«Acqua bene pubblico», la Camera analizza la proposta popolare

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. E' cominciata in Commissione Ambiente della Camera l'iter della proposta di legge di iniziativa popolare sull'acqua. Maurizio Acerbo, consigliere comunale di Pescara e deputato di Rifondazione Comunista è stato scelto come relatore.ALLARME SORGENTI NEL CHIETINO
A gennaio 2007 è iniziata nelle piazze delle città italiane la raccolta firme
sulla legge d'iniziativa popolare con la quale si vuole riportare l'acqua sotto
il controllo pubblico, sia per quanto riguarda la proprietà che la gestione ed
erogazione dei servizi idrici. La proposta è stata sottoscritta da 406.626
cittadini e promossa da centinaia di comitati territoriali e decine di
organizzazioni, associazioni e reti nazionali riunite nel Forum Italiano dei
Movimenti per l'Acqua. «Il diritto all'acqua è un diritto inalienabile: dunque l'acqua non può essere proprietà di nessuno», ha sottolineato Acerbo nella sua relazione, «bensì bene condiviso equamente da tutti. E' sulla base di questa consapevolezza che viene proposto al legislatore l'obiettivo di arrestare i processi di privatizzazione dell'acqua». C'è chi oggi considera l'acqua come il petrolio blu" del futuro, da sottomettere ai meccanismi del libero mercato e da quotare in borsa. «Da proprietà e diritto di tutti l'acqua diventerebbe così una merce alla quale si potrà accede solo pagandola salata». Per i promotori è urgente fermare la privatizzazione «finché è ancora possibile. Una volta privatizzata l'acqua, sarà difficile tornare indietro». Così è nata la proposta di legge che detta principi relativi alla gestione delle risorse idriche, con particolare riferimento ai profili della tutela e della pianificazione, interviene sulla disciplina della gestione del servizio idrico integrato, disciplinando anche la fase transitoria e le tariffe del servizio idrico, e reca misure dirette a favorire l'accesso universale all'acqua potabile. «Questa iniziativa», ha spiegato Acerbo, «ha il merito di fornire al parlamento l'occasione per affrontare in maniera non episodica – ma con uno sguardo
d'insieme – una materia sulla quale negli anni recenti si è legiferato in
maniera contraddittoria».

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ALLARME SORGENTI NEL CHIETINO: SEMPRE MENO ACQUA

CHIETI. Portate delle sorgenti sempre più ridotte e contestuale aumento dei costi di manutenzione delle reti: resta sempre critica la situazione dell'approvvigionamento idrico nei 76 centri della provincia di Chieti gestiti dalla Sasi, anche se nelle ultime settimane la società è riuscita a garantire il servizio senza creare disagi all'utenza.
Continuano le sospensioni idriche notturne delle forniture d'acqua la Sasi assicura che è colpa della siccità. «Il perdurare della siccità, ha ormai raggiunto e superato i livelli del 2001, l'anno in cui si registrò una delle più gravi crisi idriche degli ultimi decenni». La portata delle sorgenti dell'Avello e del Sinello – da cui dipendono rispettivamente i Comuni della zona di Guardiagrele e quelli dell'Alto Vastese – avrebbe toccato i livelli record: «50 % in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La portata del Verde, invece, che alimenta 42 centri tra cui Lanciano, Vasto e Ortona, è diminuita del 30 per cento».
«Questo – spiega Cesare Garofalo, responsabile tecnico della Sasi – ci obbliga ad effettuare ancora le sospensioni notturne delle forniture in alcuni centri, a seconda delle necessità. In passato, invece, le chiusure erano limitate alla fine di agosto. Appare dunque evidente che le difficoltà persistono, nonostante il calo dei consumi legato alla fine della stagione turistica sul nostro litorale».
Le sospensioni notturne hanno però portato ad un'altra conseguenza non di poco conto: «l'aumento esponenziale dei costi sostenuti per la manutenzione delle reti a causa delle sollecitazioni legate ai continui sbalzi di pressione, che causano rotture sempre più frequenti delle condutture». Di qui la necessità di continui interventi di riparazione, che molto spesso non si traducono in interruzioni della fornitura, ma che vengono eseguiti quasi quotidianamente. Ai costi dei lavori vanno poi aggiunti quelli per gli straordinari da corrispondere al personale, ancora chiamato alle chiusure serali e alle aperture mattutine dei serbatoi, al di fuori dunque del normale orario di lavoro. Solo per quanto riguarda il Comune di Lanciano, ad esempio, il mese scorso si è registrato un aumento delle spese per riparazioni eseguite che oscilla tra il 40 e il 50% rispetto al settembre 2006.
«La situazione – commenta il presidente della Sasi Gaetano Pedullà – resta eccezionale e i nostri margini di intervento sono comunque ridotti e legati alle disponibilità di acqua alle sorgenti. Stiamo cercando di fare del nostro meglio per ridurre i disagi ai cittadini e credo di poter dire che siamo sulla buona strada. Rinnoviamo, però, ancora una volta l'appello agli utenti affinché evitino gli sprechi attraverso usi impropri: al momento, infatti, è l'unica arma che abbiamo per affrontare questo periodo, nella speranza che le condizioni meteo delle prossime settimane siano favorevoli e portino al ripristino della portata delle sorgenti».

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