Rapagnà: «la Regione cancelli la legge che blocca i referendum»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Già nei giorni scorsi l’ex parlamentare Pio Rapagnà aveva denunciato l’impossibilità di promuovere referendum abrogativi in regione almeno fino al 2012.
Oggi sempre Rapagnà chiede alla Giunta «un segnale» per consentire la partecipazione referendaria dei cittadini prima di quella data.
La nuova Legge Regionale (19 dicembre 2007, n. 44), che disciplina il referendum abrogativo, ha inserito, tra gli altri previsti dal nuovo Statuto, lo sbarramento, prima non previsto, che impedisce lo svolgimento delle operazioni e delle attività relative alla indizione e allo svolgimento di referendum abrogativi nei tre mesi antecedenti e nei tre mesi successivi alla data fissata per le elezioni politiche o amministrative di almeno la metà dei Comuni o delle Province della Regione.
«Se entro il 13 marzo prossimo il Consiglio Regionale non abrogherà la lettera c) dell'art. 16 della L.R. 44/2007», spiega Rapagnà, «il Comitato si verrà a trovare nella impossibilità di esercitare e rendere effettivo un diritto: infatti nella primavera del 2009 si verificherebbe una “assurdità istituzionale” e le elezioni amministrative impediranno lo svolgimento di referendum abrogativi regionali, che, tra l'altro, si terrebbero a costo zero se concomitanti con l'eventuale referendum nazionale, o con le stesse elezioni europee e amministrative provinciali».
Senza la modifica richiesta il primo referendum abrogativo della storia abruzzese si potrà svolgere, forse ed eventualmente, non prima di 4 anni.

[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=13932 ]LA PRIMA DENUNCIA DI RAPAGNA'[/url]

28/02/2008 15.47