Di Matteo fuori dall’inchiesta di Bussi? Il dibattito s’infuoca

Alessandro Biancardi

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PESCARA. L'inchiesta sulla discarica dei veleni di Bussi è l'acqua avvelenata avrebbe prodotto nei giorni scorsi 30 richieste di rinvio a giudizio. * SE NE DISCUTE ANCHE NEL FORUM
Non sono ancora stati ufficializzati i nomi dei presunti responsabili che dovranno probabilmente partecipare all'udienza preliminare davanti al gup ma secondo fonti di stampa sembra che Donato Di Matteo sia uscito dall'inchiesta.
Al momento non ci sono ancora documenti ufficiali, le notifiche sono partite nei giorni scorsi ma non sono ancora arrivate a destinazione. In mancanza di carte difficile dare notizie certe.
Alcuni parlano di «proscioglimento», altri di «stralcio» della sua posizione.
Fatto sta che si è scatenato più forte che mai il dibattito politico sull'opportunità di candidare indagati.
C'è chi parla di «cancellazione di tutte le accuse», chi di «ridimensionamento», chi ipotizza addirittura uno stralcio dalle indagini principali che secondo la procedura dovrebbe indicare qualcosa che sarebbe impossibile conciliare con il «proscioglimento», cioè caduta di tutte le accuse.
Ed infatti alcuni giornali parlano, infatti, di ulteriori valutazioni del pm Anna Rita Mantini proprio sul caso Di Matteo. Certezze poche, confusione tanta.
Di Matteo, infatti, forte delle sue oltre 4 mila preferenze alle primarie alle ultime elezioni regionali è stato di fatto escluso dalle elezioni per un dictat imposto dall'Italia dei Valori che non voleva indagati nelle liste.
Oggi Di Matteo starebbe addirittura pensando di abbandonare la politica ma i suoi sostenitori chiedono tutt'altro.
«Questa mia vicenda», ha detto sabato pomeriggio, «dimostra che gli uomini politici, se indagati, devono serenamente sottoporsi al giudizio dei magistrati, che fanno il loro dovere con correttezza».
Per quanto riguarda gli altri colleghi per i quali è stato richiesto il rinvio a giudizio, «esprimo loro la mia solidarietà», ha detto Di Matteo, «e sono sicuro che riusciranno a dimostrare la loro estraneità ai fatti. In questo momento mi godo il momento di serenità con la mia famiglia e rifletterò insieme a mia moglie e ai miei figli sul mio prossimo futuro».
Ma c'è chi non dubita che presto Di Matteo tornerà in pista. Prima tra tutte Marinella Sclocco, neo consigliera regionale eletta proprio grazie quel monte voti che Di Matteo ha fatto dirottare sulla giovane psicologa.
E lei oggi pensa a lanciare il suo mentore alla corse delle Provinciali che si terranno il 6 e 7 giugno a Pescara. «Sarebbe un ottimo presidente», assicura.
Per la Sclocco adesso «il Partito democratico deve impegnarsi affinché questa energia maturata con uno stretto rapporto con i cittadini e i loro problemi quotidiani, non venga dispersa inutilmente».
La pensa allo stesso modo il segretario provinciale del Pd Antonio Castricone che oggi accusa quanti avevano richiesto l'allontanamento di Di Matteo.
«Questa vicenda» ha detto Castricone, «è la dimostrazione che i politici sbagliano quando vogliono emettere sentenze semplicemente su un avviso di garanzia. Ha sbagliato chi, nel centrosinistra, ha ritenuto di non voler candidare Di Matteo alle ultime elezioni regionali, ha sbagliato per un eccesso di presunzione, ha mortificato cittadini ed amministratori che si sentivano rappresentati da Di Matteo».
Critica Rifondazione Comunista. Il segretario regionale Marco Gelmini chiede di «non fare passi indietro ma andare avanti col rinnovamento». Se Di Matteo è uscito dall'inchiesta per Gelmini «il rinvio a giudizio di Di Bartolomeo e Catena confermano la cattiva gestione dell'ente e di un servizio fondamentale per i cittadini. Rifondazione ha denunciato sul piano politico questa cattiva gestione ed il 'partito dell'acqua'. Vogliamo stare ai fatti e confermare che chi male amministra è bene che si faccia da parte?»

02/02/2009 9.53