Politica, Eurispes: «abolire le Province per risparmiare»

Alessandro Biancardi

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LA RICERCA. il risparmio nell'ipotesi di abolizione delle province? 10,6 miliardi di euro. Nel solo 2006 è stata riscontrata una spesa complessiva delle Province italiane pari a 13 miliardi di euro, contro gli 11 ed i 2 miliardi di euro, rispettivamente, di flussi finanziari in entrata e di indebitamento.
Di questi 13 miliardi di euro, il 18,3% sono costituiti da spese sostenute per i redditi da lavoro dipendente, contro il 28,4% dei consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi ed il 31% di tutte le altre voci di spesa.
Nell'ipotesi in cui il personale delle Province (pari a 62.778 tra dirigenti e impiegati), venisse re-impiegato in altre amministrazioni o istituzioni locali, l'abolizione delle Province consentirebbe, quindi, un risparmio complessivo pari a 10,6 miliardi di euro nel solo 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa attuali.

VENT'ANNI DI AUMENTI

Nel corso degli ultimi venti anni, i conti economici delle amministrazioni pubbliche hanno mostrato un incremento sensibile delle spese, generando un fabbisogno finanziario solo in parte coperto dalle maggiori entrate. L'ammontare complessivo di quest'ultime è, infatti, passato dai 185 miliardi di euro del 1986 ai 680 miliardi di euro del 2006, con un tasso di crescita medio annuo del 13,4%. Nello stesso arco temporale, le spese delle Amministrazioni pubbliche sono aumentate ad un tasso di crescita medio annuo del 10,5%, passando da 241 a 746 miliardi di euro. Il crescente indebitamento della pubblica amministrazione deriva, in massima parte, dal peggioramento dei conti economici delle Amministrazioni centrali.
A partire dal 2001 le entrate e le spese sono aumentate, rispettivamente, da 315 a 367 miliardi di euro (+16,5%) e da 354 a 425 miliardi di euro (+20,6%), con effetti immediati sul livello di indebitamento, che ha raggiunto valori non del tutto dissimili da quelli registrati alla fine degli anni Ottanta (57,8 miliardi di euro).

CONTI ECONOMICI IN PEGGIORAMENTO

Le Province italiane soprattutto presentano negli ultimi anni conti economici in netto peggioramento. Dal 1986 al 2006, le entrate delle Province italiane sono aumentate ad un tasso di crescita medio annuo del 13,9%, ovvero il 5,3% in più rispetto a quello di tutte le Amministrazioni pubbliche e lo 0,6% in più rispetto a quello delle Amministrazioni centrali. A causa del tasso di crescita così elevato, le entrate provinciali sono quasi quadruplicate nel corso di un ventennio, raggiungendo, nel corso del 2006, gli 11 miliardi di euro, contro i 2,9 del 1986.
Quali le voci di spesa che hanno contribuito ad aumentare il fabbisogno finanziario delle Province? Relativamente alla gestione corrente, il "peso" maggiore sul fabbisogno finanziario è rappresentato dai consumi finali delle Amministrazioni provinciali (redditi da lavoro, consumi intermedi, ammortamenti), che costituiscono il 78% della spesa corrente del 2006, contro il 22% delle altre voci di spesa (contributi alla produzione, trasferimenti ad enti).
Rispetto al 2000, l'aumento della spesa per consumi finali delle Province italiane, è stato di 3,1 miliardi di euro (+77,2%).

IL CONFRONTO A LIVELLO REGIONALE

La Lombardia è la regione le cui Province detengono il primato non solo per quanto concerne le entrate, ma anche per le spese, che, per il 2005, sono state pari a 2,1 miliardi di euro. Seguono, in ordine decrescente di spesa sostenuta, il Piemonte (1,6 miliardi di euro) ed il Veneto (1,2 miliardi di euro), mentre le Regioni le cui Province hanno avuto i più bassi livelli di spesa sono, così come per le entrate, la Basilicata (186 milioni di euro) e il Molise (75 milioni di euro).
I dati relativi all'andamento dei conti economici provinciali, regione per regione, dal 2000 al 2005, evidenziano la presenza di: un tasso di crescita delle entrate elevato nelle Province dell'Abruzzo (+125%), della Calabria (+124,2%) e del Veneto (+118%) e prossimo allo zero in Friuli Venezia Giulia (+0,6%) ed in Molise (+1,6%); un tasso di crescita della spesa che nelle Province di sei Regioni (Veneto, Calabria, Piemonte, Abruzzo, Emilia Romagna, Marche) ha superato il 100%; un peggioramento complessivo dei conti economici delle Amministrazioni provinciali, tanto che il numero delle Regioni le cui Province presentano una condizione di indebitamento è passato da 4 nel 2000 a 10 nel 2005 (di cui 5 nel Nord Italia, 2 nel Centro Italia e 3 nel Sud ed Isole); una situazione dei conti economici provinciali particolarmente sofferente nel Lazio, nel Veneto, nel Piemonte e nell'Emilia Romagna, le cui Province presentano, nel 2000, flussi finanziari in entrata superiori a quelli di spesa e che, nel 2005, hanno fatto segnare, viceversa, una situazione di indebitamento; il miglioramento dei conti economici provinciali in sole sei regioni (Toscana, Puglia, Sicilia, Campania, Umbria e Abruzzo).

25/03/2008 9.18