Confcommercio:«Regione assente, meglio un rimpasto per salvare il salvabile»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. E’ stata una “mazzata” senza mezzi termini come nel suo stile. Così oggi durante un incontro con la stampa il Presidente di Abruzzo Confcommercio Ezio Ardizzi, per la prima volta nella storia dell’Organizzazione, si è rivolto alla Regione chiedendone un rimpasto dei vertici, al fine di restituire, nell’ultima fase della corrente legislatura, nuova energia e slancio ad una compagine governativa che al momento sembra essersi arenata.
L'organizzazione ha reclamato a viva voce l'entusiasmo necessario a produrre azioni legislative utili e costruttive per l'economia in generale e per il settore commerciale in particolare.
La presentazione della proposta di un rimpasto dell'attuale compagine del Governo regionale, del quale si avverte la necessità al di là degli attuali problemi di bilancio (con uno spaventoso buco di oltre 160 milioni di euro), si inquadrerebbe perfettamente nei compiti istituzionali dell'ente che rappresenta i commercianti.
«Possiamo affermare, senza tema di smentita, che ormai la Regione si trova all'epilogo, i conti non tornano e si fa fatica persino a redigere il bilancio regionale che, apprendiamo dalla stampa, presenta un buco di ben centosessanta milioni di Euro», così si legge in un documento stilato dall'organizzazione.
«I settori produttivi, che dovrebbero rappresentare la base per il rilancio economico, sono stati da tempo abbandonati al loro destino, con una decurtazione progressiva delle risorse regionali. Si fa un gran parlare della riduzione dei costi della politica ma i provvedimenti adottati in questo campo sono solo palliativi.
La concertazione è rimasta sulla carta; le parti sociali vengono convocate solo per ratificare quanto già deciso in campo politico».
«Riteniamo pertanto che solo dando una “reimpostazione” all'odierno assetto dei vertici della Regione», ha detto Ardizzi,«sarà possibile per questi ultimi ottenere nuova vivacità e nuova spinta, trovando la giusta energia per affrontare gli argomenti e le altre proposte che Abruzzo Confcommercio ha presentato all'ente regionale, e che appaiono oggi indispensabili ed improcrastinabili per sostenere il comparto commerciale che, senza tema di smentite, appare come il principale volano dell'economia abruzzese».

LE CRISI PECULIARI DEL SETTORE COMMERCIO

Al settore commercio, poi, la Regione starebbe riservando un trattamento assolutamente speciale.
«Dopo l'approvazione dell'ultima legge regionale di settore», scrive la Confcommercio, « e la conseguente presa di posizione della categoria interessata, che ha portato all'abrogazione della liberalizzazione della grande distribuzione ma non degli orari dei negozi, si trova ora in discussione presso la competente Commissione Consiliare un testo unificato in materia, che non parte, come dovrebbe essere, da una rilevazione dell'esistente. da tempo che gli Organi istituzionali della nostra Regione parlano della riforma della legge – quadro sul Commercio ed è da tempo che Abruzzo Confcommercio ha fatto presente la necessità, prima di attuare la riforma, di attivare “l'Osservatorio del Sistema distributivo in Abruzzo”, se si vuole veramente modificare la programmazione su basi scientifiche. L'Osservatorio è stato istituito dalla Regione Abruzzo nel lontano 2001, ma non è stato mai attivato».

In attesa, però, di poter predisporre una organica programmazione è necessario, sempre secondo la Confcommercio, che la Regione, che risulta al primo posto in Italia per il rapporto tra la superficie di grandi insediamenti commerciali e popolazione, approvi, entro breve tempo un articolo di legge che sospenda da subito le autorizzazioni amministrative alla grande distribuzione, in analogia a molte altre Regioni come Piemonte, Marche, Friuli-Venezia Giulia, Puglia e Sardegna.


LIBERALIZZAZIONI ILLIMITATE ED ORARI DI CHIUSURA

Altra nota dolente richiamata è la liberalizzazione senza limiti della deroga alla chiusura domenicale e festiva dei negozi.
La legge Bersani del 1998 prevedeva la deroga alla chiusura domenicale e festiva, nei Comuni ad economia prevalentemente turistica e le Città d'arte, per i periodi di maggior afflusso turistico.
«La Regione Abruzzo», ha spiegato, «ha riconosciuto ad “economia turistica” indistintamente tutti i Comuni abruzzesi con la conseguenza di consentire deroghe estese sull'intero territorio della nostra Regione per ormai tutto l'arco dell'anno, quindi si è passato dalla deroga alla regola. Prima dell'entrata in vigore dell'ultima legge pasticciata e spinta oltre ogni limite, approvata all'ultimo momento nella confusione più totale della famosa seduta del 23 ottobre u.s., la legge regionale allora vigente sugli orari dei negozi prevedeva che le deroghe alla chiusura domenicale e festiva non potessero superare il numero massimo di ventotto giornate, individuate dai Comuni sentite le Organizzazioni delle imprese commerciali, dei consumatori e dei lavoratori dipendenti».

La nuova legge estende a tutti i Comuni l'ampliamento della deroga alla chiusura domenicale e festiva da 28 a 41 giornate, più sei giornate specifiche aggiuntive (Capodanno, Pasqua, 25 Aprile, 1 Maggio, 25 e 26 Dicembre), oltre alle tre giornate già previste per particolari eventi, che in tutto assommano a ben 50 giornate, cioè la deroga per, diciamo, l'intero anno solare.
Una tale disposizione,se condo Confcommercio, andrebbe interamente a favore dei comparti della distribuzione che, per loro dimensione, possono organizzare turni di lavoro a discapito delle piccole e medie strutture che non hanno tali possibilità, con la conseguenza di aumentare già la caotica circolazione viaria verso zone di ubicazione delle grandi strutture di vendita ed un ulteriore spopolamento dei Centri minori.

LE PROPOSTE DI CONFCOMMERCIO

Ecco, pertanto i principali importantissimi temi proposti per il sostegno ed il rilancio del comparto commerciale:

- Regolamentazione degli outlet, proliferati senza una opportuna programmazione;

- Pianificazione di interventi e incentivi a sostegno delle imprese in occasione dei prossimi “Giochi del Mediterraneo 2009”, importantissima vetrina dell'Abruzzo a livello internazionale;

- Stanziamento di contributi per incrementare e potenziare la sicurezza nei punti vendita al dettaglio;

- Promozione e incentivazione della “certificazione di qualità”, ormai sempre più richiesta non solo dal mercato ma spesso anche dalle stesse normative;

- Valorizzazione dei “Negozi storici”, per il loro valore attrattivo nei confronti dell'utenza anche proveniente da fuori regione;

- Emanazione di norme più severe sull'occupazione abusiva del suolo pubblico da parte di operatori sprovvisti delle necessarie autorizzazioni;

- Realizzazione di esercizi polifunzionali per la sopravvivenza dei centri minori, che permettano anche ai Comuni più piccoli di offrire all'utenza una adeguata serie di servizi in aggiunta a quelli strettamente commerciali;

- Istituzione di un unico Ente Parco che possa gestire con efficienza e rigore l'attività degli attuali 4 Parchi abruzzesi, che spesso hanno ingenerato scelte strategiche discordanti e scollegate, producendo pochi risultati concreti a fronte di un grosso dispendio di energie e risorse. Appare, infatti, totalmente illogico pensare di tenere in piedi quattro consigli di amministrazione, quattro collegi dei revisori, quattro presidenti, quattro direttori, quattro presidenti di comunità per un totale di settanta cariche remunerate!!!! Ma quanto costa il sistema abruzzese per la gestione del territorio destinato a verde? E con quali risultati effettivi? Una situazione paradossale che non necessita di ulteriori commenti.

18/12/2007 13.45