Sabato a Vasto arriva la lista civica di Oliviero Beha

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Si parlerà della situazione italiana e degli sbocchi possibili alle prossime elezioni politiche. Si parlerà «della deriva ingloriosa di un ceto dominante, arrogante e disinvolto che, gestendo il “potere” con metodi feudali (senza adeguato contrasto politico), in oltre 60 anni di repubblica, non ha saputo e voluto “cambiare”, né tanto meno “rinnovarsi”, facendoci sprofondare in “Italiopoli” ed “Abruzzopoli”».
Di ciò e di come uscire dalla «palude-Italia», discuteranno sabato 16 febbraio 2008, a Vasto, Oliviero Beha ed Elio Veltri, del Comitato Promotore della “Lista Civica Per La Repubblica Dei Cittadini”, insieme ai cittadini abruzzesi e ai delegati delle regioni del Centro-Sud.
«La partecipazione dei lavoratori, delle Associazioni e dei Comitati», spiega il coordinatore Antonio Colella, «è particolarmente gradita, a fronte della delicata emergenza sui problemi della sicurezza sul lavoro, licenziamenti, condotte antisindacali, precariato diffuso, controllo dei prezzi, mutui, “monnezza”, temuto “inquinamento” della costa abruzzese, “comitati di affari” e questione “morale” (con annessi arresti e procedimenti penali), che saranno sicuramente al centro del dibattito».
La scelta della data non è casuale, ma cade nel 16° anniversario di “Mani Pulite” che, secondo gli organizzatori «non fu un “incidente della storia”, ma un periodo nel quale l'operaio di Mirafiori, così come il contadino della Basilicata ed ogni cittadino italiano, videro finalmente affermata la loro “pari dignità” ed “uguaglianza” di fronte alla legge, allorquando anche i “potenti” della politica, dell'economia e di ogni settore, furono chiamati a rispondere dei loro reati, come l'umile uomo della strada».
Nello stesso Politeama Ruzzi di Vasto dove si terrà l'incontro, il 17 febbraio 1996 Elio Veltri presentava il suo libro “Manifesto per un Paese normale”.
«Sappiamo come è andata a finire», spiega Colella, «i politici, che dovrebbero spiegare al popolo italiano nel nome del quale si amministra la giustizia, perché sono accaduti taluni fatti, sono coloro che, invece, stabiliscono chi è un “buon giudice” o “cattivo magistrato”. E così, giudici o magistrati come Clementina Forleo e Luigi De Magistris, colpevoli solo di essersi imbattuti nelle loro inchieste, nei “santuari” della politica, vengono violentemente attaccati, mortificati, scippati delle loro inchieste e messi sotto accusa. La Storia qui, da “maestra di vita” e “giudice imparziale”, diventa un “drago mostruoso” che calpesta chi non sa o non riesce a cavalcarlo. Perciò ribadiamo qui la nostra solidarietà al GIP Forleo e al PM De Magistris, per avere essi saputo difendere con dignità e fino in fondo il loro ruolo, l'indipendenza della Magistratura e il decoro delle Istituzioni».
12/02/2008 8.20