Giammorretti scrive al Pd: «a Pescara il partito è in forte crisi»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Una lettera in cui si scorge anche una certa amarezza, quella che Aurelio Giammoretti scrive ai suoi colleghi del Partito Democratico.
Una sorta di riflessione a voce alta in cui scorrono diversi argomenti, dal partito dell'acqua («non è un'invenzione del demonio od un'elaborazione perversa di Rifondazione Comunista») alla nomina di Ezio Di Cristoforo a Presidente dell'ACA («nomina quanto mai inopportuna»), dalla prossima candidatura di Donato di Matteo alla Provincia («formalizzata in una sede non di partito») alle inchieste giudiziarie («hanno sfasciato il partito») e agli aspiranti alleati («che vogliono umiliarci»)
Ecco la lettera che pubblichiamo integralmente
Cari Amici e Compagni democratici,
il Pd non è un incidente della storia, è nato per imprimere una svolta al nostro sistema in crisi.
Da un lato Berlusconi ed i suoi propongono un modello basato sulla sfiducia nella possibilità di composizione degli interessi contrapposti e sulla conseguente delega al capo carismatico, con aperte tendenze all'autoritarismo.
Dall'altro il PD dovrebbe rilanciare la sfida all'identità degradata ad ideologia; tendere ad unire tutti i riformisti, rispettosi delle identità altrui; impegnarsi a creare condizioni di pari opportunità per tutti, a cominciare dai più deboli, dai giovani e dalle donne; ma finisce per scivolare verso il “partito liquido” e la “vocazione maggioritaria”, che ne hanno frustrato le potenzialità.
In Abruzzo il modello del partito costruito su organi impotenti e liquidi si è sfasciato anche sotto la spinta delle indagini giudiziarie, lasciando il sistema in balia di se stesso, per di più screditato dalla nomina di un Commissario esterno, che sembra sanzionare l'inesistenza e l'impotenza della classe dirigente locale.
Oggi ripropone addirittura la propria subalternità, inventando un “ruolo strategico” per l'UDC simile a quello regalato all'Italia dei Valori per le regionali. Punta ancora su alleati che mirano solo all'umiliazione del PD e alla conquista di qualche voto di lista, trascurando la sconfitta della coalizione.
In questo contesto il PD provinciale di Pescara è ancora più in crisi.
Ha nominato una pletorica “delegazione trattante” di quattordici componenti, la quale alla prima riunione si è lasciata esautorare da una proposta di Di Matteo, che vale la pena di far conoscere. Il buon Donato ha detto a chiare note che ogni decisione sulla candidatura a Presidente della Provincia va adottata dalle tre persone, cui deve essere demandato ogni potere di rappresentanza e trattativa, e cioè lui stesso, Giorgio D'Ambrosio e, in un eccesso di apertura e tolleranza, il Segretario Provinciale Castricone.
A tutt'oggi non si ha notizia di trattative aperte e trasparenti con gli altri partiti, se non per un'iniziativa messa in atto dal sottoscritto ed abbiamo appreso dai giornali che la candidatura a Presidente della Provincia di Di Matteo è stata formalizzata in una sede non di partito, come l'Assemblea dei Sindaci del PD ed è stata seguita dalla proposta di elezione di Ezio Di Cristoforo a Presidente dell'ACA (tanto per restare in ambito idrico!). Le mie proteste non hanno avuto ancora seguito negli organi e Castricone si è limitato a chiedere un rinvio dell'elezione del Presidente dell'ACA. Orbene chiariamo qualcosa. Prima di tutto nessun personaggio, neanche se molto potente, può sostituirsi agli organi del partito e lo stesso Segretario deve ottenere in quella sede la convalida preventiva delle sue proposte.
In secondo luogo il sistema di potere idrico non è un'invenzione del demonio od un'elaborazione perversa di Rifondazione Comunista. Si è trattato infatti di un'area caratterizzata da clientelismo, da qualche grave fatto oggetto di indagini giudiziarie e da incredibili pericoli per la salute pubblica, ingiustificabilmente sottovalutati. Di conseguenza il fatto che Di Matteo sia stato prosciolto, mentre impone al PD di proporgli una candidatura in un collegio, respingendo ogni eventuale interferenza in merito da parte di possibili alleati, non giustifica affatto la sua elevazione, come protagonista del sistema citato, a livello di simbolo della ripresa e del rinnovamento del PD e dell'intero centrosinistra. Sotto il profilo del risultato elettorale tra l'altro i voti garantiti da Di Matteo e D'Ambrosio difficilmente pareggerebbero quelli persi da un loro strapotere in un PD isolato da qualsiasi potenziale alleato.
Quanto all'ACA, mentre si deve riconoscere che la convocazione dell'assemblea dei sindaci per le modifiche statutarie, richiesta dall'Authority competente, e l'inclusione nell'Odg dell'elezione del nuovo Presidente erano atti dovuti, il rinvio dell'elezione stessa si rende necessario per non vanificare gli effetti del rinnovo di molte amministrazioni nelle ormai prossime elezioni amministrative.
Ma la candidatura a Presidente di Di Cristoforo, notoriamente braccio destro di D'Ambrosio, appare del tutto inopportuna per gli stessi motivi sopra elencati. Non condivido poi la tesi di Castricone secondo la quale la politica dovrebbe restare fuori dalle nomine. In effetti dovrebbe invece dettarne i criteri, esercitare una funzione di controllo politico della gestione e dei risultati finora mai esercitata, pretendere anche la più ampia pubblicità e la riapertura del termine per la presentazione di candidature a componente del CdA, ad oggi del tutto carente ed infine imporre una scelta tra i candidati sulla base degli elementi di managerialità posseduti, non tanto in termini tecnici, quanto sotto il profilo della capacità e delle esperienze maturate nella gestione di aziende private e pubbliche, anche di settori diversi.

Aurelio Giammorretti


14/03/2009 12.06