Verini (Ld):«Incostituzionale la chiusura della casa di cura di Gignano»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. La Asl dell’Aquila, per ridurre la spesa, non ha rinnovato l’accreditamento alla casa di cura per disabili psichici di Gignano, creando gravi disagi a pazienti e familiari che hanno protestato nelle settimane scorse. Nei prossimi giorni, si prevede addirittura di trasferire un paziente in Molise per essere ricoverato in una struttura specializzata, ma parrebbe non adeguata.
Sulle strategie intraprese è contrario Enrico Verini (Ld) secondo il quale i provvedimenti sarebbero in contrasto con la Costituzione, con lo spirito della legge Basaglia.
«Secondo la normativa vigente (L. 180/78, L. 833/78, L. 724/94, L. 662/96), il Servizio Sanitario Nazionale, attraverso le ASL», spiega Verini, «può disporre le dimissioni dei malati psichiatrici dai reparti ospedalieri soltanto garantendo loro l'accoglienza presso comunità terapeutiche o strutture similari, gestite dal Dipartimento di Salute Mentale avvalendosi di operatori professionali qualificati. Pertanto, sono da ritenere illecite tutte quelle dimissioni con le quali i pazienti degli ex Ospedali Psichiatrici vengono abusivamente scaricati dal settore sanitario, istituzionalmente competente, al settore assistenziale, che non è in grado di provvedere ai disabili psichici».
«E' possibile dunque – chiosa Enrico Verini - affermare che la dimissione è illecita, in tutti i casi in cui il malato di mente viene destinato al di fuori delle competenze, e degli oneri economici, del settore sanitario, per essere trasferito al settore socio-assistenziale o, peggio ancora, scaricato sulla famiglia o abbandonato a se stesso. Non posso in definitiva non condividere le perplessità dei parenti dei malati, i quali si chiedono quale equipe specialistica abbia diagnosticato un mutamento delle condizioni socio-psicologiche dei loro familiari che possa giustificare un cambiamento radicale delle condizioni assistenziali, domandandosi inoltre, in base a quale legge i malati di mente cronici possano venire estromessi dal Servizio Sanitario Nazionale ed essere costretti a pagare a loro spese (o dei loro familiari) le cure che in base alle leggi vigenti sopra richiamate spettano totalmente allo Stato».
«La chiusura della casa di cura è da scongiurare, infine, perché lascerebbe senza lavoro una ventina di operatori, tra medici, infermieri e personale di supporto. Un'altra mazzata per una città, come L'Aquila, ormai sistematicamente spogliata di funzioni e di servizi pubblici».

11/03/2008 8.58