Nuova grana per Bussi: la maggioranza non tiene. Tutti a casa

Alessandro Biancardi

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BUSSI. Dimissioni in massa, martedì mattina, a Bussi sul Tirino dei consiglieri comunali. A presentarle sono stati sette consiglieri: quattro di minoranza e tre di maggioranza. E' caduta così l'amministrazione di centrosinistra guidata dal sindaco Marcellino Maria Chella dalla primavera del 2006. INTANTO OGGI SI DISCUTE IN COMMISSIONE AMBIENTE DELLA CAMERA DELLA DISCARICA TOSSICA
Ha retto poco più di un anno il governo di Bussi che in questo lasso di tempo ha dovuto fare i conti con questioni molto delicate e difficili.
Dalla scoperta della maxi discarica, all'estate di lotta tra Comune e Ato per la gestione dei pozzi. Ultima querelle, che probabilmente ha dato il colpo di grazie ad una situazione già in bilico, il progetto Orim,
che aveva portato lo scorso 13 dicembre alle dimissioni di tre consiglieri di maggioranza. 

«Accolgo con profondo rammarico personale e preoccupazione per il paese il gesto inspiegabile di sette consiglieri che hanno deciso di assumersi questa grave responsabilità di immobilizzare il paese», ha commentato l'ormai ex sindaco Marcello Chella.
Ma di "gesto inspiegabile" gli ex consiglieri di maggioranza non vogliono sentir parlare.
«Siamo amareggiati e la nostra non è stata una decisione facile», spiega a PrimaDaNoi.it Massimo Campitelli (Ds), ex assessore ai Lavori Pubblici.
«Le dimissioni presentate lo scorso 13 novembre erano una richiesta di aiuto, una richiesta al sindaco di metterci intorno ad un tavolo e tornare a discutere insieme per il bene del territorio. Ma lui è andato per la sua strada, da solo. E' mancato il gioco di squadra e quando succede questo la responsabilità non può essere che dell'allenatore».
«E' stata una decisione difficile», assicura anche Lelio Bucci (Margherita), ex vice sindaco e assessore alle Attività Produttive, «e oggi abbiamo la sensazione di aver tradito chi ci aveva dato il proprio voto. Ma è stato un gesto di responsabilità», insiste ancora Bucci. «Mantenere in piedi la maggioranza anche solo per un altro minuto voleva dire andare a finire nella palude».
Oggi i due ex consiglieri hanno la sensazione che bastasse veramente poco per non arrivare alla rottura, una rottura non imputabile all'ultimo consiglio comunale e all'astensione dalla votazione del Bilancio «come il sindaco lascia credere» ma che avrebbe origini lontane: «bisognava rimettere in moto una macchina amministrativa che si era completamente fermata», spiega Bucci. «L'amministrazione era impantanata da molto tempo, la giunta non si è mai riunita, da febbraio scorso siamo senza segretario comunale e non si è provveduto alla sua nomina».
«Ci voleva più dialogo», insiste Campitelli, «bisognava ascoltare le istanze dei gruppi politici e la volontà dei cittadini che su certe questioni si sono fatti sentire».

IL FUTURO DI BUSSI

«Di fronte a grandi e gravi emergenze come l'occupazione, la bonifica dei siti inquinati, il campo pozzi, i potenziali insediamenti industriali, il personale e la farmacia del Comune», ha dichiarato ancora il sindaco uscente, «i sette consiglieri hanno preferito affidare ad un Commissario Prefettizio, con tutto il rispetto per la carica, la difficile gestione di tali fondamentali temi per il paese di Bussi».
Ma Campitelli frena: «il prefetto potrà occuparsi solo dell'ordinaria amministrazione e in questa non rientreranno di certo le gravi emergenze del territorio».
Potrebbe, invece, sbloccarsi con l'arrivo del commissario la questione della Fassa Bortolo per la realizzazione di un impianto industriale che comporterà un investimento di 170 milioni di euro per 250 nuovi posti con prospettive di lavoro per i prossimi 60 anni.
«Sulla Fassa Bortolo ci sono protocolli di intesa sottoscritti tra le parti, chiari indicazioni da parte di tutto il consiglio comunale che appoggia il progetto in pieno. Manca solo il via libera che potrebbe essere dato dal commissario».
Questa sarà una garanzia importante per i 160 lavoratori della Solvay che stanno perdendo il posto di lavoro per la chiusura degli Impianti Cloro-Soda e Cloroderivati.
Ma Chella si dice comunque preoccupato: «ci saranno duri mesi di apprensione per la situazione occupazionale che sta esplodendo e che non potrà avere, ovviamente, risposte adeguate nel breve periodo. Bussi, ora più che mai, aveva bisogno della continuità amministrativa di un sindaco che ha dimostrato, in 18 mesi, di tenere a cuore le sorti del paese più di ogni altra cosa».

Alessandra Lotti 28/11/2007 11.52


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INTANTO OGGI SI DISCUTE IN COMMISSIONE AMBIENTE DELLA CAMERA DELLA DISCARICA TOSSICA


E' in calendario per oggi. Sarà discussa la risoluzione urgente presentata dai deputati Realacci, Fasciani, Acerbo. Nello specifico si obbliga il governo a pensare alla bonifica e si delimita la perimetrazione dell'area inserendola nei siti di interesse.

DI SEGUITO IL TESTO INTEGRALE.

Atto Camera

Risoluzione in Commissione 7-00308
presentata da
ERMETE REALACCI
venerdì 16 novembre 2007 nella seduta n.244

Le VIII Commissione,

premesso che:

hanno destato fortissimo allarme sociale nella Val Pescara e in tutto l'Abruzzo le notizie apparse lo scorso marzo sui mezzi d'informazione relative alle indagini della Procura della Repubblica di Pescara, condotte con l'ausilio del Corpo Forestale dello Stato, che hanno portato alla scoperta e al sequestro di una discarica abusiva di rifiuti chimici tossici situata vicino all'abitato di Bussi sul Tirino (Pescara), in una zona tra il polo chimico, la ferrovia, l'autostrada A25 e il fiume Pescara;

tale discarica, che copre un'estensione di circa 4 ettari, è risultata contenere circa 240 mila tonnellate di materiali altamente inquinati e inquinanti, collocati almeno fino a 5-6 metri di profondità nel terreno, composti da rifiuti chimici pericolosissimi quali cloroformio, tetracloruro di carbonio, idrocarburi paraffinici, tricloroetilene, esacloroetano, percloroetilene, esaclorobutiadene, pentaclobutadieni, tetracloroetano, composti organici clorurati ed alogenati, idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti, idrocarburi paraffinici, tetracloroetilene, triclorobenzeni;

le sostanze rinvenute consistono, per la maggior parte, in scarti di lavorazioni di industrie chimiche, per buona parte provenienti anche da siti industriali diversi da quello di Bussi, se è vero che durante i sondaggi effettuati nel corso delle indagini dal Corpo Forestale dello Stato sono stati rinvenuti diversi contenitori sia in plastica che in metallo recanti ancora le indicazioni relative alle aziende e ai luoghi di provenienza;

nelle settimane successive la situazione si è ulteriormente aggravata, in primo luogo per la scoperta, ancora vicino all'abitato di Bussi sul Tirino, di una seconda discarica abusiva, anch'essa molto estesa e profonda, di circa 5 ettari e con una consistenza di materiali tossici - del tutto simili a quelli della prima discarica - stimata in almeno 250 mila tonnellate; in secondo luogo per il ripetuto emergere - si tratta di un fenomeno ancora in evoluzione - di numerose altre situazioni di inquinamento pesante sul territorio di Bussi e dei comuni viciniori; in terzo luogo per l'acuirsi della crisi idrica dell'area, dovuta al rinvenimento, già riscontrato nel 2004 (Relazione ARTA - Regione Abruzzo del 28 dicembre 2004), di concentrazioni elevate (anche tre volte oltre il limite raccomandato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, confronta Referto ARTA del 15 settembre 2005, Tetracloruro di carbonio 13,8 microgrammi/litro contro un valore OMS di 4) di sostanze altamente nocive quali il Tetracloruro di Carbonio, il Tetracloroetilene e l'Esacloroetano - in buona parte, le stesse rinvenute nelle discariche di Bussi e alcune delle quali non più monitorate dalle strutture di controllo, come il Pentaclorobenzene - in alcuni pozzi idrici posti a valle delle stesse discariche, dai quali ancora oggi - con l'ausilio di processi di filtrazione installati solo a partire dal 2006, la cui efficacia si annulla dopo poco tempo, per ridurre gli inquinanti entro limiti accettabili - viene emunta l'acqua per le esigenze idropotabili di ben 400 mila abitanti della Val Pescara;

la scoperta di un ulteriore sito inquinato nel comune di Bolognano (Pescara) nell'area dello stabilimento «ex Montecatini» con valori elevatissimi di Arsenico consente di allargare ulteriormente il territorio interessato da fenomeni di inquinamento collegati ad impianti per la chimica industriale;

alcuni contaminanti, quali il Tetracloruro di Carbonio, sono stati ritrovati lungo tutta l'asta del fiume Pescara, sia nel fiume che in alcuni pozzi (Chieti, Pescara), a testimonianza della vastità dei fenomeni di inquinamento in atto;

una delegazione della VIII Commissione si è recata in missione a Bussi sul Tirino il 22 ottobre 2007, potendo da un lato constatare direttamente la gravità della situazione, sia dal punto di vista ambientale che sociale, e dall'altro evidenziare alcune ulteriori criticità rappresentate, ad esempio:

dalla mancanza di dati epidemiologici relativi alle condizioni di salute della popolazione locale;

dalla sussistenza di un annoso ritardo nell'approntamento degli strumenti di pianificazione regionale (Piano regionale dei rifiuti, piano regionale delle bonifiche e Piano regionale di tutela delle acque);

dall'impossibilità, per gli enti locali, di far fronte, date le dimensioni e la gravità dei fenomeni di inquinamento accertati, agli urgenti e indifferibili interventi di bonifica dei siti inquinati (si stima che lo smaltimento delle circa 480/500 mila tonnellate di rifiuti tossici rinvenuti richieda l'impiego di circa 100/120 milioni di euro);

dall'esistenza di un profondo sentimento di preoccupazione nella pubblica opinione per l'incerto funzionamento del sistema delle istituzioni territoriali assegnatarie dei poteri di controllo e d'intervento;


dalla presenza di un'altrettanto forte preoccupazione, fra i cittadini e nelle forze sociali, circa il futuro occupazionale del polo chimico di Bussi e più in generale per quel che riguarda la garanzia e la conferma della vocazione industriale di un'area fondamentale per lo sviluppo economico e civile dell'intera regione;

della necessità di un forte coordinamento politico-istituzionale fra tutti i soggetti presenti sul territorio, capace di garantire - su un terreno distinto da quello sul quale si muovono gli organi giudiziari preposti all'accertamento delle responsabilità e quelli tecnici preposti all'approntamento delle misure per la messa in sicurezza e la bonifica dei siti inquinati - un'effettiva tutela dei diritti delle popolazioni interessate alla salute, all'informazione e alla partecipazione ai processi decisionali, nonché al mantenimento dei livelli di sviluppo economico e sociale conseguiti in un secolo di lavoro e di attività industriali,
impegna il Governo:

a tenere costantemente informata la Commissione sugli sviluppi della vicenda, al fine di consentire alla Commissione stessa di continuare a mantenere alta l'attenzione sulle relative problematiche ambientali e sociali;

a sostenere, sul piano sia tecnico che finanziario, le iniziative dirette a continuare la ricerca di altri siti inquinati nella zona - la cui esistenza risulta testimoniata da numerose dichiarazioni raccolte sul territorio e riportate dai locali mezzi d'informazione, - e in ogni caso a rafforzare la sorveglianza e il monitoraggio lungo tutta l'asta fluviale del Pescara;

ad assumere ogni possibile iniziativa di stimolo e di sollecitazione nei confronti delle istituzioni territoriali, affinché sia attivato, accanto al Tavolo tecnico già operante, un Tavolo politico-istituzionale nel quale operare per la definizione di scelte e di interventi il più possibile condivisi, nonché per la tutela del diritto fondamentale dei rappresentanti delle comunità locali (sindaci) e di tutti i cittadini (comitati) ad essere informati e a partecipare ai procedimenti decisionali;

ad assumere, nell'ambito delle proprie competenze, tutte le iniziative volte a fronteggiare tanto l'emergenza ambientale quanto l'emergenza idrica prodotte daifenomeni di inquinamento indicati in premessa, e in particolare:

a) a completare con urgenza il procedimento attualmente in corso per la perimetrazione dell'area inquinata - a partire dai siti delle discariche abusive già scoperte - e per il suo inserimento fra i siti di interesse nazionale del Programma di bonifica del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;

b) a valutare l'opportunità di procedere analogamente per l'inserimento fra i siti di interesse nazionale del Programma di bonifica del ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, anche dell'area di Colle Sant'Angelo, nella quale si trovano i pozzi idrici citati in premessa, dell'asta del fiume Pescara, nonché delle ulteriori eventuali discariche accertate;

c) a garantire che il predetto inserimento delle citate aree fra quelle soggette a tutela a livello nazionale, sia sorretto da una dotazione finanziaria capace di garantire la completa copertura dei costi necessari alla loro messa in sicurezza e bonifica;

d) a promuovere con ogni urgenza, se del caso interessando anche i competenti organismi territoriali e l'Istituto Superiore di Sanità e l'APAT, uno studio sui rischi ambientali e un'indagine epidemiologica sulle condizioni di salute degli abitanti delle aree interessate dai gravi fenomeni di inquinamento in questione;

e) a collaborare, nel rispetto dei rispettivi ruoli e competenze e in osservanza del principio di leale cooperazione fra gli organi e i poteri dello Stato, alle attività condotte dalle autorità competenti, affinché si giunga al più presto al pieno accertamento delle responsabilità dei soggetti inquinatori;

f) a sostenere ogni iniziativa diretta all'applicazione del fondamentale principio di «chi inquina paga» e a garantire ai competenti organi e istituzioni statali, regionali e locali il supporto tecnico necessario per accelerare le operazioni di messa in sicurezza d'emergenza e di bonifica dei siti inquinati, operazioni indispensabili anche per evitare la contaminazione delle falde acquifere;

g) a promuovere ogni misura per garantire un adeguato supporto tecnico delle strutture scientifiche nazionali, del CNR, dell'APAT, dell'ENEA ai processi di messa in sicurezza e di bonifica dei siti, tenuto conto che l'eccezionale gravità della situazione, l'estensione delle aree inquinate e la pericolosità dei componenti chimici inquinanti richiedono interventi di altissima qualificazione professionale, scientifica e l'utilizzazione delle migliori tecnologie disponibili;

h) a salvaguardare la vocazione industriale e le prospettive occupazionali del polo chimico di Bussi, nonché a sostenere, d'intesa con le istituzioni territoriali e le forze del mondo imprenditoriale e del lavoro, ogni iniziativa utile ad attrarre nuovi investimenti e nuove iniziative, per lo sviluppo tecnologico delle produzioni connesse ai più recenti sviluppi della chimica compatibile con uno sviluppo sostenibile (produzioni di nuovi materiali da prodotti naturali, eccetera).


(7-00308)«Realacci, Acerbo, Fasciani».

28/11/2007 12.05