Roccamorice, ex sindaco Palumbo:«caduti per colpa di Di Matteo»

Alessandro Biancardi

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DIETRO LA POLITICA. LO SFOGO/2. ROCCAMORICE. Adesso l'ex sindaco di Roccamorice, Francesco Palumbo, dopo la caduta del suo governo, si è tolto proprio qualche bel sassolino dalla scarpa. O forse sarebbe meglio chiamarlo macigno, e ci si interroga su come abbia fatto a camminare serenamente con un tale ingombro. PECI: «QUERELO PER DIFFAMAZIONE L’EX SINDACO»
Ieri a mezzogiorno, poco prima del pranzo domenicale, l'ex amministratore ha radunato la sua cittadinanza e in un accorato discorso ha vuotato il sacco.
Tutto quello che prima non si osava dire è stato sputato fuori, forse per risentimento, forse per vendetta o semplicemente per mettere al corrente i roccolani di tutto quello che è accaduto.
Palumbo ha anche annunciato che adesso metterà in piedi una associazione di cultura politica.
«L'obiettivo è quello di costruire la classe dirigente del futuro, mettendo da parte appartenenze politiche ed insegne di partito. Vogliamo interloquire con persone oneste e responsabili».
L'ex sindaco ha ripercorso gli esordi della sua carriere politica («ho cominciato tutto giovanissimo, dodici anni fa, iscrivendomi al P.D.S») per poi arrivare a raccontare la fine del suo mandato.
Il bersaglio principale è stato uno: il consigliere comunale e regionale Donato Di Matteo (Pd), chiamato sempre «concittadino illustre» e quasi mai nominato per esteso.
Tanto ogni riferimento era comprensibile a chi stava ascoltando….
Ha raccontato episodi, stralci di conversazioni da rasentare il comico.
Nel suo discorso Palumbo ha mostrato la vera faccia della politica, quella che dall'esterno si vede poco e male.
Quella che si conosce appena e che forse, adesso, la gente comune sta cominciando a capire.
Quei giochi di potere che reggono i governi e li fanno anche cadere e che spesso nulla hanno a che fare con il bene pubblico ma solo con l'amministrazione del potere privato.
E' partito dalla sua elezione, nel 2004 e qui cominciano gli altarini:
«Non ho avuto voce in capitolo sulla composizione della lista», ha assicurato. «Già era stabilito altrove chi si doveva candidare e chi erano gli assessori».

«ERO UN MULO STRACARICO DI ZAVORRE»

«Ho iniziato questo mandato da sindaco con difficoltà», ha assicurato, «come un mulo stracarico di zavorre. Sembrava che la squadra amministrativa, eterogenea e disarticolata, fosse stata congegnata apposta per non funzionare. Condannati all'immobilismo».
E poi c'era quel concittadino illustre… così ingombrante anche per la stessa attività amministrativa: «i primi dieci mesi di amministrazione», ha rivelato, «sono stati contrassegnati dalla necessità di lavorare in funzione della candidatura regionale di un nostro illustre concittadino. Nulla doveva essere fatto che potesse nuocere o recare danno al candidato. Anzi ci dovevamo mettere tutti a disposizione affinchè raggiungesse il suo obiettivo. Dobbiamo riconoscere, nostro malgrado che ci siamo prestati al gioco.
Riponevamo fiducia in quella persona», ha ripetuto più volte.
Ma poi qualcosa è andato storto:«non è successo nulla, sebbene il nostro prode abbia raccolto ben 12mila voti».
Anzi, a detta dell'ex sindaco le cose sono anche peggiorate:«l'amarezza e la delusione per non essere stato nominato assessore si scatenò sul Comune e si trasferì nei rapporti personali: in poco tempo si guadagnò la palma di denigratore più accanito dell'amministrazione comunale».
Ed è bagarre anche in occasione della Festa dell'Emigrante in cui Di Matteo si sarebbe irritato per essere stato invitato "solo" in qualità di consigliere comunale.
«"Non lo sapete che sono il presidente del Cram?", ci disse imbufalito e io manco sapevo cos'è 'sto Cram….», ha detto ieri Palumbo.

«PROMESSE DI FONDI REGIONALI»

E sempre secondo la ricostruzione dell'ex primo cittadino il consigliere regionale assicurava stanziamenti di fondi regionali solo se a dirigere gli assessorati ci fossero state persone a lui vicine: «diceva che come consigliere regionale poteva fare arrivare a questo Comune tanti finanziamenti», ricorda, «ma lo avrebbe fatto solo se il nostro assessore ai lavori pubblici si fosse dimesso».
E l'assessore si dimise.
La cosa più esilarante è la postilla scritta dallo stesso assessore e firmata da tutti gli assessori: «a conferma dei fatti riferiti si chiede la sottoscrizione di questa lettera da parte dei presenti alla riunione per evitare che Di Matteo ritratti e neghi, come sua abitudine, quello che ha detto».
Il Comune ha fatto poi pubblicare un volume su Roccamorice: «Di Matteo promise un finanziamento di 10.000,00 €uro. Persino alla presentazione del libro partecipando rivendicò espressamente questo merito. Questo finanziamento non è mai arrivato. Così come non è mai arrivato il finanziamento di € circa 6.000,00 €uro assicurato per la restaurazione del portone ottocentesco di ottima fattura. Anche in tale occasione il Capogruppo P.D. partecipò alla cerimonia di ricollocazione, ne rivendicò il merito, incassò gli applausi ma degli euro promessi nulla».

«LA FOLLIA DEI LAVORI ALLA BASILICA»

Ma l'evento che più di tutto ha contribuito a incrinare i rapporti interni alla maggioranza è stato l'affidamento di Santo Spirito alla Fondazione di Samorindo Peci, "Ricercatori per la Vita".
«Una vera e propria follia», ricorda l'ex sindaco.
«Questo sedicente dottor Peci, accompagnato in pompa magna da alcuni consiglieri comunali avrebbe dovuto far risplendere l'Abbazia Celestiniana, avrebbe sistemato le tegole del manto di copertura, ripristinato i servizi idraulici ed igienici, avrebbe dato lustro e prestigio al paese con l'organizzazione di convegni e giornate di studio. Andiamo in Consiglio per l'approvazione dell'affidamento il 13 maggio 2006 del tutto impreparati. Scoppia un putiferio. Dal giorno successivo trapelano notizie di espulsioni dall'ordine, di lauree mai conseguite, di titoli mai posseduti, di fotomontaggi, e di altro ancora. Alcuni di noi si convincono di aver fatto un grave errore. Mio malgrado e con profondo turbamento interiore, sono trascinato in una polemica con il Parroco e con l'Arcivescovo. Intanto, su esposto della minoranza, la Procura della Repubblica vuole vederci chiaro, intende acquisire le carte e vuole interrogare il sindaco. Mi presento dinanzi il Magistrato puntuale e con la coscienza a posto. Il colloquio è cordiale e sereno: la pratica viene di lì a poco archiviata».
L'amministrazione comincia il dietrofront: «il contratto di gestione non lo firmiamo, sospendiamo la delibera poi avviamo il procedimento per l'annullamento, annullamento che avrà luogo a luglio 2007. Una soluzione condivisa da tutti? Macchè, un consigliere difende imperterrito la linea Peci. Un altro sostiene che, in fondo non ha avuto la possibilità di operare e di dimostrare le proprie capacità:bisogna dargli tempo e fiducia».

ACQUA E PD, UNA MISCELA ESPLOSIVA

E la caduta dell'amministrazione sarebbe dovuta a poltrone non spartite a dovere.
«Ti rifiuti di darmi la delega all'assemblea A.C.A?…. stai attento che se non mi dai la delega, sarà guerra». Nulla da fare, il sindaco non assegnò quella delega e così il colpo di genio: «in quel momento Di Matteo decise di far cadere l'amministrazione».
A questa situazione, assicura Palumbo, si sommano poi le lotte fratricide del neo partito democratico: «Dopo la vittoria sorprendente alle primarie del 14 ottobre, con la netta affermazione delle liste di Letta non potevamo sottrarci dal partecipare alla costituzione degli organismi dirigenti locali da protagonisti». Invece «il capogruppo P.D. (Di Matteo, appunto) ignora il dato emerso dalle primarie e propone: "Siccome sono magnanimo, facciamo dieci posti ai Ds e dieci alla Margherita"» E qui la rottura definitiva. Palumbo annuncia alla stampa la costituzione di una lista autonoma: si va da soli. Ma a questo punto è troppo, l'oltraggio è insopportabile.
«Domani Francesco Palumbo deve cadere», era questo l'obiettivo principale.
Cominciano febbrili le consultazioni telefoniche.
Il capogruppo Pd non ha la forza per far cadere l'amministrazione da
solo: gli mancano uno o due elementi. Insomma ha bisogno di una stampella, di un aiutino: «impietositosi, arriva il soccorso del capogruppo della minoranza».
Il resto è storia.

Alessandra Lotti 04/02/2008 10.22

PECI: «QUERELO PER DIFFAMAZIONE L'EX SINDACO»

Il dottor Samorindo Peci replica alle affermazioni di qualche settimana fa dell'ex sindaco di Roccamorice Palumbo e annuncia una querela per diffamazione.

«Ringrazio il direttore che mi dà diritto di replica, ma la questione del rapporto fra la mia persona, l'associazione che rappresento e l'ex sindaco di Roccamorice è talmente lunga e aggrovigliata che avrei bisogno di pagine e pagine per farla comprendere al lettore. Dirò che una querela per diffamazione a mezzo stampa è andata oggi ad aggiungersi alle altre già presentate alla Procura della Repubblica».
Il dottor Peci spiega però «che il Tribunale di Pescara ha dato ragione ai Ricercatori per la Vita e che quindi ci rivedremo quest'estate a Santo Spirito. Tutto il resto è il tentativo mal riuscito di una persona vittima di giochi politici che nulla hanno a che fare con noi, di trovare un capro espiatorio. Lui è stato il nostro unico interlocutore, come ben dimostrano le numerose mail e gli sms periziati ormai materiale per la procura che mi inviava. Lui sa che le chiacchiere erano infondate e che i Ricercatori, nel breve tempo intercorso, hanno fatto miracoli per rendere S. Spirito usufruibile dai pellegrini e organizzarvi eventi di risonanza nazionale e internazionale. Cosa spera di ottenere tirandoci nuovamente in ballo, non so; quel che è certo è che chi è causa del suo mal, non può che piangere sé stesso e lo diffido dal pronunciare nuovamente parole infamanti contro la mia persona e i Ricercatori per la Vita».

28/03/2008 15.36