Tra molti scontenti il Comune acquista la Ops

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Con il mal di pancia, la maggioranza al Comune di Chieti ha votato l'acquisto delle azioni dell'Ops rese libere dopo la liquidazione dei tre soci privati. A votare favorevolmente non tutto il centrosinistra: 21 consiglieri in seconda convocazione.
Per l'esecutività immediata della delibera però – stranezza dei Consigli comunali di Chieti – hanno votato in 24.
Come si ricorderà, il Consiglio comunale di ieri doveva esercitare il diritto di prelazione su 1345 azioni a 29,35 euro ciascuna, per un totale di 39.475,75 euro, di questa società denominata: Organizzazione progetti e servizi spa, a capitale misto pubblico privato, che ha come oggetto sociale la produzione di sistemi informativi per gli enti locali e la verifica degli impianti termici (in particolare le caldaie domestiche, con il balzello tante volte contestato che poi è passato da annuale a biennale).
La trasformazione in società a capitale completamente pubblico è stata imposta dal decreto Bersani per consentire alle società di questo tipo, una volta diventate pubbliche, di partecipare a lavori e appalti in regime di libera concorrenza.
L'approvazione della delibera è stata preceduta e accompagnata da molte polemiche, soprattutto perché l'Ops ha chiuso gli ultimi bilanci sempre in modo negativo ed è stata accusata – visti gli scarsi risultati concreti della sua attività - di essere solo un carrozzone per dispensare presidenze e nomine da parte della Provincia che finora l'ha gestita in modo assai diretto.
Ciò anche perché la partecipazione del Comune era limitata a 9.000 azioni, pari al 9% del capitale sociale.
In particolare, ieri l'opposizione in Consiglio comunale ha contestato che la Provincia non ha nemmeno risposto alle richieste di chiarimento inoltrate, ma la critica più argomentata è venuta proprio da un consigliere della maggioranza che ha votato per disciplina di partito, non senza aver fatto notare alcune incongruenze.
«Noi votiamo, ma non siamo contenti – ha spiegato l'avvocato Gabriele Salvatore – perché la Provincia non ci ha dato né un consigliere nel CdA né un revisore dei conti. In verità l'assessore Marino lo ha chiesto, per assicurare che il Comune possa avere un certo controllo di una società partecipata. E il no della Provincia è stato bipartisan, lo aveva detto Mauro Febbo, lo ha ripetuto Tommaso Coletti. E poi c'è la stranezza dell'Udeur che ha espresso il presidente dell'Ops e ora si astiene perché in disaccordo con l'operato di quel presidente, senza nemmeno fare un mea culpa». Molto discussa è stata anche la relazione dei Revisori dei conti del Comune, che hanno condiviso la stima del valore delle azioni e della società, ma non hanno espresso alcuna valutazione sull'opportunità dell'acquisto da parte del Comune.
E poi, si sono detti alcuni che hanno votato malvolentieri, «se proprio doveva diventare società solo pubblica, se la poteva comprare tutta la Provincia, anche le azioni che erano già del Comune».
Il timore che serpeggiava, visti i risultati negativi del passato, è che l'Ops non abbia le forze per stare sul mercato, aggravando i costi ed i debiti del Comune.

s. c. 06/05/2008 9.49

VITALE: «LA OPS E' UN CARROZZONE POLITICO»

«Con l'arrivo del centrosinistra la Ops è diventata un carrozzone politico», commenta Emiliano Vitale, presidente An di Chieti.
«Sotto la gestione del presidente Mauro Febbo», ricorda l'esponente di centrodestra, «tutta la Ops, attraverso le proprie risorse umane, ha sviluppato e realizzato diversi progetti. Ha reso un ottimo servizio alla collettività ed ha modernizzato una vetusta macchina burocratica, velocizzando e migliorando la qualità e perfezionando il servizio stesso».
Con la vittoria del centrosinistra in Provincia, sostiene Vitale, «invece si è avuto un declino graduale con l'accantonamento di progetti di sviluppo per lo stesso decentramento del catasto e di altri inerenti alla gestione amministrativa e tecnica degli enti in generale».
«E' stato applicato», continua, «un sistematico “spoil system” a cominciare dalla “base”, fatta dei collaboratori, fino ai vertici societari, da qui la forte caratterizzazione di carrozzone politico, con una presidenza di poco peso e la mortificazione lavorativa del personale stabile».
Vitale sostiene che c'erano in progetto «progetti importanti (oggi irrinunciabili), che non solo avrebbero creato posti di lavoro immediati e futuri, ma avrebbero modernizzato la macchina burocratica pubblica, come quelle comunali e provinciali e, sopratutto avrebbero reso più fruibili gli servizi stessi degli enti a cui venivano applicati questi progetti».
06/05/2008 14.38