Concorsopoli Montesilvano. Fini: «dormiamo sonni tranquilli»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2118

PESCARA. «Auspico che la magistratura faccia il suo corso rapidamente. Il vero problema sono i tempi biblici». Così ieri il leader di Alleanza Nazionale è uscito dall'imbarazzo di trovarsi a Pescara a pochi giorni dalla mazzata piovuta sul suo partito e su Forza Italia sui presunti concorsi taroccati al Comune di Montesilvano.


PESCARA. «Auspico che la magistratura faccia il suo corso rapidamente.
Il vero problema sono i tempi biblici». Così ieri il leader di Alleanza Nazionale è uscito dall'imbarazzo di trovarsi a Pescara a pochi giorni dalla mazzata piovuta sul suo partito e su Forza Italia sui presunti concorsi taroccati al Comune di Montesilvano.L'occasione di ieri sera, al teatro Massimo di Pescara, era rilanciare i temi del partito e ricordare la scomparsa di Nino Sospiri, avvenuta il 2 gennaio di due anni fa.
Durante la sua permanenza in città Fini non si è potuto sottrarre alle domande sulla vicenda Concorsopoli che ha gettato scompiglio nel centrodestra Montesilvanese, per poi passare alle prossime amministrative di Pescara, al governo Prodi e alla morte di Benazir Bhutto.

CONCORSOPOLI: «DORMIAMO SONNI TRANQUILLI»

«Sospiri non ha ricevuto alcun avviso di garanzia, quindi non c'è nessuna indagine su di lui», ha detto fermamente il leader di An che ha assolto in pieno l'erede di Sospiri senior proprio nel giorno del ricordo.
In realtà per la legge italiana, (Fini non lo sa o preferisce non farlo sapere in giro) il Pm non ha l'obbligo giuridico di notiziare immediatamente il cittadino che è sottoposto ad indagini e che ha acquisito la qualità di indagato (e questo per ovvie ragioni).
Lo fa solo nel momento in cui occorra compiere un atto cui - secondo il dettato del codice di procedura penale - il difensore dell'indagato abbia diritto di assistere.
Questo non vuol dire per forza di cose che Sospiri Jr sia sicuramente indagato, ma nemmeno che non lo sia.
Fini ha ricordato che le indagini hanno preso il via da «un esposto anonimo» e questo «ci consente di dormire sonni ipertranquilli, tra tre cuscini. Io non faccio l'avvocato, ma un conto è il rinvio a giudizio e un conto è che il magistrato disponga le indagini dopo un esposto anonimo, altro ancora sono le sentenze. Il problema sono i tempi biblici».

«PER PESCARA HO QUALCHE NOME MA NON LO DICO»

Bocca cucita, invece, sul nome del prossimo candidato del partito alla carica di sindaco di Pescara alle prossime amministrative di primavera.
«Mi auguro - ha detto – che la classe dirigente riesca a trovare una candidatura unitaria e non ha senso - ha chiarito - che il sindaco di Pescara venga indicato a livello nazionale. Il tavolo che deve risolvere il problema è regionale, e spostare il problema a Roma indicherebbe il venir meno della leadership regionale». Quanto ai nomi «ci sono ma non li faccio»- ha concluso Fini.
Il leader di An si è detto «dispiaciuto» che Pastore abbia declinato l'invito a candidarsi a sindaco.
Ma pare che sarebbe pronto un ripensamento…

ALITALIA: «DOVREBBE RESTARE IN ITALIA»

Il leader di An ha commentato anche la scelta definitiva che avverrà a metà gennaio sulle sorti della compagnia di bandiera.
«Le chiavi di casa mia vorrei che rimanessero in Italia, non altrove.
Comunque l'unico modo serio per salvare l'Alitalia è vedere tra i due piani industriali qual è quello che da' più garanzia, ma io non sono in grado di farlo perchè non li ho letti».

PRODI, BHUTTO E CONTRADA

Per Fini anche Prodi sa che «questo Governo ha da tempo il più basso tasso di popolarità nella storia repubblicana. Non é un piccolo incidente di percorso, non è una crisi di fiducia determinata da un provvedimento impopolare o sbagliato, è un governo che non è entrato in sintonia con la Il leader di An ha poi commentato il tragico attentato di ieri in cui ha perso la vita Benazir Bhutto: «è la dimostrazione che chi pensava di aver vinto la guerra nei confronti dell'integralismo, del terrorismo jihadista, si deve ricredere perchè l'Iraq oggi non è più la madre di tutte le battaglie, come diceva Saddam. In Iraq, anche se puo' sembrare paradossale, la situazione si sta normalizzando» E sulla grazia a Contrada Fini ha detto di non pronunciarsi perché sono ben chiare quelle che sono le prerogative del capo dello Stato.
«Qui - ha spiegato - si tratterebbe, se ho ben compreso, di una grazia per motivi di salute. In più trattandosi di un funzionario dello Stato, condannato in via definitiva per collusione, associazione esterna di tipo mafioso non ci si può dividere tra innocentisti e colpevolisti».



28/12/2007 9.03