Tanti problemi da risolvere dopo l’accordo tra Pd e Idv. Udc fuori

Alessandro Biancardi

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Tanti problemi da risolvere dopo l’accordo tra Pd e Idv. Udc fuori
LA GIORNATA ABRUZZO. L’accordo è fatto. Ora non solo bisogna convivere ma si dovrebbe essere in grado anche di poter creare un programma comune e dimostrare di essere adatti eventualmente anche di saper governare. * PDL:«IL PD E’ DAVVERO ARRIVATO AL CAPOLINEA»
Fatta l'alleanza, si direbbe, ora bisogna fare gli alleati e renderli coesi, senza egoismi e spaccature di sorta.
Bisognerebbe armonizzare l'Idv ed il Pd che forse negli ultimi tempi sono sembrati molto diversi tra loro, a tratti opposti. Ora, però, è tutto diverso, chissà che la possibile vittoria non possa fare miracoli e far andare tutti d'amore e d'accordo.
Intanto, sono ancora molti i nodi da sciogliere. E se nelle scorse settimane Rifondazione ha fatto di tutto per l'unità della sinistra, ora sembra la forza più guardinga.
E l'Udc che posto occuperà?
Intanto ieri c'è stata l'affollatissima assemblea aquilana del Pd dove si è ufficializzato l'accordo.
Ed ha parlato anche Donato Di Matteo che sembra essere diventato l'icona del “candidato indagato”, ma lui dice «non sono l'unico, ce ne sono molti altri».
E' stato applauditissimo ieri Donato Di Matteo, medico di Roccamorice dove è stato sindaco per molti anni, attuale assessore regionale ai Trasporti, il più votato, con oltre 4.700 voti, alle recenti primarie. E' finito sotto inchiesta come presidente del cda dell'Aca di Pescara per non aver fermato in qualche modo lo scandalo dell'acqua inquinata, avallato il silenzio delle istituzioni anziché allertare la popolazione e prendere provvedimenti seri e cautelativi.
Ieri Di Matteo ha accusato il suo partito di non averlo mai difeso «quando sono stato considerato un delinquente» e di non averlo «mai ringraziato per il lavoro svolto».
«Sono stato accusato dai professionisti della politica che vivono di politica - ha spiegato - io sono stato sempre disponibile con tutti, soprattutto con gli amministratori che ho aiutato a risolvere i problemi. Da 35 anni mi impegno a fare questo».
Di Matteo ha poi ricordato di avere messo a disposizione la sua rinuncia «se la ricandidatura avesse costituito un problema», nelle mani del segretario D'Alfonso, all'inizio di ottobre, ma che «ora per non farmi candidare il partito mi deve cacciare».
D'altronde dalla sua ha i risultati delle primarie… altrimenti a cosa sono servite?
«Non sono più disposto ad essere considerato il delinquente, il partito deve chiedere a tutti, anche agli alleati, se ci sono procedimenti penali in atto» . Il consigliere regionale del Pd è stato applaudito da molti simpatizzanti.
I delegati del Pd hanno votato un documento in cui vengono poste come condizioni determinanti la conferma dei verdetti emersi dalle primarie, con variazioni solo in aggiunta, e l'impegno ad
allargare il più possibile la coalizione in riferimento ad alleanze con Udc, Sinistra Democratica, Rifondazione e Verdi.
Dal canto suo il segretario del partito di Veltroni, D'Alfonso, è rimasto più diplomatico che mai limitandosi a parlare di «candidature problematiche»:«Non ci saranno», ha spiegato.
L'intesa sul candidato del centrosinistra a succedere a Ottaviano Del Turco nel governo dell'Abruzzo incassa anche il sì di Rifondazione comunista per bocca dello stesse segretario nazionale del partito Paolo Ferrero, che fissa però alcuni paletti:«sgombrato il campo dal problema del nome del candidato presidente - dice infatti Ferrero - è però necessaria da parte del Pd locale e nazionale una chiara e netta operazione di igiene politica. Quella sui nomi di eventuali candidati indagati, nella composizione delle liste», che, secondo il Prc, non dovranno essere presentati.
Una condizione che il Pd sembra aver accettato, almeno in apparenza.
Per ora nessuno ha ancora detto chiaramente che se è vero che non ci saranno indagati nelle liste non ce li troveremo poi, per esempio come assessori o super consulenti…
Il prossimo nodo da sciogliere sarà quello della presenza dell'Udc nella coalizione: nettamente contrario il Prc, mentre D'Alfonso ha chiesto «la costituzione di una grande coalizione che rappresenti le singole esigenze territoriali», riferendosi anche al partito di Pierferdinando Casini e Lorenzo Cesa. E Franco Marini non ha nascosto la speranza che la coalizione si possa allargare ancora anche al partito centrista, «visto che in queste ore nell'Udc - ha spiegato - c'é una discussione aperta e domani potrebbe venire in Abruzzo il segretario nazionale».

28/10/2008 8.57

LOLLI:«PAROLA DEFINITIVA OGGI POMERIGGIO». UDC FUORI

La partita Abruzzo, per quel che riguarda l'alleanza Pd-Idv, non e' ancora chiusa, ma tutto fa
prevedere che alla fine i due partiti correranno insieme con il candidato dipietrista Carlo Costantini. Oggi pomeriggio ci sara' una nuova riunione a Pescara dei leader locali, Costantini compreso, e al Pd sono fiduciosi sulla buona riuscita dell'accordo.
Entro domani, comunque, bisogna chiudere, perche' i tempi stringono e ci sono ancora da definire gli ultimi tasselli, cioe' la composizione delle liste, gli organigrammi, il programma.
«E' ormai chiaro che Costantini sara' il candidato alla presidenza», ha ribadito oggi Giovanni Lolli (Pd).
Si e' invece chiuso l'ultimo spiraglio con l'Udc: oggi il segretario Lorenzo Cesa ha ribadito che i centristi correranno da soli e anche il Pd non si fa piu' molte illusioni.
«Nulla e' definitivamente chiuso - mette le mani avanti Lolli – speriamo ancora, anche se comprendiamo le loro difficolta' perche' sarebbe un cambiamento molto forte, considerando che in molte amministrazioni sono alleati con il Pdl».
Ma se l'Udc dovesse ripensarci, il Pd e' pronto a cedere un presidente di provincia alla prossima tornata elettorale. Certo, ammette Lolli, «con l'Udc in Abruzzo potremmo farcela. Senza, la partita ce la giochiamo, perche' saremmo sotto di 4-5 punti».
Preoccupano, invece, «l'incognita astensionismo di protesta, dopo quello che e' successo...».

Intanto il Partito Socialista correrà alle prossime elezioni regionali in Abruzzo con il proprio simbolo, collocandosi all'interno della coalizione di centrosinistra per Carlo Costantini presidente. Lo ha reso noto il commissario del partito, il senatore Gerardo Labellarte.
«Siamo soddisfatti della candidatura a presidente della Regione Abruzzo di Carlo Costantini - ha commentato - anche se le modalità che hanno portato alla scelta sono stato piuttosto singolari. Abbiamo lavorato fin dall'inizio per una larga unità del centro-sinistra capace di vincere le elezioni. Adesso, esistono le condizioni per raggiungere questo obiettivo».

28/10/2008 13.35

DI MATTEO INSISTE

«Non ci sono tavoli aperti, aspettiamo l'adesione piena del Pd al nostro progetto».
Ha detto nel pomeriggio Carlo Costantini.
«Ho preso atto - ha aggiunto Costantini - che l'intesa era sancita dopo aver letto, ieri pomeriggio, le dichiarazioni del segretario regionale del Pd, D'Alfonso, che testualmente ha spiegato che nessun indagato sarebbe stato candidato».
Ma non vi sono ancora certezze sul caso.
Quel che è certo è che Di Matteo conferma.
«A seguito delle notizie apparse sui quotidiani locali e nazionali, circa la mia esclusione dalla lista del PD alle prossime Elezioni Regionali, ho ritenuto di convocare per domani, mercoledi' 29 ottobre 2008 alle ore 18.00, presso la sede del Partito, in via Lungaterno Sud, 76 (Sala Berlinguer) un incontro pubblico con i miei sostenitori alle primarie del PD, per ribadire la mia posizione di candidato alle Elezioni Regionali».

28/10/2008 18.26

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PAGANO (PDL):«ORA IL PD E' DAVVERO ARRIVATO AL CAPOLINEA»

«Un Pd arrivato al capolinea alla fine ha deciso di allearsi col suo peggior nemico»: commenta così Nazario Pagano, Capogruppo Regionale di Forza Italia, che ha ricordato come «sia a livello locale, con l'IdV che da tempo immemorabile vota contro i provvedimenti del Pd, che a livello nazionale, si manifesta l'insanabile spaccatura tra i due partiti».
«Che dire poi di Di Pietro che accusa il Pd di collaborazionismo – ha rammentato Pagano – e che non ha esitato a stringere un accordo basato sull'unico presupposto dell'assegnazione della poltrona di candidato Governatore a Carlo Costantini?».
«La verità – ha spiegato il Capogruppo di Forza Italia – è che mentre il centrodestra ha puntato ancora una volta sulla coerenza e sulla coesione, tenendo ferma la barra nella direzione della semplificazione, a sinistra non si è esitato a mettere in piedi il solito Circo Barnum tenuto in piedi dalla prospettiva ossessionante della perdita di potere».

«Quella del Pd, in Abruzzo», ha detto il portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone, «non è un'alleanza, ma una resa incondizionata all'Italia dei Valori. Se sarà confermato che il Pd accetta la candidatura a Presidente della Regione di un esponente dell'Idv, sarà definitivamente chiaro che tutte le chiacchiere di Veltroni sono, appunto, nient'altro che chiacchiere. Ma come? Una settimana fa, da Fazio, Veltroni aveva proclamato la rottura con l'Idv; invece, neanche otto giorni dopo, il Pd si sottomette ai dipietristi nella prima elezione di rilevanza nazionale prevista in calendario. Credo - conclude Capezzone - che i riformisti rimasti nel centrosinistra farebbero bene a regolarsi di conseguenza...».

28/10/2008 11.20

PASTORE E «L'ABBRACCIO MORTALE DEL PD ALL'IDV»

«Il Pd abruzzese, afflitto dalla sindrome di Stoccolma e inebriato dalle manifestazioni di piazza, stringe in un abbraccio mortale l'Italia dei Valori in una alleanza ibrida e contraddittoria che tradisce lo stesso progetto del partito di Veltroni; nel disperato tentativo di conservare il potere regionale, dopo averlo così mal gestito, il Pd è ormai pronto ad allearsi anche con Belzebù e ad accettare qualsiasi condizione».
E' invece il commento delcoordinatore regionale di Fi, Andrea Pastore.
«Con quale progetto e con quale programma? Forse lo stesso che è miseramente naufragato sotto la guida del governo Del Turco e della sua ampia maggioranza consiliare che, ad di là delle note vicende giudiziarie, non hanno saputo nè potuto svolgere un qualsiasi ruolo positivo nelle istituzioni, nell'economia e nella società abruzzesi, certificando il fallimento dell'esperienza del centro sinistra, rissoso ed inconcludente sia a l'Aquila che a Roma. Il Pd, in barba al rito ormai usurato delle primarie, getta a mare il suo "campione" (si fa per dire) Donato Di Matteo, sacrificandolo al programma forcaiolo di Di Pietro, scatenato contro lo stesso personaggio, il Di Matteo appunto, che, zavorrato dalle medesime inchieste, nel giugno scorso è stato salutato come neo assessore nella Giunta Del Turco, con la benedizione degli stessi compagni di partito di Di Pietro che entravano trionfalmente nella medesima compagine di Governo regionale».

28/10/2008 12.06