Acqua. Il Comune deve 7,6 mln all’Aca: «li prenderemo dalle bollette»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. «Altro che sogno, purtroppo è la triste realtà dell'acqua a Chieti. Una realtà che il sindaco Ricci ben conosceva, quando mi ha detto che non sapevo cosa dicevo. Il Comune deve all'Aca 7,6 mln di euro e di questo non c'è traccia nel Bilancio».
Sull'acqua, a Chieti (ma nemmeno altrove si scherza) è guerra di comunicati e di conferenze stampa tra opposizione e maggioranza. Dove per opposizione si deve leggere Alleanza Nazionale (Mario Colantonio, Umberto Di Primio e Marco D'Ingiullo) e per maggioranza il sindaco Francesco Ricci, insolitamente prolifico di esternazioni con l'assessore Luigi Febo.
«La maggioranza», hanno detto i consiglieri di An oggi, «poteva evitare la brutta figura sulla delibera per uscire dall'Aca che è stata ritirata, solo se avesse seguito una prassi regolare».
Motivo del contendere: la gestione dell'acqua, prima affidata alla supervisione dell'Ato pescarese e gestito dalla società Aca e poi – dopo i disservizi di questa e della precedente estate – sul punto di essere ripresa in gestione diretta dal Comune. «Il sindaco sa bene che sull'acqua si giocano partite politiche a cui anche lui ha partecipato – ha detto Di Primio – ma qui siamo alla lettura dei documenti ufficiali, che ci fanno storcere il naso».
Il 4 agosto il sindaco scrive all'Ing. La Rovere, dirigente del settore, ed il 5 agosto ottiene già una risposta fulminea, con tanto di protocollo di intesa sulle reti, sui mezzi, sui materiali, sulla fatturazione e firmato da Comune, Ato e Aca.
Il 6 agosto un altro documento: l'accordo con la Rsu ed i sindacati per le questioni del personale da riassumere al Comune.
Poi l'8 agosto l'Aca prende atto della decisione di uscita dalla società comunicata dal Comune il giorno 7.
«Chi lo dice che la burocrazia è lenta?».
Ma le critiche di Di Primio sono indirizzate anche al presidente del Consiglio Enrico Raimondi, per l'inserimento fuori sacco della delibera sull'acqua nel Consiglio del 29 agosto.
Delibera poi ritirata, perché mancava la variazione di Bilancio «e non si sapeva nulla del dare e dell'avere con l'Aca», ha aggiunto Mario Colantonio.
Ma il top della critica di Di Primio è una ricevuta fax che dimostrerebbe che il sindaco sapeva che l'Aca chiedeva 7 milioni e 600 mila euro per l'acqua ed i servizi forniti.
Di qui le preoccupazioni di Alleanza Nazionale per le ripercussioni sulle casse comunali.

RICCI MINIMIZZA

L'Amministrazione invece minimizza:«è vero che dobbiamo questa cifra, ma sarà recuperata con le bollette che stanno per arrivare».
Quindi nessun buco e nessun pericolo per le casse, secondo la giunta di centrosinistra.
Vecchia storia, quella che alla fine paga sempre Pantalone.
Nello scontro dei comunicati e di conferenze stampa “botta e risposta”, nessuno ha sollevato il problema dell'eccessivo costo delle bollette dell'acqua, anche a fronte dei disservizi subìti dai cittadini.
Come dire: a destra e a sinistra si dà per scontato che comunque si può sempre aumentare la bolletta per far quadrare i conti.
Che poi Ato e Aca siano carrozzoni costosi ed utili solo ai politici, pochi lo dicono e nessuno fa nulla per abolirli.

Sebastiano Calella 02/09/2008 18.58