Parco Nazionale della Costa Teatina: parola ai Comuni e ai cittadini

Alessandro Biancardi

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VASTO. A Vasto come negli altri comuni interessati, si è ormai arrivati alla vigilia dell'ultimo passo, quello decisivo, per la costituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina: l'individuazione del perimetro, la cosiddetta perimetrazione.

La legge stabilisce che i parchi nazionali siano delimitati dopo aver ricevuto una proposta della Regione.
E la Regione Abruzzo una sua proposta l'ha formulata: il Parco Nazionale dovrebbe interessare tutta la fascia costiera compresa tra il tracciato dell'autostrada A14 e il mare; ma ha altresì ritenuto di lasciare la decisione ultima ai Comuni.
«Il Comune di Vasto», spiegano le associazioni civiche e ambientaliste Porta Nuova, ARCI Provinciale di Chieti, il cineocchio di Vasto, Legambiente, Libera associazione Barbarica, Società operaia di mutuo soccorso, Vastesi.com e il Wwf, «a seguito di una risoluzione approvata nel Consiglio Comunale dello scorso 7 Marzo, si è impegnato a decidere, per la parte compresa nel suo territorio, solo dopo aver consultato la popolazione».

A questo passo l'opinione pubblica, e lo stesso ceto politico locale, «rischiano di giungere completamente impreparati», denunciano preoccupate le associazioni.
«La pubblica opinione negli ultimi sette anni dall'istituzione del Parco ad oggi e stata scarsamente informata mentre il ceto politico locale, non ci ha mai creduto veramente».
Da qui le preoccupazioni su quello che potrebbe accadere in futuro.
«A Vasto, e lungo la costa teatina, esistono già 5 Riserve Regionali, denominate nell'insieme come Sistema delle Aree Protette della Costa Teatina», ricorda la cordata di associazioni.
«Esso riguarda una parte della fascia costiera, importante ma localizzata; e lascia impregiudicato tutto il resto. Ecco, un parco nazionale è qualcosa di profondamente diverso: pone dei vincoli ma può rappresentare per il nostro territorio una straordinaria opportunità, posto che la si sappia cogliere: vale a dire che si faccia presto, e che ci si creda per davvero. Altrimenti, se dovesse essere recepito per così dire a metà, potrebbe anche trasformarsi in un pericolo, aggravando la confusione e l'attuale paradossale convivenza degli opposti».
Per questo le associazioni chiedono «un cambiamento di prospettiva nella percezione dei valori e delle esigenze di regolazione del nostro territorio, a cominciare dal ceto politico. Non sappiamo fino a che punto i partiti politici locali se ne rendano conto».

In ogni caso le associazioni chiedono che la politica si pronunci «prima che si tengano i previsti incontri con la popolazione, così da giungere ad una pubblica discussione la più ampia e consapevole possibile».

08/04/2008 9.57