Pd e Idv ancora in alto mare. Di Matteo fuori dalle liste dentro in giunta?

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Non si sblocca il tira e molla tra Pd e Idv. L'accordo è fatto, le dichiarazioni sembrano tutte convergere verso un obiettivo comune ma c'è il solito ma…

ABRUZZO. Non si sblocca il tira e molla tra Pd e Idv. L'accordo è fatto, le dichiarazioni sembrano tutte convergere verso un obiettivo comune ma c'è il solito ma…Di Matteo, diventato improvvisamente l'unico indagato scomodo del Pd, è andato su tutte le furie ed ha minacciato di uscire dal suo partito. Sta sgomitando «non per avere un contentino… non ne ho bisogno, ma per difendere la mia dignità» ha detto ieri davanti ad una piccolissima rappresentanza dei suoi sostenitori che sono 4700 come dalle ultime primarie.
Già le primarie…
I problemi sono molteplici dentro e fuori il Pd.
Perché mai il partito di Veltroni in vertiginosa picchiata dovrebbe rinunciare al suo uomo più apprezzato?
Di sicuro si troveranno strade alternative per accontentare l'amministratore di Roccamorice, sindaco per molti anni, attuale assessore alla Regione.
Si parla insistentemente per esempio di una sua entrata nella giunta di Pescara dove è sindaco Luciano D'Alfonso, segretario del Pd, che potrebbe ritenere non così "scandaloso" avere un indagato in più tra i suoi assessori.
A questo punto si creerebbero non pochi problemi di convivenza e coerenza nell'allenza di centrosinistra.
Si vocifera anche di una "lista civica" di appoggio al Pd che appoggia l'Idv. Che cosa accadrebbe se nella lista civica vi fossero indagati?
Le questioni da dirimere sembrano davvero tante.
Il fatto certo è che entro oggi tutto sarà stabilito perché alle ore 20 scade il termine ultimo per la presentazione di liste e candidati.
Chi è dentro è dentro chi è fuori è fuori.

DI MATTEO: «IO MI CANDIDO»

Neanche l'intervento della segreteria nazionale del Pd ha sortito effetti nel far ritirare la candidatura al Consiglio regionale da parte dell'assessore uscente ai Trasporti, Donato Di Matteo, indagato nell'inchiesta sull'inquinamento di Bussi in qualità di presidente dell'Ato.
Dopo circa un'ora di colloquio con il segreteario nazionale del Pd, Walter Veltroni, e i leader Franco Marini e Giuseppe Fioroni, alla presenza del segretario regionale, Luciano D'Alfonso e dei parlamentari abruzzesi Giovanni Lolli e Giovanni Legnini, Di Matteo ha deciso di rimanere sulla sua posizione.
«Ho apprezzato la disponibilità e la generosità a voler dare un contributo da parte di Veltroni, Marini e Fioroni - ha detto Di Matteo - comunque se dovessero permanere le condizioni che il sottoscritto dovesse essere il solo indagato a non essere candidato, non mi tirerò indietro. Non si capisce il perché non essendo il solo indagato tra i consiglieri debba essere il solo ad essere escluso».
«Soprattutto - ha continuato Di Matteo - perché sono stato legittimato dal voto delle primarie».
E questa mattina arriva la clac.
Sostenitori di Di Matteo, manifesteranno a Pescara, davanti al Municipio, insieme con una
decina di sindaci della provincia. L'iniziativa è stata decisa al termine della riunione convocata dallo stesso Di Matteo nella sede del Pd, a Pescara, ieri pomeriggio. Pur invitato, non vi ha partecipato il segretario regionale del partito Luciano D'Alfonso, con cui Di Matteo si è incontrato successivamente.

IN SERATA L'ENNESIMO ULTIMATUM DELL'IDV

Rompe gli indugi in serata Di Pietro che insieme al candidato Costantini ha lanciato un messaggio preciso al Pd.
«Il Partito democratico», ha detto Di Pietro, «ha dichiarato alle agenzie di stampa l'adesione alla candidatura di Costantini e l'esclusione di indagati dalle liste.
Noi sappiamo che un avviso di garanzia è un atto ben diverso da una sentenza di condanna e proprio per questo ci auguriamo sinceramente che gli esponenti politici coinvolti in inchieste giudiziarie trovino nei processi le ragioni della loro estraneità ai fatti contestati. Sappiamo anche, però, che in Abruzzo, dopo il 14 luglio, era e resta necessaria un'azione politica di trasparenza capace di fornire ai cittadini abruzzesi nuove e ulteriori garanzie».
«In questo contesto», ha dichiarato Costantini, «si sono persi altri due giorni in questioni lontane anni luce dai bisogni e dalle aspettative dei cittadini, non possiamo che aspettarci, entro le prossime ore, la conferma formale dal Partito Democratico dell'impegno assunto di non candidare indagati. Domani (oggi per chi legge ndr), alle otto, con il rammarico di chi aveva dato credito agli impegni presi, volteremo pagina, pur continuando ad auspicare che, nel frattempo, intervenga un definitivo ravvedimento. A giudicarci saranno gli elettori».


D'ALFONSO:«DOBBIAMO RAGIONARE»

Risponde subito D'Alfonso precisando che «abbiamo già predisposto tutti gli atti finalizzati alla raccolta delle firme, ci preme solo ribadire che è nostra intenzione ragionare perché la coalizione possa andare avanti e rappresentare un'alternativa vera al centrodestra per il rinnovo del Consiglio Regionale».
«Abbiamo preso atto con sofferenza» ha aggiunto D'Alfonso, «dell'ostacolo politico posto da larga parte della coalizione verso la candidatura di Donato Di Matteo e non su altre; attorno al contributo di una figura di esperienza quale quella di Di Matteo abbiamo sviluppato un ragionamento positivo con il candidato presidente in merito alla sua valorizzazione come risorsa a disposizione dell'intera alleanza, una volta chiarite le sue vicende personali, ribadendo il nostro impegno a non avere candidature problematiche per l'alleanza. Il Partito Democratico ha messo a disposizione tutte le sue energie e la sua determinazione politica al servizio dell'Abruzzo, della coalizione e del candidato Carlo Costantini. Continueremo a farlo anche nelle prossime ore».

30/10/2008 9.01