Pinocchio ed il grillo parlante

Alessandro Biancardi

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L’EDITORIALE. ABRUZZO. Mentre oltre 300mila persone scendono nelle piazze d'Italia (e persino del mondo) con uno dei movimenti più spontanei degli ultimi 60 anni, un manipolo di persone continua a discutere per dividersi il potere che verrà.


L'EDITORIALE. ABRUZZO. Mentre oltre 300mila persone scendono nelle piazze d'Italia (e persino del mondo) con uno dei movimenti più spontanei degli ultimi 60 anni, un manipolo di persone continua a discutere per dividersi il potere che verrà.

Mentre la gente chiede rinnovamento e un ricambio di metodologia, lo stesso manipolo continua a discutere rinchiudendosi su se stesso.
Mentre la gente chiede il rispetto delle leggi, onestà ed il rispetto sacrosanto di una missione (servire la cosa pubblica), ancora il manipolo litiga perchè sono in troppi a dover rinunciare ad una fetta di potere.
Non poteva cadere in un momento peggiore il V-Day di Grillo proprio mentre un altro fatto, il più distante ideologicamente parlando, si compie: la nascita del Partito democratico.
Anche in Abruzzo la riunione di ieri della Margherita ha fatto convergere le preferenze sul sindaco D'Alfonso che potrebbe diventare l'uomo di punta in regione del nuovo partito.
Dovrà però fare il sacrificio di candidarsi nuovamente a sindaco...
Ecco, nulla di più distante: da una parte la gente comune, il sentore comune, la voglia di miglioramento e di equità (se non giustizia), dall'altra una stanzetta con 30 persone mai così "fuori dal mondo".
Il cancro che affligge la politica di oggi è questo: una gobba che la costringe a ripiegarsi ogni giorno di più su se stessa, trovando enorme piacere in questo, mentre il suo compito dovrebbe essere quello di guardare sempre più lontano in un abbraccio che accolga tutti.
Così il V-Day è il nuovo che avanza, è la forza del "sesto potere", della sua potenza dirompente, ma questo i politici non possono capirlo.
Cosa si chiede di così sconvolgente, in fondo?
Pulizia in Parlamento, cacciare via i corrotti che si fanno scudo con la politica per non pagare il loro conto con la giustizia. Quanti esempi abbiamo?
Quanti nomi ricordiamo anche in Abruzzo di politici di professione che sono stati eletti per arricchirsi e non pagare con la galera?
Casini dice che è il V-Day è una vergogna, ma parla dopo pochi giorni che abbiamo saputo che lui e molti altri politici di mestiere (per esempio Marini, lo stesso che è venuto a “mediare” ieri) hanno acquistato immobili per pochi spiccioli facendo affidamento sul "timore reverenziale" che incutono.
Non c'è vergogna mai, non c'è mea culpa mai, non c'è onestà intellettuale ormai da molto.
La gente è stufa del clientelismo e dell'ingiustizia diffusa che ne deriva, è stufa degli sprechi, è stufa delle tasse che aumentano perchè sono sempre di più quelli che "devono mangiare", la gente è stufa di dichiarazioni mentre il paese non ha futuro ed i giovani sono sotto pressione perchè la loro vita (lavorativa e privata) va a rotoli.
La gente e le imprese sono vessate da un sistema di tangenti addirittura peggiore di quello del '92, a tutti i livelli il malaffare è radicato.
Gli intrecci tra politica ed economia sono ormai insostenibili, i conflitti di interesse sono divenuti la normalità.
Ma di questo i politici distanti non se ne curano, da decenni.
In Abruzzo il Partito democratico ha dimostrato già cosa può fare e che sensibilità può avere: mentre il più grande scandalo si consuma (quello dell'acqua) il centrosinistra rimane concentrato ancora una volta solo su se stesso.
Sempre rivolti su se stessi, ingobbiti, chiusi, autoreferenziali, pronti a spiccare il volo "verso il rinnovamento" agognato.
Rinnovamento?
Ci sono forse facce nuove, dibattiti pubblici, facilità di accesso ai neofiti e alle forze giovani?
Come fanno le stesse “vecchie” persone professionisti nella gestione del potere (il proprio) a concepire soltanto un ipotetico “rinnovamento” che vedrebbe soltanto il decadimento delle loro posizioni?

L'ANALISI DELL'ONOREVOLE

La deputata Ds Pina Fasciani in un suo condivisibile intervento utilizza la forma dialettica del dipingere perfettamente la realtà senza tuttavia citare le cause dei fenomeni descritti (che guarda caso implicherebbero su tutta la linea proprio le responsabilità dei partiti).
1) Scrive Fasciani:« La democrazia italiana è in difficoltà. La frammentazione politica (23 partiti) mina il funzionamento delle istituzioni democratiche. I veti incrociati, l'ansia di visibilità per mantenere il proprio piccolo elettorato, i ricatti, i gruppi di pressione impediscono i processi decisionali paralizzando la governabilità del Paese. Una democrazia bloccata, che non decide, non è democrazia».
Però che acume!
La colpa di chi è, gentile onorevole?
Col PD forse si potrà avere maggior accordo e velocità nelle spartizioni.
I cittadini saranno contenti.
2) Scrive ancora Fasciani:«Bisogna uscire dai vecchi e desueti ideologismi per far fronte alle nuove sfide del 2000 (globalizzazione dei mercati, welfare, sicurezza, precariato, ambiente, laicità, ecc.). Ciò richiede la declinazione di un “pensiero nuovo”, inedito, imprevisto. Un pensiero che non può nascere nei sempre più ristretti circuiti delle appartenenze di partito (ormai non più sufficienti) ma che, viceversa, deve nascere per contaminazioni, per scambi fecondi di idee e progetti. Un partito quindi inclusivo, aperto, moderno che guarda alla realtà con le sue contraddizioni, ne interpreta i bisogni, costruisce nuove ed efficaci mediazioni, dà risposte».
Chi ha deciso di chiudere i partiti alla gente e perchè?
Perchè sono diventati così lontani dal popolo?
E' colpa vostra e solo vostra gentile onorevole.
E chi sbaglia o non è capace, deve andarsene.
3) E poi ancora Fasciani:«L'Italia è un Paese pieno di risorse e genialità, capacità, talenti, creatività. Queste risorse vengono mortificate dal prevalere di interessi particolari, individuali, familistici, corporativi. Rompere questo circuito asfittico che impedisce le riforme, lo sviluppo, la crescita, sarà compito primario del PD. L'orizzonte, è quello di ricollocare la politica, l'economia, il sociale per perseguire “l'interesse generale”, il bene pubblico. Nessuno può chiamarsi fuori. La classe dirigente del Paese, complessivamente presa, deve abbandonare rendite di posizione, ormai erose e rese gracili dai nuovi ed inediti processi. Se ciò non avverrà il Paese stesso sarà reso più gracile (in Europa, nel mondo) prima di tutto nei suoi spazi democratici e civili».
Apperò! «Spreco di risorse».
Ecco la parola magica gentile onorevole.
Proprio così, miliardi di tasse sottratte ai cittadini vengono sperperati da sempre da una classe politica corporativa, chiusa, egoista ed onanista che migliore di “casta” -o forse “setta”- non esiste termine per definirla.
La colpa è ancora una volta solo vostra.
E chi sbaglia...
E lei onorevole vorrebbe farci credere che il Partito democratico finalmente percorrerà “l'interesse pubblico”?
Lo vada a dire in piazza, organizzi qualche comizio qui e là ed ascolti le reazioni delle persone. Della gente comune non quella del suo codazzo...
Lo scollamento, l'incolmabile distanza, il mondo iperuranico che vivono i nostri politici queste sono le cause della loro costante decadenza: l'amministratore della cosa pubblica che nulla sa dei reali problemi dei cittadini sarà sempre un pessimo amministratore.
Ma forse qualcosa di nuovo è appena successo: un urlo forte e deciso nel rifiutare categoricamente sia di mangiare questa minestra sia di saltare dalla finestra.

a.b. 10/09/2007 9.47