Goodbye Roma addio (per ora). Luciano D'Alfonso magnanimo resta sindaco

Alessandro Biancardi

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Goodbye Roma addio (per ora). Luciano D'Alfonso magnanimo resta sindaco
La notizia ha dell'incredibile sotto molti punti di vista.
Il sindaco-muratore della città di Pescara, Luciano d'Alfonso, rinuncia a Roma.
È questa la prima e un unica certezza del weekend appena trascorso.
D'Alfonso non si candiderà al Parlamento italiano alle prossime politiche. Nonostante ciò fosse stato già acclarato alcune settimane fa, sembrava tutto deciso (persino la prima cena con gli amici più intimi) per poter giungere alla «grande e sicura vittoria».
Peccato perché un candidato al pari difficilmente sarà tirato fuori dal cilindro della Margherita.
Che D'Alfonso sia una persona preparata, colta, attiva, amante del suo lavoro è un fatto che è difficilmente negabile, anche se come oratore sembra puntare più allo sfinimento del suo interlocutore girando e rigirando con iperboli, metafore e locuzioni studiate e ricercate.
Ma della verità, delle vere ragioni che hanno fatto rinunciare al passo più importante, più redditizio, più agognato di tutta la sua vita non se ne parla nemmeno.
Parla per sottintesi D'Alfonso, si toglie qualche sassolino, sembra accusare il presidente della regione, Ottaviano Del Turco, poi dice di non aver avuto nessuno stop al suo partito e di aver preferito questa «grande bella comunità» che si è creata intorno a lui, cioè da quando è diventato sindaco.
Perché non è andato a Roma?
«Perché ho preferito continuare a fare il sindaco per mantenere fede alla mia promessa e per completare quello che abbiamo iniziato». Questo dice in quasi un'ora e mezzo di nulla.
Suvvia, anche il più sprovveduto capirebbe che questa non può essere la vera ragione per rinunciare agli onori, i soldi, nuovi incarichi prestigiosi, una vetrina nazionale, ed un uditorio che sarebbe stato il più vasto che finora il sindaco nato a Manoppello abbia mai avuto.

Secondo alcuni, le ragioni vere risiederebbero nel fatto che una volta candidato D'Alfonso al Parlamento, a Pescara si sarebbe scatenato il putiferio. Putiferio che è soppresso pro tempore solo grazie al carisma del primo cittadino-condottiero-sindaco.
Sembrerebbe che il responsabile del partito della Margherita, Franco Marini, abbia detto a Luciano di individuare il suo successore al Comune, pescare una carta nel mazzo e poi?
Ma evidentemente non se l'è sentita («troppo poco tempo») di essere direttamente e indirettamente responsabile della spaccatura di un centro-sinistra tenuto insieme quasi per miracolo.
Insomma, sulle reali ragioni probabilmente sarà il tempo a fare chiarezza e, se davvero D'Alfonso ha ricevuto la promessa di un incarico ancor più grande, presto avremo una risposta. Di sicuro a
giorni annuncerà un nuovo incarico che assumerà nell'ambito di un importante organismo che ha a che fare con lo sviluppo dei traffici dell'Adriatico.

Eppure nella maggioranza di centrosinistra c'è comunque qualcuno che storce il naso.
Maurizio Acerbo, dice «spero che si potrà proseguire il lavoro dell'amministrazione tenendo fede al programma presentato nel 2003 agli elettori pescaresi. Non per gusto di polemica, ma per spirito liberale devo purtroppo registrare una caduta di tono. Devo dire che riguarda più la Margherita, e il suo principale esponente Franco Marini, che il sindaco di Pescara. Il fatto che il sindaco sia il responsabile della campagna elettorale dell'onorevole Marini non mi sembra corretto. Chi svolge un ruolo apicale dentro la coalizione, ed è questo il caso del sindaco della più importante città dell'Abruzzo», continua Acerbo, «non può assumere ruoli così contrassegnati dalla partigianeria. So che Luciano ama la campagna elettorale più di qualsiasi altra cosa al mondo, ma il sindaco di Pescara potrebbe assumere un profilo che faccia risaltare lo spirito di coalizione mettendosi alla testa della battaglia contro il centrodestra».

19/12/2005 9.24