Lettera aperta di Pio Rapagnà agli Organi di Informazione

Alessandro Biancardi

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L’INTERVENTO. Di seguito pubblichiamo una lettera aperta del presidente del comitato promotore dei referendum regionali per l’abbattimento dei costi della politica.
Cari Editori, Direttori, Redattori, Giornalisti e Pubblicisti abruzzesi,

ci sono delle cose, verificatesi attorno al procedimento di richiesta dei 4 referendum regionali abrogativi, che andrebbero analizzate e denunciate con più forza e trasparenza:
a) la sottovalutazione e la quasi censura messa in atto da una parte importante degli Organi di Informazione operanti nella nostra Regione, salvo alcune significative, lodevoli e benemerite eccezioni, di cui si parlerà ampiamente nelle prossime settimane;
b) il “silenzio di tomba” delle Istituzioni di garanzia del Consiglio Regionale che hanno cercato di mettere a tacere la stessa iniziativa referendaria e di raccolta delle firme da esse avviata;
c) la “fuga indecorosa” dalle proprie responsabilità di quei Consiglieri regionali, Consulenti ed esperti costituzionalisti che, lautamente retribuiti, hanno lavorato alla elaborazione ed approvazione di un nuovo Statuto della Regione Abruzzo e che, con un colpo di mano “trasversale” dell'ultimo minuto, hanno “blindato” i privilegi della casta regionale e ristretto, proprio sui referendum abrogativi e sulle proposte di legge di iniziativa popolare, gli spazi di accesso e le possibilità di partecipazione diretta dei Cittadini.
In tale pesantissimo contesto, il Comitato promotore si è sottoposto volontariamente alle norme restrittive e discriminatorie della Legge Regionale 86/87 ed ha proceduto lo stesso alla raccolta delle 25.075 firme richieste dal nuovo Statuto (rispetto alle 15.000 precedenti), affidandosi esclusivamente agli Uffici ed ai funzionari pubblici indicati dalla medesima Legge, incontrando ostacoli, barriere architettoniche e politiche di ogni genere, ma rifiutando a priori la logica della "raccolta di firme a pagamento".
Sebbene in pochi, abbiamo utilizzato i mezzi a noi più accessibili, quali l'affissione pubblica di manifesti (tutti rigorosamente a pagamento), la distribuzione diretta dei volantini informativi e la diffusione di un giornale parlato mobile dovunque è stato possibile. Ma Voi sapete che un conto è un'auto-parlante e un altro conto è un giornale a diffusione regionale, una televisione capillarmente seguita, uno dei tanti nuovi strumenti di comunicazione di massa, che altri soggetti hanno a disposizione tutti i giorni, con la facoltà e possibilità di utilizzare forme pubblicitarie e di propaganda diretta ed indiretta, anche a pagamento.
Tra le altre stranezze di una diffusa “burocrazia pubblica”, ben radicata e in diversi Comuni ancora “pre-borbonica”, abbiamo così potuto constatare sulla nostra pelle che in Abruzzo, e solo in Abruzzo, è molto più facile raccogliere firme per un referendum nazionale e per la presentazione da parte di un partito o movimento che sia, di una lista di candidati ad una qualunque elezione, che non per un referendum regionale sui costi della politica, ingoiando l'amaro calice della discriminazione che i Cittadini abruzzesi subiscono in quanto a diritti democratici e referendari, valendo le loro firme, in questo caso specifico, meno di quelle apposte da altri Cittadini a sottoscrizione di un referendum nazionale o di referendum regionali promossi in altre Regioni italiane.
Aspettiamo, con santa pazienza, ma lottando tutti i giorni, che il Consiglio Regionale adegui le norme referendarie della Legge regionale a quelle nazionali, ed attui in tutte le sue parti quanto stabilito dal nuovo Statuto in merito agli istituti della partecipazione diretta e al Collegio per le garanzie statutarie.
Pio Rapagnà ex-Parlamentare

02/10/2007 15.02