Di Pietro: «noi alternativa ai piduisti». Berlusconi: «votare Idv è immorale»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Giornata intensa in Abruzzo dove sono arrivati tutti i principali leader politici per chiudere la campagna elettorale. Di Pietro: «siamo l'alternativa al governo piduista». Berlusconi: «votare per Di Pietro è immorale».

 * VELTRONI: «IN ABRUZZO FERITA DURA MA NON ACCETTIAMO LEZIONI DA BERLUSCONI»


Ed è guerra di sondaggi (in periodo vietato dalla legge): il Premier: «avanti di 13 punti». L'ex pm: «falso, noi a più 5». In serata Veltroni a L'Aquila. Alle 24 scatta il silenzio elettorale.
Di Pietro (Idv) ha attaccato senza tregua Berlusconi e Berlusconi ha attaccato Di Pietro. Continuo e serrato lo scontro tra i due esponenti ai quali è toccato chiudere la campagna elettorale dei due schieramenti più grandi in corsa.
Oltre che «corruttore politico» e «leader sudamericano», ha detto Di Pietro riferendosi al premier, commetterebbe «un golpe» modificando la Costituzione e sottoponendo all'Esecutivo l'indipendenza della magistratura, ha detto a Pescara l'ex pm di mani Pulite.
«L'Alleanza riformista costituita in Abruzzo, con Carlo Costantini presidente», ha assicurato il leader dell'Italia dei Valori, «e' l'alternativa alla proposta di governo piduista, massonica, da leader sudamericano e soprattutto da approfittatore e truffatore elettorale che e' quella di Berlusconi».
«Questa regione non ha bisogno di moralisti», ha attaccato Pier Ferdinando Casini a Vasto riferendosi a Di Pietro. «Noi non ci siamo venduti. Berlsuconi ha tanti soldi, ha tanti mezzi, e' tanto bravo, ma in Italia non tutti sono in vendita. Noi non ci vergognamo delle nostre bandiere, noi non andiamo a fare un partito con gli ex fascisti, coi missini, con quelli che ieri hanno sbagliato e che oggi si vogliono riproporre. Noi rimaniamo», ha detto ancora Casini, «con le nostre bandiere. Se si vuole un rapporto serio siamo pronti, se si vuole acquistare l'Udc grazie, ma non siamo in vendita».
«Siamo orgogliosi di aver fatto la scelta di correre da soli, è stata una campagna elettorale
un po' anomala perché abbiamo visto i due gruppi di potere, Pd e Pdl, stringersi intorno a Chiodi e Costantini», ha confermato anche Lorenzo Cesa in Abruzzo per la chiusura della campagna elettorale.
«Hanno fatto una campagna non affrontando i problemi reali di questa regione. Noi abbiamo invece fatto una campagna elettorale all'insegna della serietà e della responsabilità cercando di parlare dei problemi della gente», ha chiuso.
«Quando si vota per il futuro di una regione non si fa un test», ha detto Massimo D'Alema a Teramo. «I cittadini non sono cavie di laboratorio. I cittadini decidono dell'avvenire della propria regione, scelgono le persone: l'Abruzzo non è un laboratorio, ma una regione importante del Paese che deve uscire da un momento difficile e deve ritrovare fiducia nelle istituzioni e una classe dirigente serie».
Accennando alla vicenda giudiziaria che ha decapitato il vertice regionale e portato alle elezioni anticipate, definendolo «episodio negativo che ha colpito tutto il sistema politico abruzzese e verso il quale il centrosinistra ha reagito con un rinnovamento coraggioso per indicare una strada nuova per l'Abruzzo».
D'Alema non ha risparmiato critiche al premier Berlusconi, affermando che fa dell'Abruzzo «territorio di caccia e per esibizioni che secondo me testimoniano soltanto una inconsapevolezza del Presidente del Consiglio della gravità del nostro Paese e l'illusione che i problemi così gravi che
l'Italia ha si possano affrontare con quale battuta o qualche barzelletta».
E alle 18 il presidente del consiglio Silvio Berlusconi è arrivato al Palatricalle di Chieti che ha subito annunciato un vantaggio di 13 punti sugli avversari. «Stanotte non ho dormito per fare la guerra vittoriosa a Bruxelles», ha detto. «Poi domani, come sapete, mi aspettano le nozze di mia figlia Marina, un appuntamento importante e anche lì senza dormire: sapete perché riesco a fare tutto questo? Perché sono giovane».
«Dite ai vostri amici e familiari che il voto dato all'Udc e alla Destra è sprecato. A quelli che si sono lasciati abbacinare da ciò che il signor Di Pietro continua a predicare ogni giorno - ha aggiunto - dite che votarlo è un vero e proprio atto di abiezione morale. Ma io sono sicuro che vinceremo e potremo stappare lo champagne, anche se io sono sostenitore degli spumanti italiani, e gustare i confetti che mi avete portato questa sera».
Berlusconi ha poi pubblicamente ringraziato il patron di AirOne, Carlo Toto, che e' di Chieti e che era presente ad ascoltare in prima fila l'intervento del premier per il suo impegno nella trattativa sull'Alitalia.
Su Alitalia ha assicurato che «dal prossimo anno decollerà la nuova compagnia aerea del nostro Paese».
Al Palatricalle di Chieti, Silvio Berlusconi ha rimarcato quella che e' «una delle priorità» per l'Italia: la riforma della giustizia. Essa dovrà dare tempi certi ai processi e risposte ai cittadini. «Abbiamo cominciato a farlo con la riforma del processo civile. Ma – ha sottolineato il presidente del Consiglio - dobbiamo occuparci anche della giustizia penale». 12/12/2008 20.48

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VELTRONI: «IN ABRUZZO FERITA DURA MA NON ACCETTIAMO LEZIONI DA BERLUSCONI»

Venerdì sera Walter Veltroni è arrivato a L'Aquila per chiudere la campagna elettorale del centrosinistra. «Berlusconi fa solo promesse», ha detto ad inizio comizio, «come se fosse in permanente campagna elettorale. Non è un uomo di Stato» ed «é abbarbicato al potere. La
dimensione di Berlusconi è quella della campagna elettorale dal primo all'ultimo giorno della legislatura».
«Se uno mette in fila tutte le promesse e le bugie - ha aggiunto Veltroni - ed esce da una sorta di mitridizzazione del pensiero unico, che è pericolosissimo e si sta facendo strada nel Paese e che deve essere spezzato, ci si rende conto che nulla è stato fatto e che il Paese non è cambiato. Lui è l'uomo politico più attaccato al potere, governa da otto anni e quando non è stato presidente del Consiglio è stato capo dell'opposizione. Questo dal 1994».
«E' arrivato il momento che il Paese si faccia sentire», ha detto ancora Veltroni, «perché questa idea che ha Berlusconi di aver preso il potere, non di aver vinto le elezioni, e di parlare di questo
Paese come se fosse un'azienda di sua proprietà, è, per me italiano, inaccettabile. Mica l'Italia è una delle aziende del gruppo Mediaset?».
«Siamo un Paese democratico - ha poi aggiunto Veltroni - nel quale l'opposizione va rispettata. Il Pd va rispettato perché lo ha votato un italiano su tre, quindi non lo si può offendere dandogli dell'imbecille, stalinista e coglione».
Veltroni ha replicato anche alla frase di Berlusconi secondo il quale è una «abiezione morale» votare per l'Idv: «La questione morale è un problema che riguarda "la politica" italiana», ha detto Veltroni, «che dovrà essere più trasparente, ma Silvio Berlusconi non ha diritto di parlarne», visto che «sono circa 47 i parlamentari del Pdl che hanno o hanno avuto problemi con la giustizia».
«Qui c'è stata una ferita molto dura, molto seria», ha detto, riferendosi agli arresti che hanno travolto la giunta Del Turco. Ma «anche in questa regione - ha proseguito - la vicenda dello scandalo riguarda anche e in primo luogo, storicamente, il governo della destra».

13/12/2008 9.38