Rapagnà, «non basta un convegno per sconfiggere la mafia»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «La situazione in Abruzzo è molto delicata e preoccupante al tempo stesso. L'interrogazione parlamentare in questo momento ed in questi termini "salvaguarda" alcuni di noi abruzzesi che ci siamo esposti quasi da soli in questi anni su questi ed altri argomenti». Così l'ex Parlamentare Pio Rapagnà commenta le domande che il senatore, ed ex magistrato, Di Lello ha presentato ieri ai ministri Mastella, Amato e Padoa Schioppa. L'INTERROGAZIONE SU RICICLAGGIO NELLA MARSICA CHI C'E' AI CONVEGNI CONTRO LA MAFIA
«Spesso ho avuto paura di restare isolato, come è successo ad altri nel passato», racconta oggi Rapagnà.
«L'amico Di Lello è arrivato al momento opportuno. Dobbiamo tutti incoraggiarlo. Non bastano le celebrazioni ufficiali ed istituzionali».
E proprio su questo punto Rapagnà si mostra critico anche nei confronti della celebrazione del 12° premio Paolo Borsellino della prossima settimana. Dieci giorni di dibattiti, film, discussioni che non bastano per sconfiggere il cancro della malavita organizzata.
«Sarebbe il caso di far sapere ai partecipanti del convegno», chiarisce Rapagnà, «chi sono coloro che si stanno impegnando a contrastare questa mafia e di quale mafia si tratta. Ad esempio, alcuni sin dal 1992, hanno richiesto una nuova visita ed una approfondita indagine della Commissione antimafia, visti gli scarsi risultati ottenuti dopo la precedente».
L'ultima avvenne proprio su richiesta di Rapagnà e di Sergio Turone ed altri Consiglieri Regionali del Gruppo Consiliare dell'allora PCI-PDS in Abruzzo.
Dei due non c'è traccia di presenza al prossimo convegno.
«Della dettagliata relazione finali, presentate al Parlamento ed inviate a tutte le autorità competenti ed alle Istituzioni regionali e locali», insiste oggi l'ex parlamentare, «a nessuno è importato un fico secco, e chi ancora insiste non viene nemmeno invitato tra i relatori nemmeno del prestigioso Premio Paolo Borsellino organizzato da 12 anni».

1993 L'ULTIMA COMMISSIONE ANTIMAFIA IN ABRUZZO

L'unico sopralluogo della Commissione antimafia in Abruzzo si svolse nei giorni di venerdì 15 e sabato 16 ottobre 1993, dopo le drammatiche vicende dell'arresto dell'intera Giunta Regionale del 1992 e di altre clamorose inchieste e arresti riguardanti personaggi politici eccellenti delle amministrazioni Comunali di Pescara, L'Aquila, Chieti, Teramo, Lanciano, Vasto, Avezzano e Sulmona.
Nella relazione approvata dalla Commissione e presentata alle Presidenze delle due Camere il 19 gennaio 1994 infatti, a pag. 81 si
riportava: «Secondo il Procuratore della Repubblica (Enrico Di Nicola) una illegalità diffusa a livello economico con un giro di affari miliardario e una illegalità amministrativa in un'area che assorbe il 70 per cento dell'attività complessiva della regione, destavano un grave allarme e meritavano una più puntuale attenzione da parte dello Stato per non doversi trovare, nel giro di un quinquennio, in una situazione "terribile"».
I cinque anni sono ampiamente passati.
«I fatti», continua Rapagnà, «confermano in tempo reale che l'anomala e superficiale concezione di "isola felice" ha favorito il rallentamento della tensione morale e ideale, incentivato un progressivo degrado del territorio, della qualità della vita, della prevenzione e della coesione sociale. I partiti, i politici, gli amministratori, i loro funzionari, dirigenti, consulenti, tecnici ed esperti», continua come un caterpillar che non ha paura di farsi terra bruciata intorno, «non stanno favorendo né tutelando lo sviluppo sostenibile del nostro territorio, sembra anzi che, insieme ad agenzie immobiliari e costruttori spregiudicati, grande distribuzione commerciale, finanziarie, usurai e istituti di credito fuori mercato, abbiano messo pesantemente le mani sulle nostre Città e sulle parti più appetibili e pregiate del nostro territorio regionale».
La stessa impossibilità di chiedere in Abruzzo un Referendum abrogativo regionale sui costi impropri e sugli sprechi della politica, è stata per Rapagnà una conferma: «una chiara dimostrazione di "chiusura e blindatura" in se stessa di tutto un mondo ormai fuori dalla realtà e destinato inesorabilmente ad essere travolto, anche dal suo interno».

18/10/2007 14.18