Grillo a Pescara: «le cose che non sappiamo sono quelle vere»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

5742

PESCARA. Coinvolgente, divertente, scorretto, pungente, riflessivo, incazzato, irriverente. Beppe Grillo ha riempito ieri sera il PalaElettra (2mila persone con invito) e la piazza antistante (almeno il doppio). I suoi occhi parlavano di un vero malessere interiore. Quando parla sembra genuino, veramente coinvolto.


PESCARA. Coinvolgente, divertente, scorretto, pungente, riflessivo, incazzato, irriverente. Beppe Grillo ha riempito ieri sera il PalaElettra (2mila persone con invito) e la piazza antistante (almeno il doppio). I suoi occhi parlavano di un vero malessere interiore. Quando parla sembra genuino, veramente coinvolto.


La sua serata pescarese è stata certamente un successo e ancora più esplosiva sarebbe stata se avesse deciso di concedersi in una piazza.
Ma prima del suo arrivo ha spiegato agli organizzatori che non ama gli spazi all'aperto (nonostante li riesca sempre a riempire fino all'inverosimile) e si è optato per il palazzetto dello sport.
Dentro erano duemila le persone, probabilmente il doppio quelle fuori davanti al maxischermo.
Tema centrale della serata la lista civica Pescara in Comune che Grillo "supporta" e certifica.
«Loro sono i perdenti», ha detto scatenando l'ilarità degli spettatori.
«Non hanno possibilità di essere eletti. Guardate che facce. Alcuni balbettano anche, non hanno soldi, non sono sui giornali. Ma loro fanno battaglie concrete e poi hanno un vantaggio: sono tutti incensurati».
La folla è andata in delirio e si è capito che il comico genovese non è uno "sponsor" tradizionale.
Lo fa capire di nuovo quando Stefano Murgo, candidato sindaco al primo “comizio”, prende la parola: Grillo lo interrompe, lo ferma, lo guida e lo prende anche in giro: «Murgo…io non ti voterei mai, sei noioso».
Ma è stato solo un gioco delle parti, dove Grillo rappresenta sempre il punto di rottura.
D'altronde è lui il maestro della comunicazione che sa come tenere sempre desta l'attenzione, così come qualunque politico non saprebbe fare. E' lui il “signore del ritmo” e ad ogni inciampo dei “novelli politici” lui è intervenuto («la vostra emozione, il vostro imbarazzo è la vostra forza»).
Quando è stata la lista a prendere la parola, l'attenzione del palazzetto è scemata: di certo non è stato facile parlare dopo che il comico genovese aveva fatto il suo show, senza prendere fiato per quasi 45 minuti, sempre divertente, sempre preciso e convincente.
Ma in fondo lui ci crede al progetto della lista: «cominciamo dal basso», ha detto, «dobbiamo diventare politici di noi stessi. Se solo sapeste cosa accade in un consiglio comunale spacchereste tutto».
E da qui l'invito al voto: «basta che ne entri uno solo di loro. Ne basta uno magro e piccolo che veda cosa succede lì dentro e metta tutto in rete per la trasparenza dei cittadini. Oggi nel consiglio comunale», ha continuato, «non ci sono nostri rappresentanti ma miserabili uomini di partito morti e sepolti».

UNA PAROLA "BUONA" PER TUTTI

Nella sua serata Grillo ha riservato un Vaffa (ne ha detti 9 in 50 minuti) e buone parole per tutti.
La classe politica l'ha identificata con l'espressione «mezze merde», Bertinotti è diventato «quello che sventola le bandiere di cashmere» e Giuliano Ferrara «Platinette con la parrucca».
Non si è risparmiato nemmeno con Berlusconi («lo psiconano era ormai morto, stava nella bara, era una salma. Si è risvegliato per colpa di questa sinistra becera, ignorante e falsa»), Gianfranco Fini («la badante dello psiconano»), Fassino («il globulo»), Mastella («Mastella torna, ci manchi, ci manchi, mi manchi») e D'Alema («non si fa processare perché dice che la Forleo è una pazza»).
E poi si è scusato: «io non voglio dire parolacce, io non voglio urlare. Ho fatto anche un corso di Mahatma Gandiano ma Vaffa non è una parolaccia, è una preghiera che viene dall'animo».

«LE COSE CHE NON SAPPIAMO SONO QUELLE VERE»

Capitolo a parte l'informazione, contestata aspramente così come i giornalisti presenti («siete delle merde»).
Quando ha visto le telecamere ha detto: «stasera siete qui che mi riprendete ma tanto domani non andrà niente in tv perché riuscite a far passare sotto silenzio tutto».
Grillo ha definito l'informazione di oggi «il vero tumore dell'Italia che riduce in coma farmacologico gli italiani» e ancora più pericolosa di una classe politica «che non pensa più ai problemi veri dei cittadini».
«L'informazione è la priorità. Bisogna iniziare a depurare l'informazione e a pretendere che il nostro diritto di essere informati correttamente sia applicato. Poi viene tutto il resto».
«Credo che le cose che non sappiamo sono quelle vere», ha detto ancora Grillo. «I giornali non dicono il falso ma il verosimile che è ancora peggio».
E ha ricordato quando, il giorno dopo il Vday dell'8 settembre il direttore del Tg2 Mazza lo aveva accusato di istigare la folla e prendere le pistole per sparare. «Se qualcuno spara è colpa mia?», ha gridato Grillo. «E' colpa mia che ho chiesto che venga ripristinato un diritto sancito dalla Costituzione?»
E poi ha invitato i suoi spettatori a pretendere la verità: «bisogna partire dall'informazione e poi da lì riformare tutto».

11/04/2008 8.52