Del Turco si dimette, voci sempre più insistenti

Alessandro Biancardi

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Del Turco si dimette, voci sempre più insistenti
AGGIORNAMENTO (17.54) ABRUZZO. Domani potrebbe essere il giorno fatale, quello della pace ritrovata tra il presidente della Regione Ottaviano Del Turco e il sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso (non ci crede nessuno), o quello della ritirata dell’esponente socialista dalla carica di Governatore. Per evitare le dimissioni sarebbe intervenuto anche Prodi. TUTTE LE REAZIONI
E' stato convocato per domani mattina, alle 9, a Pescara, in viale Bovio, una riunione della Giunta regionale per informare gli assessori delle novità intervenute e per le conseguenti decisioni del nascente Partito democratico.
Il nome di D'Alfonso come segretario regionale ormai è cosa certa. Anche il presidente del senato Franco Marini domenica mattina a Pescara dopo il viaggio in Canada ha dato il suo ok, nonostante su quel nome ci fosse la minaccia di Del Turco. Tra presidente di Regione e sindaco di Pescara, infatti, non corre buon sangue.
Un cattivo rapporto, alcuni assicurano un rapporto inesistente, che sarebbe emerso e divampato proprio in occasione del nome da dare al front man del Pd abruzzese, ma sempre esistito tra i due.
«Se scegliete D'Alfonso io me ne vado», ha sbottato Del Turco qualche giorno fa davanti alla platea del centrosinistra chiamato a raccolta. Il nome è stato fatto, con il bene placito di tutto lo schieramento. Solo la frangia socialista pare distaccarsi.
Domani l'ultima parola di Del Turco e la decisione di andare via o restare. Le dimissioni, in fondo le ha minacciate tante volte ma è sempre rimasto al suo posto.
Alle 12 si scioglierà il verdetto. L'Abruzzo domani potrebbe svegliarsi con un uomo nuovo del nascente partito democratico e un uomo in meno, quello sul gradino più alto, che dovrebbe governare la regione che lo ha scelto.

UDEUR: «DEL TURCO NON MOLLI»

La notizia delle possibili dimissioni di Del Turco sta agitando i corridoi della politica regionale. La direzione dell'Udeur invita il presidente «a continuare nell'azione di risanamento intrapresa per il bene della nostra Regione. In un momento di ristrettezze economiche il Presidente e la sua Giunta hanno adottato numerosi provvedimenti tesi a ridurre gli sprechi soprattutto in ambito sanitario. Interrompere ora una simile azione significherebbe vanificare quanto di buono fatto sino ad oggi».

CATONE: «PD MORTO PRIMA DI NASCERE»

Il segretario regionale abruzzese della Democrazia Cristiana per le autonomie (Dca), Giampiero Catone, capogruppo vicario alla Camera, ha invece confermato che «la nascita del Pd abruzzese si è rivelata una fusione fredda tra Ds e Dl che, a differenza di ciò che hanno sempre sostenuto, evita la scelta democratica che i cittadini si attendevano. Questo conferma che il Pd è finito prima ancora di nascere».

RIFORMATORI LIBERALI: «RICANDIDATURA A SINDACO? CHE CORAGGIO…»

«Certo non è il coraggio che manca al nostro sindaco, visto lo stato di dissesto finanziario in cui versano le finanze cittadine dopo sessanta mesi di propaganda elettorale e di interventi di maquillage eseguiti sulla pelle e nelle tasche della collettività». Duro il commento di Alessio di Carlo dei Riformatori Liberali. «E' arrivato il momento che anche il centro destra - ha proseguito l'esponente liberale - rompa gli indugi e dia inizio al confronto che dovrà portare nel più breve tempo possibile alla designazione del candidato da contrapporre a D'Alfonso»

DI STEFANO (AN): «PD: MENTRE A ROMA SI DISCUTE, SAGUNTO BRUCIA»

E in questo clima infuocato il centrodestra non può non prendere la palla al balzo. «Al centro-sinistra la roulette del toto-nomine interna al PD interessa più dei problemi degli abruzzesi» è quanto dichiara stamattina il consigliere regionale di An Fabrizio Di Stefano.
«Una sanità all'ultima spiaggia con conti che dovevano essere risanati ed invece sono fuori controllo, il miraggio dei 150 milioni di euro chiesti al Ministero che non si sa se arriveranno, l'occupazione che recede, parametri di crescita socio-economica tra i più bassi del Meridione, il problema dell'acqua sempre più torbido, la prevenzione sugli incendi che ha dimostrato la sua inefficacia e, invece di concentrarsi su tutto ciò, i maggiorenti del costituendo soggetto unitario perdono tempo ad accapigliarsi per chi dovrà sedere sulla sedia più alta del Partito Democratico» sottolinea Di Stefano, che continua: «questa è la fotografia esemplare di una classe politica disattenta, inconcludente ed arrembante che, pur di mostrare i muscoli dentro le sedi dei partiti, non esita a paralizzare tutta l'attività amministrativa della nostra Regione, infischiandosene dei bisogni e delle esigenze che riguardano cittadini ed imprese».

TAGLIENTE: «DOVREBBE ESSERE LA MAGGIORANZA A SFIDUCIARE DEL TURCO»

E' assolutamente irresponsabile che per motivi tutti interni alla dialettica per la costituzione del Partito Democratico, si minacci un ritorno al voto anticipato. Comunque sia quello che sta accadendo segna, senza dubbio alcuno, il fallimento anche della capacità di mediazione del Presidente Marini e in generale di tutta la politica del centrosinistra, tesa più a regolare gli equilibri di potere che non ad occuparsi dei problemi di 1milione e 200mila Abruzzesi.

10/09/2007 13.50

RIFONDAZIONE, VERDI, SINISTRA DEMOCRATICA:«PD, COSÌ PROPRIO NON VA»

«Assistiamo con grande stupore e preoccupazione alle conseguenze sulla vita istituzionale della Regione, delle scelte di DS e Margherita relative alla costituzione del Partito Democratico», commentano in una nota il segretario regionale PRC, Marco Gelmini, il segretario regionale PdCI, Antonio Macera, la coordinatrice regionale dei Verdi, Marzia Morrone, il coordinatore regionale Sinistra Democratica, Gianni Melilla.
«Apprendiamo che il partito democratico intenderebbe decidere per conto di tutta la coalizione chi sarà il prossimo candidato sindaco di Pescara o il prossimo Presidente della Regione (a tre anni dalla elezione) e addirittura si ipotizza uno scioglimento del Consiglio regionale e della Giunta regionale. Il tutto avviene», scrivono i segretari, «a prescindere dal merito delle questioni regionali e senza nessun confronto tra i partiti della coalizione. Il Partito Democratico non può identificarsi con l'Unione che è altra e ben più ampia cosa. Per questo è urgente una riunione di tutti i partiti del centro sinistra. I cittadini abruzzesi hanno votato un programma, il Presidente e il Consiglio, assegnando al centro sinistra una maggioranza del 60% dei consensi. Il lavoro positivo della Regione non può essere sacrificato sull'altare delle divisioni interne al Partito Democratico».
Al Presidente Del Turco i segretari della sinistra chiedono di continuare, rilanciandola e riqualificandola l'azione di governo, rispettare il mandato ricevuto dai cittadini abruzzesi e di distinguere tra le dinamiche politiche e il ruolo istituzionale.
«In Abruzzo»,conclude la nota,«è il Partito Democratica che destabilizza la vita istituzionale mortificando l'unità del centrosinistra e violando il mandato ricevuto dagli elettori, che chiedono risposte urgenti e concrete sui veri problemi: lavoro, sanità, ambiente, acqua, incendi, precarietà, diminuzione dei costi della politica. Su questi problemi invece va costruita una nuova politica, come stiamo facendo noi in direzione di una sinistra partecipata, plurale e federata».

10/09/2007 14.45

PACE(AN):«BASTA CON QUESTI BALLETTI»

«Sarebbe meglio che Del Turco la finisca con questo balletto delle dimissioni preannunciate ma mai presentate. Ad ogni annuncio di questo tipo l'opinione pubblica abruzzese produce un respiro di sollievo, però poi viene aggredita dalla delusione per le notizie che Del Turco le dimissioni non le ha più presentate».
Commenta così l'ex governatore Giovanni Pace.
«Qualcuno ancora non sa che le dimissioni non vanno presentate alla giunta, ma al Presidente del Consiglio Regionale. Del Turco può dimettersi da Presidente, può non dimettersi, può fare il comodo suo – ci mancherebbe – ma la regola è che dovrebbero pensare alle ragioni di un territorio laddove le fabbriche chiudono, altre falliscono, Padoa Schioppa bacchetta per le spese folli, come consulenze varie, gli uffici giudiziari già assegnati dal precedente governo vengono cancellati, i cantieri non si aprono, quelli in atto fanno riferimento alla passata legislatura e quant'altro..
Del Turco si dimettesse pure, ma che sappia che legare le sorti di una legislatura ad una candidatura per la leadership di un partito è cosa di una scorrettezza istituzionale che si commenta da sola».

10/09/2007 15.55

STORACE (LA DESTRA):«MINACCIA PERCHE' NON GLI DANNO LA SEGRETERIA DEL PD»

«Chissa' se qualche giornale nazionale domattina fara' sapere agli italiani che c'e' un presidente di regione come Del Turco che minaccia le dimissioni perche' non gli danno la segreteria regionale del Partito democratico.
Dobbiamo aspettare una convention di Beppe Grillo per registrare questa autentica indecenza? Se ne vada e basta».
Lo dice il senatore Francesco Storace, leader della Destra, a proposito delle polemiche interne al Pd sulla segreteria regionale dell'Abruzzo.

STEFANIA MISTICONI (Ds): «NON SI DIMETTERA' PER SENSO DI RESPONSABILITA'»

«Sono sicura» aggiunge Misticoni «che al di là delle voci che si rincorrono, mai e poi mai il nostro presidente, il cui senso delle istituzioni è fuori discussione, possa confondere il ruolo di guida dell'esecutivo, che gli elettori abruzzesi gli hanno conferito con ampio consenso, con la normale dialettica interna ai partiti. Il presidente sa che nè dai Ds né dalle altre forze politiche che stanno costruendo il partito dell'Ulivo verranno meno il sostegno e la fiducia nel suo operato.
L'ampia discussione svolta ieri sera nella Direzione regionale dei Ds ha messo in evidenza la contrarietà al fatto che, nelle riunioni di giunta, si discuta del confronto interno al futuro Partito Democratico. Trovo sconcertante poi che l'assessore alle attività produttive si prenda la briga di telefonare alle persone nominate negli enti strumentali per sollecitare la partecipazione all'assemblea degli autoconvocati per il Partito Democratico. Ci auguriamo che non ci siano ulteriori forzature di tipo istituzionale che possano creare confusione agli occhi dei cittadini abruzzesi, e che non fanno altro che accrescere tensioni attorno alle primarie».

10/09/2007 16.42

MASCITELLI (IDV):«MEGLIO IL VOTO»

«Se i conflitti interni al nascente Partito Democratico dovranno riflettersi sulla precaria stabilità della maggioranza in Regione e su una inadeguata incisività dell'azione riformatrice del governo nel dare risposte ai tanti problemi che affliggono gli abruzzesi, allora sarà meglio tornare subito alle urne e smetterla con questo stillicidio di annunci clamorosi e di passi indietro, che allontanano ancora di più i cittadini dalla buona politica». Lo ha dichiarato il Coordinatore regionale dell'Italia dei Valori Alfonso Mascitelli a commento delle ventilate dimissioni del Presidente della Giunta e in preparazione dei lavori del Congresso regionale dell'IdV che si terrà a Pescara il 16 settembre e che sarà chiamato a decidere sulla mozione politica di uscita dalla maggioranza in Regione.«Senso delle istituzioni e rispetto per i cittadini non possono essere strumentali ai giochi dei nuovi assetti di potere».

ISTITUZIONI FERME

Dipendenti, politici, uffici stampa, amministratori ad ogni livello stanno vivendo il loro giorno di paura.
Tutti calamitati dalla notizia della minaccia di dimissioni di Del Turco.
Tutti con apprensione si prefigurano il cambiamento degli scenari di domani.
Lo scontro è duro con la Margherita che ha imposto D'Alfonso a segretario del PD, tuttavia blindandolo con una nuova candidatura al Comune, e impedendogli dunque più alte vette. Tuttavia con il sindaco di Pescara segretario del Pd sarebbe fin troppo facile per questi controllare la maggioranza al consiglio regionale, maggioranza che potrebbe mettere in reale difficoltà lo stesso Del Turco.
In queste ore c'è chi dice che tutto rientrerà e domani Del Turco ci racconterà di “una semplice riunione di giunta” perché nessuno vuole perdere le poltrone e le posizioni acquisite in questi anni.
D'altro canto è pur vero che in caso di scioglimento del consiglio regionale proprio Del Turco ed i suoi fedelissimi sarebbero i primi ad essere salvati e magari chiamati a Roma con un nuovo incarico.
Tutto allora si giocherà in queste ore: ci sarà un accordo con la Margherita? D'Alfonso cederà e cosa riceverà in cambio?


QUARTA: «NON SIAMO D'ACCORDO SU D'ALFONSO»

«Non si può imporre un plebiscito su chi, il sindaco di Pescara D'Alfonso, riteniamo non possa guidare il Pd tra l'altro destabilizzando la Giunta regionale e il Comune di Pescara».
E' il commento del segretario generale della Presidenza della Giunta, Lamberto Quarta, sulla scelta del candidato alla segreteria del Pd.
Quarta - esponente di Alleanza riformista, forza costituente del Pd insieme a Ds e Dl - vista la sua vicinanza al presidente della Giunta, Ottaviano Del Turco, interpreta fedelmente il pensiero del presidente.
Dalle sue parole si evince che o esce fuori un candidato da contrapporre a D'Alfonso, oppure nella conferenza stampa di domani annuncerà le dimissioni.
«La candidatura alla segreteria del Partito Democratico per condivisione tra le componenti costituenti Ds, Dl ed Alleanza riformista, - ha continuato Quarta -, doveva avvenire o sulla base di una candidatura condivisa oppure sulla base di più candidati che interpretassero le differenze che esistono. Ciò non è avvenuto perché si è volutamente forzare la mano fino ad imporre un candidato unico con il risultato di assistere ad un finto plebiscito, per di più con la candidatura del sindaco della città più importante d'Abruzzo che ha annunciato di volersi ricandidare alla guida della città».
Secondo Quarta, «é al contempo una candidatura che ha anche assunto caratteristiche di contrasto verso l'azione riformista della Giunta regionale. Vediamo se tra oggi e domani uscirà fuori una seconda candidatura - ha concluso - in questo caso il presidente terrà conto di questo».

10/09/2007 17.45