta è quella di prima: ufficialmente non si sa nulla».
E ufficiosamente?
«Nemmeno, ma farò sapere se me lo comunicano».
Anche il senatore Andrea Pastore conferma: «L'accoppiata che ho indicato, Piccone-Di Stefano mi sembra quella giusta. Io mi chiamo fuori. Ma vedrai che il nome si saprà all'ultimo minuto».
Dunque le dichiarazioni di Piccone sembrano sincere, anche perché rappresentano la linea del partito: silenzio assoluto fino al Congresso fondativo del Pdl, poi dopo il 27 si saprà se chi aveva le chance maggiori ce l'ha fatta (leggi Piccone), oppure se qualche outsider (Tancredi, Toto) è riuscito in volata a rosicchiare il vantaggio e ad imporsi allo sprint.
Capita in politica, come nello sport: chi insegue a volte è avvantaggiato, chi è braccato perde morale e rischia di afflosciarsi se vede assottigliarsi il distacco.
Non sarà il caso di Piccone che appare abbastanza tranquillo e forse sa, ma non dice. Però lo scenario romano è più complicato di quello che riesce a filtrare in periferia. Solo alle 2 di ieri notte è infatti terminata una riunione fiume dei plenipotenziari di AN e FI: c'erano La Russa, Lupi, Bocchino e Verdini che si sono accapigliati per arrivare a definire il quadro delle assegnazioni Regione per Regione.
E l'Abruzzo – questo è ufficiale - è ormai di Forza Italia: quindi è sicuro che il coordinatore sarà forzista ed il vicario sarà di AN, forse lo stesso Di Stefano se accetterà di fare il secondo.
La riunione è andata avanti ad oltranza perché per domenica è previsto il congresso di AN e quindi bisognava risolvere questo nodo.
Un altro indizio che potrebbe indirizzare verso la nomina di Piccone è la facilità con cui Pastore – che del senatore di Celano si è dichiarato apertamente tifoso - è riuscito a chiudere l'accordo sul candidato sindaco di Pescara.
«Ora - come ricorda Piccone stesso, all'unisono con il collega di Pescara – questo nome passerà al vaglio degli organi provinciali e regionali per essere comunque approvato».
Tradotto: è questa la linea politica vincente in Fi: Tancredi sembra fuori gioco (in realtà non è mai stato in gioco, per non “teramanizzare” con Chiodi l'Abruzzo) e Toto ha finora tenuto un profilo basso, dimostrando più interesse ad imparare a fare il deputato che ad essere presenzialista.
Ma allora perché non far conoscere subito il nome del coordinatore?
Sembra che questa decisione non sai un dispetto a Piccone o ai giornalisti che cercano di scoprire cosa succede nel partito di maggioranza o a quelli che copiano le notizie.
Si fa strada un'altra teoria: che in vista del congresso del 27 sia partito l'ordine di non disturbare il manovratore, cioè Berlusconi, il quale ama le riunioni plebiscitarie.
Far conoscere prima i nomi dei coordinatori e dei vice (non solo dell'Abruzzo, ma di tutte le regioni), inevitabilmente potrebbe provocare qualche mal di pancia negli esclusi e qualche conseguenza nel clima del congresso che dev'essere assolutamente sereno.
Oggi perciò si può tentare solo una valutazione politica: si tratta della vittoria dell'ala socialista storica dentro Forza Italia, quella che appoggiava Sabatino Aracu.
Con Fabrizio Cicchitto in prima linea, sarebbero scesi in campo – sembra – anche Sacconi, ministro del Welfare, che avrebbe speso la sua forza in favore di Piccone, insieme ad altri storici rappresentanti del Psi, come l'onorevole Francesco Colucci, questore della Camera dei Deputati, che a Sulmona ricordano interessato a salvare i posti di lavoro del call center della 3G, specializzato nel servizio di Remind: si trattava di appaltare il servizio che “richiama” con sms i deputati e gli ricorda le riunioni o le votazioni.
E proprio un messaggino è quello che aspetta il senatore di Celano. Dunque la nomina di Piccone sembra scontata, ma come per i Vescovi dev'essere segreta fino all'ultimo, pena l'annullamento.
Per i Cardinali però c'è un altro sistema: nel Concistoro ci sono i nomi pubblici e nomi in pectore, decisi in autonomia assoluta dal Papa. Chissà se Berlusconi.....

Sebastiano Calella 21/03/2009 8.56