Nessuno candida Rapagnà e lui comincia lo sciopero della fame

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Dalla scorsa mezzanotte Pio Rapagnà ha iniziato un «indignato e ribelle» digiuno di protesta a sostegno della sua e di altre candidature «indipendenti ed esterne». Rapagnà si aspetta che i grandi e piccoli partiti chiamino a sé quegli abruzzesi «che si siano impegnati per la riforma della politica, la riduzione dei costi e degli sprechi, il ridimensionamento delle strutture amministrative intermedie e degli enti strumentali».


Rapagnà ha ripercorso la sua carriera politica e sociale degli utlimi anni: «mi sono battuto per la riduzione dei costi della politica, per la riduzione del traffico pesante sulla statale 16, per l'abrogazione di norme capestro, nazionali, regionali e comunali, su antenne selvagge, stazioni radio base, telefonia mobile» e tanto altro.
Insomma, forse adesso si aspettava un qualche riconoscimento o che almeno qualche partito decidesse di arruolarlo.
Ma niente da fare: «mi sembra assurdo e strano», contesta Rapagnà, «che, rispettivamente, l'Italia dei Valori con Di Pietro e Leoluca Orlando, il Partito Democratico con Veltroni ed i Radicali e la Sinistra Arcobaleno con Bertinotti ed i Verdi di Pecoraro Scanio, che pure dicono di essere i "paladini nazionali" di questi stessi problemi, non sentano il "dovere morale e politico" di candidare ed eleggere in Abruzzo nelle loro liste persone come me ed altre che, sugli stessi problemi in Abruzzo sono, insieme a tanti Comitati ed Associazioni, tra i più impegnati ed "esposti"».
Adesso l'ex parlamentare si aspetta «un segnale di "apertura unitaria" promossa da Luciano D'Alfonso. Ma in particolare mi sento in diritto di pretendere, da Leoluca Orlando e da Pecoraro Scanio, un "riconoscimento politico" per le "candidature di servizio" da me accettate e personalmente finanziate con La Rete nel 1994 e con i Verdi per la Pace nel 1999 cui essi, dopo e per tutti questi anni, non hanno inteso dare alcun seguito in Abruzzo».
01/03/2008 11.51