Mappatura patrimonio edilizio: An: «2 anni di lavoro per risultati scadenti»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. A giugno 2005 il consiglio comunale aveva istituito la commissione comunale speciale per svolgere un'indagine sul patrimonio edilizio della città. Dopo quasi tre anni il risultato non soddisfa pienamente e Umberto Di Primio (An) denuncia: «un lavoro fatto male e inutile»

La decisione di istituire una commissione è stata approvata dal consiglio comunale nell'estate del 2005. L'incarico vero e proprio per la ricognizione e valutazione degli immobili è stato però assegnato esattamente un anno dopo, il 13 giungo del 2006. Il compito è stato affidato a due tecnici, per un importo complessivo di 8 mila euro.
Quale doveva essere il risultato finale? Avere una mappa completa del patrimonio edilizio pubblico di Chieti. «Solo la settimana scorsa», denuncia il consigliere di An e vice presidente del consiglio comunale Umberto Di Primio, «al consiglio comunale è approdata la relazione». Dopo 24 mesi di attesa però il lavoro non sembra aver soddisfatto pienamente, almeno per quanto riguarda la minoranza di centrodestra.
«La relazione risulta essere priva di un corretto approccio metodologico», illustra Di Primio, «è superficiale rispetto alla individuazione degli immobili e della possibile loro destinazione, non contestualizzata in un più ampio progetto riguardante il centro storico della città».
Sempre secondo il consigliere comunale di minoranza «non si è di fronte ad una vera e propria relazione» ma ad una «mera elencazione di immobili e, in alcuni casi, è specificata una possibile destinazione». Un lavoro, quindi, conclude Di Primio, «assolutamente inutile ai fini della utilizzabilità della stessa nell'ambito di un piano unitario di valorizzazione (puv)».
I punti contestati non sono pochi: «ci sono indicazioni molto sommarie, e non inserite in un quadro organico complessivo» e si evince una «inadeguata concertazione tra i vari enti individuati e le loro programmazioni».
Bocciate anche le conclusioni finali: «risultano essere aleatorie».
E Di Primio fornisce anche una scaletta precisa per spiegare cosa in realtà doveva saltare fuori: ci voleva «una attenta ricognizione del patrimonio edilizio inutilizzato/sottoutilizzato», l'analisi «delle caratterizzazioni architettoniche e storico-artistiche, delle vocazioni fisico/funzionali, anche riguardo alle capacità e possibilità di trasformazione e di relazione al contesto urbano». E poi ancora: «una azione di marketing territoriale, da attivare già in fase ricognitiva, per l'individuazione di nuovi eventuali operatori, pubblici o privati, interessati a proporre iniziative», «redazione di un vero e proprio "master plan" per il Centro Storico con indicazione dei progetti e dei processi attuativi da realizzare direttamente e tramite altri operatori».

03/03/2008 9.35