Filippo Piccone coordinatore regionale del Pdl. O forse no.

Alessandro Biancardi

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Filippo Piccone coordinatore regionale del Pdl. O forse no.
ABRUZZO. Piccone o Di Stefano: il senatore Pastore è sicuro che da questi due nomi usciranno il coordinatore regionale del Pdl ed il suo vicario. Però – come suol dirsi - mai vendere la pelle dell'orso, con quel che segue...
Mentre il candidato di An raggiunto in Senato, aspetta tranquillo e silenzioso gli eventi, su Piccone è braccio di ferro a Roma, all'interno di Forza Italia, tra favorevoli e contrari.
Uno scontro così teso ai vertici forzisti non si vedeva da tempo.
E pur di non perdere questa battaglia, sembrerebbe che la parte schierata con Filippo Piccone, senatore di Celano, starebbe di nuovo pensando di cedere l'Abruzzo ad Alleanza Nazionale, come peraltro da vecchia richiesta ufficiale di An, e di favorire così la nomina di Fabrizio Di Stefano.
Meglio un suicidio che una sconfitta?
Lo avrebbero pensato Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello, i due pezzi da novanta che stanno difendendo la trincea di Piccone al grido: “o lui o nessuno”. Contro Piccone, a sorpresa, non un altro candidato, ma lo stesso Piccone.
Pesano in negativo sulla bilancia delle valutazioni comparative sia la sua amicizia con Sabatino Aracu, caduto in disgrazia dopo che si è saputo di indagini sul suo conto, sia l'allarme proveniente dalla Marsica circa nuovi fronti di indagini.
Un fastidio supplementare per l'ex sindaco di Celano, e nemmeno previsto per lui, che si è sempre dichiarato fuori da queste vicende.
Ma sui tavoli nazionali dove si decide l'incarico, le rassegne stampa dall'Abruzzo sono bollenti e quindi è partito il piano di riserva, all'affannosa ricerca – entro pochi giorni - di un nuovo identikit del coordinatore regionale.
Si cerca un candidato il cui profilo si avvicini il più possibile all'immagine che si vuol dare del nuovo partito: giovane, poco o per nulla chiacchierato, credibile nelle sue iniziative, poco arruffone.
Se prevale la linea della continuità con quello che i forzisti hanno rappresentato e realizzato fino ad oggi in Abruzzo, l'ex sindaco di Celano ha qualche possibilità in più.
Coordinatore elettorale di Forza Italia, vincitore con Chiodi, ammiratore sicuramente e forse sostenitore della Fondazione Magna Carta, il pensatoio di Forza Italia, di cui è presidente onorario Quagliariello e di cui fa parte anche Cicchitto, che non a caso lo sostengono.
Ma proprio questa forza rischia di essere la debolezza di Piccone.
Troppo vicina la gaffe nella presentazione delle liste elettorali, con le firme che c'erano e che non c'erano e con l'orologio che impietoso scandiva il ritardo: è stata un'immagine devastante e poco efficientistica del partito che ha esibito dirigenti arruffoni.
Ci sono poi le perplessità sull'azione del governo regionale: Chiodi non decolla ancora e sembra ostaggio di Alleanza Nazionale, con gli assessori di An più incisivi. C'è poi un fatto tutto interno con le discussioni sulla rendicontazione delle spese elettorali, proprio in un momento in cui i partiti debbono essere case di vetro. Insomma il rischio concreto per la candidatura Piccone, erosa e minata da questi imprevisti, è che alla fine si applichi una sorta di spoil system geopolitico: la montagna e la Marsica (Aracu e Piccone) hanno già dato e dal mare di Pescara Pastore non vuole incarichi. Incombe Fabrizio Di Stefano da Tollo, zona collinare. Ma il harakiri è patrimonio degli azzurri?

Sebastiano Calella 19/03/2009 10.06