Depuratori, «la Regione torna alle leggi del 1981»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Nell’ultima seduta del 23 ottobre 2007 il Consiglio Regionale non si sarebbe imbattuto solo nella “sveltina” del commercio, come ormai è stata ribattezzata, ma in una altra approvazione, tutt’altro che limpida. 64 SINDACI DELL’ATO4 FAVOREVOLI ALLA NORMA TRANSITORIA ACERBO (RC): «ALLORA INQUINARE E’ RIFORMISTA»
A portarla alla luce è il deputato di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo che spiega: «dando uno sguardo all'ormai noto provvedimento intitolato “disposizioni in materia di programmazione e prevenzione sanitaria” ho incontrato un curioso comma 54 frutto di un emendamento dei creativi legislatori regionali».
Pare che l'autore sia il giovane consigliere Camillo D'Alessandro della Margherita, ormai Pd.
«Vorrei chiedere ai dirigenti del Partito Democratico», incalza Acerbo, «se possono spiegare ai cittadini abruzzesi quale sia il significato del comma 54».
Il comma testualemente recita : «in attesa di adozione di norme regionali contenenti la prima attuazione del D.Lgs. 152/06 i trattamenti appropriati ed i limiti da rispettare per gli scarichi provenienti da agglomerati minori di 2000 a.e. e recapitanti in acque superficiali e di 10.000 a.e. recapitanti in acque costiere, sono quelli previsti dalla L.R. 43/1981».

«Appare evidente a chi conosce la materia», sostiene il deputato di Rc, «che si tratti di una norma volta a salvaguardare le inadempienze degli Ato per quanto riguarda la depurazione delle acque».
Secondo Acerbo «questa norma colloca l'Abruzzo in una posizione assai più arretrata della stessa legge Merli degli anni 70 ormai da tempo abrogata».
La ratio della norma è assai chiara per il consigliere: «consentire agli amministratori del PD di continuare a inquinare i nostri fiumi e il nostro mare.
Chiedo al neosegretario e alla neopresidente del PD abruzzese se non ritengono urgente intervenire affinché questa norma venga cancellata insieme a quella sui centri commerciali. Spero che convengano con me che queste “sveltine” legislative facciano male all'immagine del centrosinistra regionale».
«Il ripristino della norma 43 del 1981 da parte della Regione Abruzzo», sostiene il presidente dell'Ato Giorgio D'Ambrosio, «è solo una norma transitoria disposta per sopperire alla vacatio legis prodotta dalla stessa Regione Abruzzo che in due anni non è riuscita a legiferare in materia».
«La Regione», spiega ancora il dirigente dell'Ato, «avrebbe dovuto emanare un apposito decreto entro il 31 dicembre 2005, ma la proposta di legge (avanzata dall'assessore Srour con il parere della facoltà di ingegneria dell'università de L'Aquila) è rimasta bloccata nelle Commissioni, e non è mai stata varata, lasciando Ato e Comuni nella vacatio legis. A questo punto, dopo due anni di attesa, la Regione ha deciso di intervenire nell'attesa con una norma transitoria che ha ripristinato le vecchie tabelle di riferimento ambientale per consentire il funzionamento di scarichi e depuratori nelle piccole realtà che non possono avere gli stessi parametri di riferimento dei grandi centri urbani».
Il presidente D'Ambrosio ha dunque invitato «l'onorevole Acerbo a informarsi meglio prima di gridare allo scandalo e vedere inciuci-fantasma ad ogni angolo. Soprattutto farebbe meglio a informarsi dai propri consiglieri regionali di Rifondazione comunista che, ripeto, hanno approvato con la maggioranza la norma transitoria; né i consiglieri regionali di Rifondazione possono continuare prima a votare i provvedimenti e poi a dimenticare di averlo fatto, questo comportamento comincia a puzzare di opportunismo».

64 SINDACI DELL'ATO4 FAVOREVOLI ALLA NORMA TRANSITORIA

I sindaci dei piccoli agglomerati dei 64 Comuni dell'Ato 4 sono contrari all'abrogazione della norma transitoria regionale sui depuratori
«Se la norma transitoria approvata dalla Regione Abruzzo per la gestione dei depuratori negli agglomerati al di sotto dei 2mila abitanti venisse cancellata, per i piccoli centri si tradurrebbe in un disastro. Dovremmo chiudere i nostri impianti con gravi ripercussioni anche economiche sugli utenti».
Non usano mezzi termini i sindaci dei 64 comuni dell'Ato 4 pronti a salire sulle barricate contro la revoca della norma proposta dall'onorevole Maurizio Acerbo.
«Se oggi siamo costretti ad aggrapparci a questa norma è solo perché la stessa Regione Abruzzo non è riuscita ad approvare un decreto legislativo chiaro e definitivo, come previsto dalla legge nazionale» hanno detto i sindaci in un documento congiunto.
«Chiedere oggi ai depuratori dei piccoli agglomerati», sostengono i sindaci«di rispettare i nuovi parametri di riferimento stabiliti dal decreto nazionale sarebbe assurdo: alcuni comuni, che contano a malapena 300 abitanti, non possono produrre tanti scarichi quanto città, ad esempio, come Pescara o L'Aquila. Ma il problema riguarda anche centri più grandi, come Spoltore, centri che, essendo dotati di fosse Imhoff (che servono piccoli gruppi di abitazioni) oggi possono beneficiare della norma transitoria. Nessun amministratore ha intenzione di ‘inquinare mari e fiumi' come accusa un po' troppo semplicisticamente l'onorevole Acerbo, al quale ricordiamo che comunque la norma transitoria oggi in vigore impone limiti ben ristretti e validi per garantire la tutela dell'ambiente».
Chiaro l'appello dei sindaci: «Se oggi venissero applicate le nuove tabelle ai nostri territori avremmo due drammatiche prospettive dinanzi: chiudere gli impianti di depurazione o aumentare l'aggravio fiscale sui nostri cittadini per reperire le risorse necessarie ad affrontare ingenti e urgenti investimenti, condizione quest'ultima, che ci rifiutiamo però di accettare. Prima, dunque, di adottare una qualunque decisione nel merito, chiediamo all'assessore Srour, al Governatore della Regione Abruzzo e al Consiglio regionale di essere ufficialmente ascoltati. Magari – hanno concluso i sindaci – all'audizione potrebbe partecipare anche l'onorevole Acerbo che forse potrebbe iniziare a conoscere un po' meglio le piccole realtà locali, le stesse realtà ben note ai consiglieri regionali di Rifondazione comunista che pure hanno approvato la norma transitoria».

13/11/2007 8.49

ACERBO (RC): «ALLORA INQUINARE E' RIFORMISTA»

«Inquinare è riformista», ribatte Acerbo dopo la replica dei Comuni vicini all'Ato. «Non sono proprio al passo con i tempi», ironizza. «Come temevo non comprendo “il nuovo che avanza”, in questo caso con le sembianze di Giorgio D'Ambrosio, emerso quale ispiratore dell'emendamento del Consigliere regionale Camillo D'Alessandro. Inquinare è riformista, come mi spiegano su tutti i giornali autorevoli esponenti del Pd abruzzese, meglio noto come “partito dell'acqua”. Eppure ero convinto che l'interesse pubblico e il dovere dei pubblici amministratori fosse quello di far funzionare come si deve gli impianti di depurazione delle acque».
«Ero persino convinto», continua il deputato di Rifondazione, «che le pubbliche amministrazioni fossero impegnate nel ridurre l'inquinamento dei nostri fiumi e del nostro mare. Invece la geniale trovata dei riformisti nostrani, ma con solidi precedenti nella storia patria, elimina alla radice certe vecchie fissazioni ideologiche. Inquinare si può, basta cambiare la legge ed evitare che i responsabili siano sanzionati. Ringrazio per la sincerità con cui il consigliere regionale D'Alessandro e il presidente (incompatibile) dell'ATO D'Ambrosio hanno rivendicato questa importante iniziativa legislativa. Attendo con ansia le prese di posizione del neosegretario e della presidente del PD abruzzese».

ANOMALIE GIA' EVIDENZIATE NEL 2005

Il circolo del PRC di Spoltore è pienamente d'accordo con Acerbo che sostiene che l'art. 54 della legge Omnibus è una “norma inquinante”. «Aggiungiamo che essa», sostiene il circolo, «viene utilizzata come scappatoia alle reiterate inadempienze che si commettono nel corto circuito amministrativo Aca-Ato».
Già nell'assemblea pubblica tenutasi presso la sala consigliare del comune di Spoltore nel dicembre 2005, la portavoce del comitato cittadino “Cara Acqua” Pina Pagliuca, «evidenziò la gravissima inadempienza contabile secondo cui nel bilancio dell'Aca non veniva riportata la voce obbligatoria relativa al fondo vincolato in cui avrebbero dovuto confluire le tariffe pagate dagli utenti per il servizio di fognatura e depurazione (art. 14, comma1, Legge Galli e disciplinare tecnico di gestione)».
In quella circostanza, ricorda oggi Rifondazione, «il presidente in pectore Bruno Catena, ammise pubblicamente che tale riscontro era vero e assicurò la presenza di tale fondo nei bilanci futuri. Da verifiche incontrovertibili fatte sul bilancio Aca dell'anno successivo, si è registrata ancora questa grave inadempienza. La tariffa che i contribuenti pagano per il servizio depurazione e fognatura è pari a 0,42 euro al mc. Questa quota dovrebbe confluire, secondo legge e inderogabilmente, nel fondo vincolato di cui sopra e di cui non esiste traccia nel bilancio. Che fine fanno questi soldi?»

14/11/2007 9.12

ANCI: «RIMEDIARE AL PIU' PRESTO»

Sulla questione è intervenuta anche l'Anci che ha scritto una lettera all'assessore Mimmo Srour.
«Il ripristino della norma 43/1981 da parte del Consiglio Regionale relativa alla gestione dei depuratori negli agglomerati al disotto dei 2000 abitanti», si legge nella missiva, « è da considerarsi solo quale rimedio-tampone in ordine alla persistente assenza di un quadro legislativo regionale, attuativo della legislazione nazionale in materia. Nessun sindaco abruzzese è contento di ciò».
L'Anci invita l'assessore alla «costruzione di un cronoprogramma credibile di tappe di avvicinamento all'approvazione da parte dell'Assemblea regionale della legislazione organica di merito , condizione questa che farà certamente superare a quel punto la predetta norma tampone».

14/11/2007 10.41