Piano sanitario:«le realtà più deboli vengono mortificate»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Dopo la proposta di piano sanitario annunciata dalla Giunta regionale
c'è chi non è convinto, come il capogruppo dell'Udeur in Consiglio regionale Angelo Di Paolo «c'è uno strano modo in questa Regione di concepire la politica di una coalizione - ha proseguito Di Paolo - soprattutto quando si parla di riforme essenziali che puntano ad un riequilibrio del territorio e puntano a realizzare servizi diffusi».
Così, ad esempio, prevedere in provincia dell'Aquila, territorialmente tra le più grandi in Italia, una sola azienda sanitaria («ma lo stesso discorso vale per Lanciano-Vasto») significa per Di Paolo «non avere una visione globale della realtà abruzzese e significa riproporre la vecchie suddivisione fra aree forti e aree deboli».
Una impostazione che va a mortificare, secondo il consigliere, «alcune realtà fra le più deboli della regione che sono in sofferenza per decine di altri diritti negati». Come nei casi di Sulmona e la Valle Peligna-Alto Sangro, oppure realtà di proporzioni più grandi come la Marsica, di fatto la quinta provincia abruzzese, «che si vedono accorpate all'unica Asl aquilana».
Di Paolo sostiene che «per disegnare la nuova sanità abruzzese non si può prescindere da un riordino dell'area metropolitana Chieti-Pescara evitando di scegliere le scorciatoie individuate dalla Giunta regionale».
Favorevole alla bozza presentata da Del Turco e Mazzocca, invece l'Italia dei Valori. «La filosofia del piano sanitario interpreta in maniera corretta i postulati di una moderna assistenza medica che privilegia i servizi territoriali alla tradizionale medicina ospedaliera con una organizzazione in grado di rispondere alle aspettative dei cittadini».

Ieri i capigruppo Maurizio Teodoro (DL), Donato Di Matteo (Ds) e Daniela Santroni (PRC), inoltre, hanno presentato una risoluzione urgente con la quale si «impegna la Giunta Regionale d'Abruzzo ad intervenire sul governo nazionale, affinché provveda attraverso intervento ad hoc, per garantire i livelli adeguati di assistenza e i relativi livelli occupazionali».


11/07/2007 10.34