"Dove vai Italia?" chiedono migliaia di italo-americani dimenticati in America

Alessandro Biancardi

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NEW YORK. Che cosa pensano gli italiani all’estero della situazione italiana? Come vedono il fenomeno di malcontento che sta invadendo sempre più la vita sociale ed i giornali? Com’è insomma il nostro paese visto dall’estero,dagli occhi degli italiani che vivono nella fascia est degli Stati Uniti?

Il malcontento non è un semplice particolare ma è il conglomeramento di fatti riguardanti la vita degli italiani all'estero, in America nel nostro caso, e cittadini con la doppia cittadinanza -italiana e americana-, che potremmo definire 'fact and fiction' (realtà e fantasia) "della vita dei poveri dimenticati".
Da dove cominciare?
« Il Governo italiano è ricco, ma la ricchezza è nelle mani di cento partiti, e mille accoliti, che a tutto pensano fuor che a chi soffre la fame» dice un guidatore di furgoni commerciali del Long Island.
«Dicono che esistono i Consolati, ma avete mai provato a passare per gli uffici situati lungo la Park Avenue di New York? Prima non esistono parcheggi a costo di buscarsi multe esose. Una volta alla porta, si diventa gente da prendere a calci nei pantaloni. 'Tu cosa vuoi? mettiti la e aspetta'. E l'attesa non ha limiti»
Ma avete parlato col Console Generale d'Italia a New York? chiediamo.
«Lei mi prende in giro?! A momenti venivo gettato fuori come un cane randagio, figuratevi il resto»
«Ma dove sono i nostri rappresentanti parlamentari per i quali ciecamente abbiamo votato?» chiede D.S., pensionato che teme rappresaglie se scriviamo il nome per intero.
«Mai visti, mai sentiti, gente degna dei film misteriosi di Alfred Hitchcok. A chi si può chiedere il loro indirizzo, la loro e-mail?»
Eppure ogni tanto, continua il pensionato, «si legge su qualche giornaletto parrocchiale che tizio è venuto in America, ha parlato ad un gruppo elite, promettendo il Monte Bianco, ma sino ad oggi neppure la Collina del paesello ha visto, o veduto nulla nè il personaggio illustre».
Ma voi avete giornali e riviste che parlano molto dei parlamentari. Li leggete questi fogli?
«Ma quale? acca'nisciun è fess» dice il napoletano Tony Accurto, che ha completato le scuole medie nel New Jersey ed è informatissimo a proposito di stampa.
«Ma voi», dice, «conoscete tutte queste riviste e giornali, dove sono?»
La domanda ovviamente è sconcertante.
«Come vai a raccontargli di settimanali e bisettimanali e non solo (di appena 8 pagine) americani e anche canadesi che ricevono sovvenzioni dal patrio Governo da 2 a 3 milioni di euro l'anno per scopiazzare dai siti internet italiani e dai quotidiani e ripubblicare 10 giorni dopo?» mi dice un collega al quale racconto il colloquio con Accurto.
E la quota di sovvenzione sale paurosamente per qualche quotidiano -evitiamo di citare il nome per ovvimotivi- che materialmente non differisce dai settimanali,e pubblica soltanto -come i gazzettini parrocchiali- quelle notizie che ai 'nostri' interessano quanto il cavolo a merenda.
Per questi 'privilegiati' le sovvenzioni superano i 4-5 milioni di euro. E tanto basta.
A DeerField Beach, 40 km da Miami, in una ridente cittadina popolata da oltre 30 mila italiani e italo-americani pensionati, le notizie giungono mensilmente soltanto attraverso Il giornale italoamericano della Florida tenuto in vita dal solerte, volenteroso direttore Antonio Piraino, calabrese dal cuore d'oro.
A Tony non è assegnato alcun 'aiuto-stampa'.
«Purtroppo io non appartengo a nessun partito e questo spiega tutto l'arcano. Ma mi dispiace che altre pubblicazioni, meno importanti della mia, ricevono 'soffietti' salutari onde tirare avanti la barca».

Parliamo con un ex candidato alle ultime elezioni politiche sulla Circoscrizione Estero, sconfitto, come egli ammette, «da un circolo vizioso e da clamorosi brogli».
Dom Serafini, originario di Giulianova (Teramo) a New York da decenni, Direttore di pubblicazioni di televisione.
Dom, vedi o senti i rappresentanti parlamentari eletti in Nord America?
«Ho sentito via email il deputato Sal Ferrigno. Il deputato Gino Bucchino non risponde alle mie e mail. Mai visto o sentito il senatore Renato Turano da dopo le elezioni».

Ma questa gente serve a qualcosa?
«Teoricamente si, ma dipende dall'individuo. Fanno parte di un partito politico, pertanto hanno poca manovrabilità»

Perchè non possono far nulla?
«Essendo stati eletti nell'interno dei partiti, questi devono seguire le direttive dei partiti»

E perchè non funzionano?
«Seppur i nostri sondaggi indicassero che gli elettori in Nord America erano stufi dei soliti politici, alla fine hanno votato i soliti politici».

E tu cosa avresti potuto fare da indipendente?
«Prima di tutto trascorrere più tempo tra i cittadini in Nord America, secondo, sfruttare l'elemento 'ago della bilancia' a favore dei nostri cittadini all'estero e, terzo, incoraggiare i partiti a non trascurare gli italiani fuori dell'Italia", insomma avere lo spazio di manovra ovvio di un parlamentare indipendente, non agli ordini dei partiti».

Ma ci sarebbero le finanziarie per i problemi degli italiani all'estero?
«Certo. L' Italia è molto, ma molto ricca. Ed anche gli italiani all'estero sono delle risorse per l' Italia in termini di export, turismo, promozione dello stile di vita, ambasciatori della cultura ecc. Per tanto le risorse basta volerle trovare e certamente ci sarebbero, potenzialmente».

Dom, ti ricandidi?
«Mi piacerebbe, a primavera, ma questa volta, dentro uno schieramento politico, e speriamo che la prossima volta i nostri elettori scommettano più sull'individuo che non sul partito, seppur votando candidati dentro uno schieramento partitocratico».

Concludiamo con la domanda rivoltaci da un nostro 'Signor Nessuno' intervistato per strada: "Ma questo voto all'estero non è un'altra delle solite cose inutili?"
«Per quel che ci riguarda, sembra di no. Tutti i cittadini italiani hanno diritto al voto. Ma se qualcuno non ritiene che il voto è una cosa utile, possono sempre farne a meno. Nessuno li obbliga a votare».
Questo il pensiero di Dom Serafini, quasi un compendio al malcontento che una rapida inchiesta non può se non sfiorare che costituisce oramai il vissuto della grande massa degli italiani e italo-americani negli States.

Lino Manocchia
08/10/2007 10.17