Provincia Teramo:«massima preoccupazione per la sanità nel nostro territorio»

Alessandro Biancardi

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TERAMO. La scelta di istituire in Abruzzo due “aziende ospedaliere universitarie”, da sola, inficerebbe l’intero Piano Sanitario Regionale. Questa l’opinione del Consiglio Provinciale che, ieri pomeriggio, dopo un lungo e articolato confronto, ha licenziato all’unanimità un documento sulla condizione della sanità teramana e più in generale sulle proposte contenute nel Piano Sanitario Regionale. ALBORE MASCIA: «SOLO IL CONSIGLIO REGIONALE PUO' RISOLVERE IL PROBLEMA DEI PRECARI ASL»
Il documento è il frutto del lavoro della Commissione provinciale sulla sanità, presieduta dall'assessore alle politiche sociali, Mauro Sacco e composta da consiglieri di maggioranza e minoranza, da operatori sanitari, medici, sindacalisti, rappresentanti del mondo del volontariato e del Tribunale del malato.
«Nel ribadire la condivisione dei valori, degli obiettivi generali e dell'impostazione culturale del Piano – si legge nel documento licenziato dal Consiglio – si ritiene di dover esprimere la massima preoccupazione in ordine a scelte che sembrano contraddire in modo vistoso premesse e attese”. Si chiede, quindi, alla Regione Abruzzo, di “ascoltare la voce dei territori e le proposte in merito al riordino dei posti letto e della rete ospedaliera».
A questo scopo e per un confronto approfondito sui temi della politica sanitaria, la conferenza dei capigruppo, ha deciso di convocare un Consiglio Provinciale aperto per il 1° marzo, alle ore 8.30. Saranno invitati i consiglieri e gli assessori regionali.
Le maggiori preoccupazioni, sulla base delle ragioni esposte nel documento approvato derivano dalla volontà della Regione di costituire due aziende ospedaliere universitarie che «per dimensioni e quantità di risorse costituiranno i destinatari quasi esclusivi delle risorse finanziarie generali».
Una scelta pericolosa, di fronte alla quale, ha detto l'assessore alle politiche sociali Mauro Sacco: «non si può rimanere inermi» perché: «nelle fragilità e nei vuoti della presenza del sistema sanitario regionale si determinerebbero aumenti di mobilità passiva, incentivi alla presenza di strutture private che non svolgeranno funzioni complementari ma sostitutive del pubblico».

«GRAVE SOFFERENZA»

Una condizione di grave sofferenza, quindi, quella della sanità teramana che pagherebbe, secondo l'analisi di molti consiglieri provinciali, colpe e soprattutto debiti derivanti da altri territori: “I beni della nostra azienda sanitaria sono stati ipotecati dalla Regione per pagare il buco della sanità privata” ha affermato Lanfranco Venturoni, del Popolo della Libertà.
«La gestione teramana è stata la più virtuosa e oggi paga le colpe di altri».
«Quello teramano – ha dichiarato il consigliere Leandro Di Donato del PD che ha coordinato i lavori della commissione sanità – con i suoi quattro presidi e una bassa incidenza del privato rappresenta un modello che va difeso: o si salva tutto o si perde tutto».
A questo proposito, nel documento, si legge: «Lo stato di grave disagio che pesa sugli operatori e sugli utenti, determinato da croniche carenze di organico, da strutture inadeguate, da strumentazioni obsolete, deve trovare chiare soluzioni che indichino tempi e risorse per la loro attuazione. Questi atti sono assolutamente urgenti e necessari e costituiscono una sorta di pre-condizione , in mancanza della quale ogni discussione su modelli, obiettivi, organizzazione è sterile e foriera solo di altro disagio».
Sulla base delle osservazioni arrivate dai consiglieri Raimondo Sfrattoni (Rifondazione) e Lanfranco Venturoni (Pdl) il documento è stato integrato con due emendamenti: sul rafforzamento del servizio di prevenzione e medicina del lavoro e sul fatto che la Asl teramana non ha contratto debiti, a differenza di quanto accaduto in altre realtà.

In provincia di Teramo esiste un sistema ospedaliero, composto dai quattro presidi e dall'insieme di tutte le strutture sanitarie territoriali.
«Lo stato di grave disagio che pesa sugli operatori e sugli utenti, determinato da croniche carenze di organico», si legge nel documento approvato, «da strutture inadeguate, da strumentazioni obsolete, deve trovare chiare soluzioni che indichino tempi e risorse per la loro attuazione. Questi atti sono assolutamente urgenti e necessari e costituiscono una sorta di pre-condizione , in mancanza della quale ogni discussione su modelli, obiettivi, organizzazione è sterile e foriera solo di altro disagio. Tale situazione, essendo straordinaria, richiede interventi straordinari. Chiediamo perciò che la Regione se ne faccia carico trovando le risorse necessarie per ridare alla sanità provinciale, che a differenza di altre ASL non ha contratto debiti, il rinnovamento delle strutture sanitarie,, strumenti, risorse finanziarie e professionalità tali da permettere a tutti gli operatori di operare con serenità e ai cittadini di avere prestazioni sanitarie adeguate ed efficaci».
Il consiglio provinciale ha poi chiesto che sia «assegnata una chiara funzione e una specializzazione in relazione sia agli altri ospedali, sia alla configurazione che essi hanno storicamente assunta. Queste scelte devono essere operate ponendo il sistema sanitario tramano in relazione con i sistemi sanitari delle altre ASL. Solo con una programmazione regionale, all'interno di una visione complessiva, è possibile e agevole operare quelle scelte generali che configurano un sistema. In questa direzione, riteniamo che al nostro sistema vadano assegnate, così come agli altri, alcune specialità di rilevo regionale rafforzando così il sistema regionale, razionalizzandolo e qualificandone l'intera offerta».

«L'Abruzzo, per le sue dimensioni, per sua conformazione fisica, per l'assetto urbanistico, per la sua struttura sociale e demografica», si legge ancora,«non ha affatto bisogno di due Aziende Ospedaliere Universitarie. Al contrario, come pure nelle premesse dello strumento di pianificazione è detto, c'è bisogno di un sistema ospedaliero e territoriale articolato, razionale nell'offerta e nelle spese, adeguato alla domanda di salute, efficace nelle cure e nella prevenzione, efficiente nella gestione dell'organizzazione generale, capace di fronteggiare le emergenze , lungimirante nel programmare le linee di intervento. Da qui dovrebbe discendere la scelta strategica di rafforzare la medicina del territorio e la prevenzione, gli ospedali di frontiera, all'interno di un disegno generale di sanità pubblica regionale, che vede nel recupero della mobilità passiva non solo quote finanziare da riportare all'interno del sistema, ma anche una sfida di qualità e di efficienza».

26/02/2008 9.02

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ALBORE MASCIA: «SOLO IL CONSIGLIO REGIONALE PUO' RISOLVERE IL PROBLEMA DEI PRECARI ASL»

PESCARA. «Il problema, però, andrà risolto nelle sedi competenti, ossia dal Consiglio regionale che sarà chiamato ad assumersi una responsabilità chiara: mandare a casa 500 dipendenti, madri e padri di famiglia o dare loro un posto di lavoro definitivo, sicuro, come sta facendo per i precari della Regione e dell'Arta». Lo ha affermato ieri sera il Consigliere comunale di Alleanza Nazionale Luigi Albore Mascia, Vicepresidente del Consiglio, dopo che il Consiglio comunale di Pescara ha approvato con 19 voti a favore l'ordine del giorno proposto dalla Commissione consiliare Sanità. Un documento in cui si impegna il sindaco ad attivare ogni mezzo per la stabilizzazione dei precari, a partire dalle 16 unità del Cup che dovrebbero restare a casa a partire dal 29 febbraio.
Per salvare i posti di lavoro dei precari Albore Mascia ricorda che «è in itinere una legge regionale che però interesserà solo quei dipendenti che hanno svolto l'attività per 3 anni consecutivi e siano in servizio al momento dell'approvazione del provvedimento legislativo».
26/02/2008 11.04